Studenti in prima linea contro la violenza sulle donne

Il progetto dell’istituto Salvini di Roma

Roma – L’obiettivo “e’ sensibilizzare, questo progetto non si ferma qua. Il nostro lavoro vogliamo portarlo avanti partendo dai nostri parenti, dalle nostre case, dai nostri amici, dalla scuola, in modo tale che sia un tema che oltre a stare nella bocca di tutti sia anche nella testa delle persone per arrivare ad una riflessione piu’ ampia, per arrivare, si spera, ad una soluzione”. Sono le parole di Eleonora Dami, studentessa dell’istituto Salvini di Roma, che insieme ai suoi compagni ha dato vita ad una istanza sul contrasto alla violenza ed alle discriminazioni di genere.

Un documento che e’ stato presentato agli inizi di dicembre al Parlamento Europeo, alla Commissione Europea ed al Comitato Economico e Sociale Europeo di Bruxelles. Grazie alla disponbilita’ delle istituzioni europee gli studenti questa mattina hanno incontrato, nella loro scuola a Roma, Henri Malosse presidente del Comitato Economico e Sociale Europeo, Madi Sharma ed Emilio Fatovic membri del Cese.

Con loro hanno lavorato all’istanza e alla sua diffusione. “Siamo partiti a settembre da Ventotene – racconta Michelangelo Masci studente della scuola – e’ stata un’ottima tappa di partenza per capire l’importanza del nostro ruolo di ambasciatori nel trattare un tema cosi’ importante come la discriminazione e la violenza sulle donne”. Successivamente “abbiamo lavorato a scuola, divisi in quattro gruppi che si sono occupati di discriminazione in campo lavorativo, della violenza di genere, degli stereotipi, della comunicazione insieme a degli esperti”, ha aggiunto Eleonora Dami. All’inizio del mese sono poi volati a Bruxelles: “Per cinque giorni, dove abbiamo presentato la nostra istanza, l’abbiamo migliorata, abbiamo chiesto dei suggerimenti a chi e’ piu’ competente di noi e siamo tornati – spiega la studentessa Chiara De Pirro – con un’istanza ancora piu’ puntata a cambiare le cose”.

Un progetto che gli studenti hanno preso seriamente, lo dimostra la passione che si percepisce dai loro racconti e la convinzione con cui affermano di voler andare avanti perche’ l’iniziativa Youth Ambassadors e’ stata molto piu’ forte di quello che si aspettavano. “Questo progetto a livello personale ci ha fatto crescere tanto, ha aiutato tutti a capire che gli stereotipi e la violenza di genere sono diffusi nella societa’, sono in ognugno di noi, in ogni famiglia, in ogni ambiente; sono contenta sia che noi giovani ci siamo mossi sia che la scuola ha mostrato tanto interesse anche in queste settimane di co-gestione”, specifica Gaia Menichincheri anche lei alunna dell’istituto. Anche Giulio Damiani sottolinea come sia “stato molto bello confrontarsi con i coetanei, approcciarsi a queste problematiche con un altro punto di vista di cui non si era preso coscienza”. “Questa nuova generazione vuole rifondare l’Europa su dei nuovi valori – ha detto all’agenzia Dire Henri Malosse – come questa classe che ha affrontato la questione della violenza contro le donne. Trovo che e’ qualcosa che dona speranza. Forse quella che abbiamo di fronte e’ la buona generazione, quella della costruzione, e non e’ assolutamente una generazione perduta”. “Rifiuto che si parli di una generazione perduta, prima di tutto lo trovo un termine orribile e poi non c’e’ una generazione perduta. La generazione perduta – continua Malosse – e’ forse la mia generazione, che ha ricevuto un’eredita’ straordinaria dai suoi genitori. Questa eredita’ e’ la costruzione europea, l’idea europeista, e noi l’abbiamo quasi distrutta attraverso la burocrazia, il materialismo e il ritorno agli egoismi nazionali”.

Anche Madi Sharma, membro del Cese, e’ rimasta positivamente colpita dalla voglia degli studenti di lavorare su questo tema: “La prima cosa che voglio dire e’ che sono stata vittima di violenza domestica e mi sono sempre battuta per la parita’ di genere. Quando sono venuti a Bruxelles i ragazzi sono stati straordinariamente appassionati, su un tema al quale invece non riesco a far appassionare i vostri politici e deputati. Mi hanno conquistato. Saranno loro a realizzare i cambiamenti per i quali mi batto, non i politici”.

Dello stesso avviso Emilio Fatovic, anche lui membro del Cese che ha sottolineato “la grande competenza, la curiosita’, la passione e la versatibiita’” dei ragazzi e questo “e’ l’indicatore di una scuola che ha saputo prepararli”.

Una delle tante sfide che la scuola si trova ad affrontare oggi sono i temi complessi come quello della violenza di genere ed e’ necessario – sottolinea Roberto Gueli, dirigente scolastico dell’istituo Salvini di Roma – “farlo con il coinvolgimento dei ragazzi. Non ci aspettavamo una risposta di questo tipo da parte di Bruxelles, venendo qui hanno fatto un gesto bello, generoso e che ormai consideriamo atipico, ci hanno dimostrato – conclude – quanto sia importante che le istituzioni siano a fianco dei giovani”.

A spiegare come e’ nato il progetto e’ la docente Caterina Del Colle, che ha seguito passo passo gli alunni: “Il progetto e’ nato percependo le necessita’ e le istanze dei ragazzi e per recuperare la distanza tra i giovani e le istituzioni. La forza nuova che i giovani possono significare nella nostra societa’ era disinnescata dalla disillusione e quindi da qui e’ nata l’idea di metterli in contatto con le istituzioni, di ridare senso alla loro cittadinanza attiva e di far sentire la loro voce. Lo abbiamo potuto fare – precisa – grazie ai finanziamenti del dipartimento pari opportunita’ della presidenza del Consiglio dei ministri”.