Massacro del Circeo: per non dimenticare

Massacro del Circeo: per non dimenticare

L’articolo di Denise Brancaleone del liceo Scientifico Antonio Labriola, per il contest ‘Educhiamo alla non violenza’.


La violenza ci colpisce e ci scalfisce

La violenza può creare danni irreversibili o con la giusta forza si supera? 29 settembre 1975 , Rosaria Lopez e Donatella Colasanti si recano davanti al cinema per incontrare due ragazzi della Roma bene: Gianni Guido e Angelo Izzo. I ragazzi convincono le ragazze a seguirli fino al Circeo per una festa a villa Moresca, appartenente ad Andrea Ghira, terzo imputato. Presto sono chiari gli intenti dei ragazzi: Rosaria e Donatella per circa 36 ore subiscono violenze atroci. Rosaria non esce viva da questa casa. Donatella, dopo che un colpo alla testa, si finge morta: questa è la sua salvezza. Vengono ritrovate in una Fiat 127 bianca avvolte da un sacco di plastica. Il corpo di Donatella giaceva a fianco del corpo senza vita della sua amica. È un caso in cui la giustizia non è stata bene amministrata. È anche per questo che la sua vita è tormentata e profondamente segnata dall’avvenimento: tant’è che non si sposa e non ha dei figli. Anche se lei avesse avuto giustizia non si sarebbe mai più sentita protetta. Dopo aver subito delle violenze le vittime si sentono sempre più ansiose, non si fidano di nessuno, si sentono depresse, hanno una visione pessimista del mondo e hanno dei flashback su ciò che è successo loro. Le persone che subiscono violenze, anche con l’aiuto dei cari o di psicologi, non si possono più sentire come prima, perché la violenza scalfisce.

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