Io non ci credo…

Io non ci credo…

Il progetto dell’IIS ‘Luigi Savoia’ – Chieti, per il contest ‘Percorsi di legalità’.


DESCRIZIONE: testo narrativo ispirato all’ art. 11 della Costituzione italiana.
Di Filippo Di Pasqua IV A Liceo delle Scienze Applicate


Non so che ora è, no so che giorno é, ma so che da quando è scoppiata la guerra e ci hanno invasi sono passati circa 50 giorni.
Il tempo sembra non passare mai; da un mese stiamo aspettando l’intevento dei caschi blu che, sembra, si sono fermati alla capitale.
La vita qui non è più la stessa da quando ci è stata dichiarata guerra…
Si vive con il terrore .
Non vediamo più nessuno perchè nessuno si fida più di nessuno.
Io e i miei fratelli passiamo le giornate a pregare.
Preghiamo…e preghiamo…
Preghiamo, con la speranza che qualcuno o qualcosa ci salvi.
Preghiamo affinchè la guerra cessi.
Spesso gli invasori fanno saltare in aria edifici e palazzi. Peggio è quando si divertono uccidendo civili.
Qui è un disastro.
Ogni giorno si sentono fortissimi e roboanti boati e ognuno vive con il terrore pensando che possa avvicinarsi a lui il pericolo.
Alcune famiglie vengono prese in ostaggio e proprio ieri ci siamo accorti che non ci sono più i nostri vicini.
Non si vive più, tutto è chiuso: negozi, scuole, pubblici uffici, ospedali…
Nonostante questo, spesso, la mattina ci svegliamo e non troviamo i notri genitori e passiamo il giorno a pregare affinchè tornino sani e salvi.
Alcune volte tornano con le mani in mano e i musi lunghi, altre volte, per nostra fortuna, con buste piene di cibo.
Ieri sera sono tornati presto, senza nulla ma contenti.
Contenti, molto contenti.
Sembra che qualcuno gli abbia detto che i militari stanno arrivando, ma io non ci credo.
Anche ieri sera sono andato a dormire triste e con la pancia vuota.
Ho pianto, ho pianto per tutti e per tutto.
Oggi i miei genitori sono usciti abbastanza presto.
Mi affaccio alla finestra per osservare quelle strade sulle quali trascorrevamo le nostre giornate in bicicletta. Il mio sguardo cade su una macchia che si sta avvicinando verso di noi, verso il nostro quartiere.
Rimango fermo affacciato a guardare quella massa scura e informe… capisco… SONO UOMINI… sono i caschi blu.
Mi lascio prendere dall’euforia, esco velocemente sul balcone pur sapendo del rischio che corro.
Le truppe sono ormai vicine, penso che entro stasera potremo festeggiare.
Passano forse dieci secondi e, proprio quando riesco a distinguere bene i soldati, sento: “Boom…” un boato, un sussulto al cuore, un bagliore…e io salto in aria.
In quei pochi secondi penso ai miei genitori.
Atterro e sento un grandissimo dolore… la vita mi sta abbandonando.
Prima che possa fare l’ultimo respiro vedo mia madre che corre verso di me piangendo.
Viene fermata da alcuni soldati: i salvatori… riesco solo a pensare che finalmente saranno tutti liberi e staranno meglio.
E mentre faccio l’ultimo respiro, mi preparo al mio sonno eterno e al sogno di un Paese nel quale la guerra sia fuorilegge e lasci posto al dialogo.

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