Piccoli d’età, grandi di cuore

Piccoli d’età, grandi di cuore

Il progetto dell’IIS ‘Luigi Savoia’ – Chieti per il contest ‘Percorsi di legalità’.


DESCRIZIONE: testo narrativo ispirato all’Art.3 della Costituzione italiana.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Di Matilde D’Antonio, Alessandro Giangiuli, Sasha Febbo, V ATrasporti e Logistica


Sarak era un bambino di dieci anni, appena compiuti, nato in una famiglia povera, molto unita e solidale che per riportare il “pane” a casa lavorava ore e ore al giorno. Tutto cambiò quando, a causa di una forte crisi economica, i prezzi aumentarono e la povera famiglia si trovò a fronteggiare un impoverimento che nel giro di poco tempo diventò troppo grande da affrontare. Si era arrivati al punto che si mangiava a giorni alterni, perché bisognava accumulare il denaro di due se non tre giornate lavorative per comprare il necessario per consentire la sopravvivenza della famiglia. Il papà cerco in tutti i modi di trovare una nuova occupazione, ma senza successo. Per questo si affidarono al loro figlio più grande, Sarak, che furono costretti a mandare a lavorare in una azienda tessile aperta recentemente in cui cercavano mani piccole che potessero facilmente inserire il filo negli aghi delle macchine.
Il ragazzo venne subito preso, la paga era decisamente misera, le condizioni di lavoro pessime, ma era necessario provvedere alla famiglia. Durante la giornata lavorativa c’era una cosa che intimoriva il bambino: gli altri lavoratori. Avevano uno sguardo fisso, serio, sembravano come se non avessero emozioni, e questo inquietava molto il piccolo.
Ormai i giorni spensierati trascorsi a giocare con i fratellini erano un lontano ricordo, era diventato improvvisamente un piccolo uomo che doveva pensare alla sua famiglia.
Sarak cercando di superare questa timidezza, cominciò il suo lavoro, e dopo interminabili ore, ci fu il suono della campanella che avvertiva che la giornata lavorativa era finita e bisognava riscuotere la paga giornaliera. La sorveglianza, nella fabbrica era dura e spietata, malmenavano e minacciavano di ridurre la paga se non lavoravano velocemente, e se la prendevano con i lavoratori più piccoli perché non potevano e non sapevano difendersi. Erano passati alcuni giorni e Sarak era riuscito, fra estenuanti ore di lavoro e di fatica a resistere a questa nuovo stile di vita, che per necessità aveva dovuto affrontare. Purtroppo il bambino sapeva che non sarebbe riuscito a reggere ancora per molto, la stanchezza si stava facendo sentire, però resisteva, doveva resistere! Il solo pensiero dei suoi cari in difficoltà gli dava la forza di continuare anche se di certo non poteva togliergli magicamente il dolore per tutti quei graffi sulle mani.
Il tempo passava e intanto in fabbrica era arrivata Miria, una bambina dai grandi occhioni azzurri e dallo sguardo triste. Mentre infilavano i fili….spesso i loro occhi si incrociavano e senza parole l’uno incoraggiava e sosteneva l’altro cosi da migliorarsi l’un l’altro. Le giornate scorrevano e il piccolo Sarak oramai si era assuefatto, suo malgrado, alla sua nuova vita e grazie al sostegno della sua famiglia e della sua amica Miria,durante il lavoro, tutto gli sembrava più facile.
In città girava voce che un piccolo gruppo militare stava puntando ad occupare una zona a nord. Pochi se ne preoccupavano, perché allarmarsi? Non sarebbero mai arrivati! O così almeno… tutti speravano!!!
Era una giornata tranquilla, Sarak e Miria, stavano lavorando come di consueto quando all’improvviso sentirono degli spari, un’esplosione, delle urla, e subito capirono che la situazione stava precipitando e si nascosero, impauriti e confusi, non capivano bene cosa stesse succedendo. Aspettarono che scendesse il buio e quando finalmente uscirono dal loro nascondiglio un silenzio duro ed irreale li avvolse. Erano sani e salvi ma da lontano scorsero delle fiamme. Credevano fosse solo un’illusione ma non era così, il loro piccolo paese era stato attaccato e alcune strutture stavano andando a fuoco. Preoccupati e disperati con le lacrime agli occhi, i due si diressero verso la cittadina.
Dinanzi all’ingresso tutto ciò che pensavano non si potesse mai avverare era già accaduto, videro le persone piangere, urlare per la disperazione,erano disorientati non sapevano dove rifugiarsi e non si capacitavano dell’accaduto quindi corsero ognuno dalle rispettive famiglie per verificare se stessero bene, Miria non trovò nessuno, mentre Sarak riuscì a trovare solo sua madre e i suoi tre fratellini e il padre, non ce l’aveva fatta. Sarak era disperato e la madre per dargli una possibilità di salvezza, gli disse di fuggire il più lontano possibile da quel posto. Sarak, allora si allontanò, raggiunse Miria, che, ormai sola, decise di seguirlo. Si misero in cammino e dopo alcuni giorni di viaggio ormai stanchi, affamati ed angosciati arrivarono in un villaggio apparentemente disabitato. E quindi i due decisero di entrare nel villaggio. Si introdussero in una casa in cerca di cibo, ma mentre Sarak girava per l’abitazione Miria venne catturata da un soldato che con un fucile minacciò anche il ragazzino. I due vennero caricati su un autocarro che partì poco dopo. Viaggiarono per delle ore e la disperazione dei due ragazzi diveniva sempre più profonda. Cosa ne sarebbe stato di loro? Dove li stavano portando? Dopo un tempo interminabile, finalmente si fermarono e appena scesi si ritrovarono davanti ad una scena orribile: delle grandi strutture circondate da reti di ferro, dei grandi campi e chissà quali altre brutalità nascondevano quelle mura. I ragazzi non riuscivano a credere a ciò che vedevano i loro occhi. Vennero fatti scendere e mentre i soldati parlavano fra di loro la ragazzina notò un piccola apertura nella recinzione, con lo sguardo fece cenno a Sarak, il ragazzo riuscì ad allontanarsi con il suo esile corpo e riuscì a passare nella rete, Miria lo seguì di soppiatto, ma i soldati accortisi dell’accaduto spararono e mentre i ragazzi correvano verso il bosco, Miria si accasciò, Sarak la prese in braccio e corse con tutte le forze verso la fitta boscaglia. Poco dopo spirò tra le braccia dell’amico. Le lacrime iniziarono a solcare il suo viso una disperazione profonda pervase il suo cuore, ormai i giorni spensierati erano un lontano ricordo, era diventato improvvisamente un piccolo grande uomo che aveva già conosciuto sulla propria pelle le ingiustizie che avrebbe dovuto affrontare da solo in futuro.

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