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Le “braccine corte” del T. Rex erano in realtà armi letali

ROMA – E’ stato dei più grandi predatori preistorici, ma negli ultimi anni è diventato bersaglio di ironia a causa delle sue “braccine corte”, tanto da dare origine ad una linea di magliette.
Eppure il T. Rex potrebbe tornare “re dei dinosauri” a tutti gli effetti.
Un nuovo studio pubblicato sul Geological Society of America rivaluta l’importanza delle sue piccole zampe anteriori, utilizzate in realtà per dilaniare ferocemente le prede.

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Le “braccine corte” del T. Rex

E’ da decenni che paleontologi e biologi si interrogano sull’utilità delle “braccine corte” del T. Rex.
Come le utilizzava? E perché erano così sproporzionate rispetto al corpo massiccio?

Una delle ipotesi più accreditate è che le zampe anteriori del dinosauro fossero una vestigia, una struttura che ha perso la sua funzionalità riducendosi gradualmente come risposta adattativa a milioni di anni di pressione evolutiva.
Il caso più popolare di vestigia nell’essere umano è, ad esempio, l’appendice.

Tra le altre teorie, che il T. Rex utilizzasse le sue zampe anteriori per aggrapparsi alle femmine durante l’accoppiamento o che le utilizzasse per fare leva sul terreno in caso di caduta durante un combattimento.

“Squarci feroci”

Secondo il nuovo studio, invece, le zampe anteriori erano parte attiva dell’attacco.
Prima di andare avanti, è necessario considerare che le zampe del T. Rex non erano poi così corte (1 metro circa di lunghezza), ma sproporzionate al suo corpo.
Proprio questa dimensione ridotta gli avrebbe conferito la rapidità necessaria per infliggere alla preda ferite profonde in pochi secondi.

“Squarci feroci inflitti alle prede”, spiega Steven Stanley, paleontologo dell’Università delle Hawaii a Manoa, autore principale dello studio.

“I suoi corti, forti, lunghi e grandi artigli avrebbero permesso al T. rex, montato sulla schiena della vittima, di infliggere quattro squarci di un metro o più di lunghezza per diversi centimetri di profondità… e avrebbe potuto ripetere l’attacco più volte in rapida successione”.

Stanley e la sua squadra sono giunti a questa conclusione valutando la forza e la robustezza delle zampe esaminando i coracoidi del dinosauro, ossa che aiutano a coordinare i movimenti.

Il T.Rex depresso nello spot Audi