Giornata della memoria e… attualità

ROMA – 27 gennaio: nel giorno che coincide con la liberazione del campo di Auschwitz, si ricordano le vittime del nazi-fascismo, con un’appendice ancora più triste quest’anno: 1938/2018 ottant’anni dalle leggi razziali.

Auschwitz – e tutto quello ad essa riferibile prima e dopo il nazifascismo – dimostra che il lato disumano e vergognoso dell’uomo non solo esiste, ma spesso convive con la “normalità”: per questo la giornata della memoria riveste un significato che può andare al di là del doveroso, struggente ricordo.

Bisogna certo ricordare, sempre e per sempre, che nei campi trovano la morte milioni di ebrei, prigionieri di guerra sovietici, oppositori politici, rom e sinti, omosessuali, testimoni di Geova, disabili e malati di mente, vecchi e bambini. Occorre ricordare che “…questo è stato”.

I pochi sopravvissuti all’ orrore, indelebilmente segnati, hanno raccontato la loro vita nel lager dopo molti decenni, con una sofferenza indicibile, con la costante preoccupazione di poter non essere creduti. Ed allora l’orrore va fatto conoscere: se non si ricorda il passato, riporta un’iscrizione all’ingresso del famigerato block 11 di Auschwit, si è condannati a ripeterlo.

Ma c’è un aspetto ulteriore su cui riflettere: Auschwitz è arrivata anche perché migliaia di persone che sapevano hanno fatto finta di non sapere; perché molti, troppi hanno ingannato altri e loro stessi. Quanti sono i complici che, pur non uccidendo, hanno comunque permesso, ignorando quello che accadeva intorno a loro, che il sistema arresto- trasporto – selezione – camera a gas – crematorio funzionasse ” a dovere”; quanto hanno influito le leggi razziali a far aumentare il numero di vittime innocenti dell’esecrabile progetto nazi-fascista, quanti hanno visto ed hanno fatto vinta di non vedere, quanti hanno udito ma non … ascoltato. “Prima vennero per i comunisti” – recita un passo scritto da Martin Niemöller, erroneamente attribuito a Bertold Brecht – ed io non dissi nulla perché non ero comunista (… )Poi vennero per gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Infine vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.”

Abbassare la guardia, convivere con intolleranza e persecuzioni, non ribellarsi ad ogni forma di violenza fisica, verbale, psicologica – anche quella perpetrata dalla criminalità organizzata – vivere da “abitanti” e non da cittadini equivale a condividerne presupposti e conseguenze. L’opera di distruzione dell’uomo, perpetrata nei lager nazisti, non è un’esperienza unica: “fascismo e nazismo in varie forme, scrive Primo Levi, c’erano prima di Mussolini ed Hitler e sono sopravvissuti alla loro sconfitta”.

Gli stermini del Novecento non sono iniziati – né purtroppo terminati – ad Auschwitz, e continuano in varie parti della terra anche tutt’oggi. Se ci fermassimo a riflettere sulle odierne forme di antisemitismo, razzismo, discriminazione, violenza gratuita, spesso erroneamente – quando non colpevolmente – sottovalutate,si comprenderebbe facilmente l’attualità del messaggio di Primo Levi “C’è ancora un fascismo, non necessariamente identico a quello del passato. C’è un nuovo verbo: non siamo tutti uguali, non tutti abbiamo gli stessi diritti. Dove questo verbo attecchisce, alla fine c’è il Lager”.

Dovunque si neghino le libertà fondamentali dell’uomo, si gettano le basi per altri nazi-fascismi: ed è questo un filo che una volta dipanato, è ben difficile riavvolgere.

Occorre, nel doveroso e ineludibile ricordo, riflettere anche su questo nella giornata della memoria: o ci si sfaccia la casa, la malattia ci impedisca, i nostri nati torcano il viso da noi!

Alberto Capria – Vibo Valentia