attualita

Fedeli a “Futura”: educare al digitale anche con smartphone

BOLOGNA – A Futura la ministra Fedeli parla della nuove azioni in ambito digitale. Vietare lo smartphone in classe non avrebbe risultato (a patto che lo si usi per scopi didattici). Piuttosto i ragazzi “vanno educati” alle nuove tecnologie. Lo ribadisce il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, che torna ad affrontare il tema  a Bologna, nel corso della tre-giorni “Futura” sulla scuola digitale, organizzata dal ministero a Palazzo Re Enzo.

 

Dalla circolare del 2007 dell’allora ministro Giuseppe Fioroni, che vietava l’uso dei telefonini in classe, “molte cose sono cambiate- sottolinea Fedeli- anche la definizione di telefonini appare già obsoleta”.

Rispetto a dieci anni fa, ci tiene a precisare il ministro, resta comunque “inibito l’uso personale di ogni tipo di dispositivo in classe, durante le lezioni, se non condiviso con i docenti e a fini didattici. Lo dico per l’ennesima volta, spero che sia chiaro”.

Diverso e’ l’aspetto didattico. “Limitarsi a vietare ogni tipo di dispositivo mobile in classe- sostiene Fedeli- non avrebbe altro risultato che tenere la scuola lontana da uno spazio sociale, culturale e tecnologico oggi determinante nella vita dei piu’ giovani, e non solo. Significherebbe chiudere gli occhi di fronte allo smartphone tenuto in tasca e usato per scambiarsi messaggi.

E significherebbe soprattutto lasciare i ragazzi soli, senza accompagnamento e senza educazione nell’uso di questi strumenti”. Il ministro insiste molto su questo punto. “I nativi digitali hanno necessita’ di essere educati agli ambienti digitali- afferma- avere a che fare con i nativi digitali non puo’ e non deve deresponsabilizzare gli adulti dai propri compiti educativi”.

In poche parole, spiega Fedeli, “non e’ compito del ministero o della scuola decidere se i device sono bene o male, ma lo e’ insegnare a usarli nel modo piu’ utile e corretto”.

Futura, educazione civica digitale contro odio e fake news

Un grande piano per formare gli insegnanti sulle nuove tecnologie. E un curriculum disponibile per tutte le scuole per insegnare ai ragazzi “educazione civica digitale”. Lo ha annunciato il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, sempre a Bologna.

“Entro il mese di febbraio- spiega il ministro- lanceremo un investimento da 25 milioni di euro per la formazione dei docenti sulla cultura, i temi e le metodologie digitali”. Da lunedi’, poi, sara’ online per ogni scuola “un curriculum di educazione civica digitale, insieme ai primi contenuti, per permettere di sviluppare percorsi per dare agli studenti consapevolezza e competenze”.

Per educazione civica digitale, ci tiene a spiegare Fedeli, “non intendiamo una riconversione dell’educazione civica ai tempi del digitale. Non si tratta di fare una app di buoni comportamenti civici”. Si tratta pero’ di insegnare ai ragazzi, partendo dalla Costituzione e dall’educazione alla cittadinanza, come “orientarsi e interagire negli spazi e nelle dinamiche digitali”.

In poche parole, si tratta di spiegare ai piu’ giovani come “capire il problema delle fake news- cita il ministro- limitare ogni forma di discorso d’odio, accompagnare gli studenti nella ricerca, raccolta e valutazione di qualita’, attendibilita’ e integrita’ delle informazioni” e aiutarli a che la Rete sia “una scoperta culturale e un arricchimento, non una paura, un rischio o una dipendenza”.

Il web, continua Fedeli, “non deve essere visto come un luogo di pericoli. Non puo’ essere associata solo o prevalentemente a cyberbullismo o al linguaggio ostile. La Rete deve e puo’ essere collaborazione, informazione, scoperta, liberta’ di espressione. E la scuola e’ l’unico soggetto istituzionale e sociale che puo’ invertire una dinamica perversa, che vede diffondersi odio, aggressivita’, sopraffazione, discriminazione, anche a danno dei bambini”.

Il ministro insiste molto sul tema della “certificazione dei contenuti digitali per studio e didattica. Credo sia importante, in un contesto di sempre maggiore difficolta’ a distinguere le buone e le cattive informazioni, i contenuti seri e verificati da quelli inesatti, strumentali o falsi- sostiene Fedeli- abituare i ragazzi a relazionarsi con contenuti digitali certificati e di qualita’”.

Per questo, propone il ministro, “immagino un’alleanza tra piattaforme, universita’, enti culturali e scientifici e mondo dell’editoria per permettere a tutti, docenti e studenti, di trasformare la scuola nell’anticorpo naturale della societa’ nei confronti di fake news, verita’ confuse, dibattito superficiale e mirato a speculare solo sull’emotivita’”.

Futura, Radio digitale in rete con le scuole

Una radio digitale targata Miur, per mettere in rete le radio delle scuole italiane. E’ uno dei progetti a cui sta lavorando il ministero dell’Istruzione nell’ambito del Piano scuola digitale, annunciato oggi a Bologna .

Si tratta dunque di un “investimento su una radio digitale- spiega Fedeli- che metta in rete le tante esperienze esistenti nelle scuole e per valorizzare anche in questo modo i processi di innovazione in corso”.

Al momento sono ancora in corso gli incontri con le scuole per mettere in piedi questa rete. Nel corso di quest’anno, sottolinea il ministro, e’ previsto il primo monitoraggio completo del piano. “E abbiamo deciso di istituire un Premio nazionale della scuola digitale- annuncia- per coinvolgere tutte le scuole a competere sulle migliori innovazioni e rendere cosi’ stabile la condivisione di progetti ed esperienze”.

Tra le azioni studiate dal ministero, c’e’ anche la creazione di un gruppo di lavoro sulla “educazione all’imprenditorialita’, che e’ sempre piu’ connotata dal digitale, composto da oltre 40 soggetti” portatori di interesse.

Grazie alla collaborazione tra scuola e stakeholder, afferma Fedeli, “dobbiamo aiutare gli studenti a sviluppare il proprio spirito di iniziativa, sfruttando le opportunita’ del digitale, con attenzione anche in questo campo al superamento di ogni tipo di stereotipo e discriminazione.

Penso ad esempio a quelli che condizionano le materie scientifiche e tecniche”. Infine, sottolinea il ministro con la nomina di Giorgio Ventre nella commissione per le indicazioni nazionali del primo ciclo, “provvederemo a introdurre strutturalmente il pensiero computazionale negli ordinamenti scolastici”.