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Disastro del Challenger: la NASA commemora l’anniversario delle tragedie spaziali

Il 28 gennaio del 1986 lo shuttle Challenger si disintegrò 73 secondi dopo il lancio da Cape Canaveral.
Persero la vita tutti e 7 i membri dell’equipaggio
32 anni dopo il disastro del Challenger la NASA commemora l’anniversario delle tragedie spaziali

ROMA – La NASA commemora il 32esimo anniversario del disastro del Challenger, la tragedia dello space shuttle dove persero la vita tutti e 7 i membri dell’equipaggio.

Lo shuttle si disintegrò 73 secondi dopo il lancio da Cape Canaveral il 28 gennaio del 1986, seconda catastrofe spaziale dopo l’incendio dell’Apollo 1 il 27 gennio del 1967 e precedente alla tragedia del Columbia del 1 febbraio 2003.

Con il Day of Remembrance, l’agenzia spaziale americana ha iniziato già dal 25 gennaio le celebrazioni nelle diverse basi sul territorio USA, in memoria dei membri della NASA che hanno dato la vita per la causa dell’esplorazioni spaziali.

DISASTRO DEL CHALLENGER

Il disastro del Challenger avvenne 19 anni e un giorno più tardi la prima tragedia spaziale americana (Apollo 1).
Il 28 gennaio 1986, lo space shuttle si disintegrò appena 73 secondi dopo il lancio, uccidendo Francis “Dick” Scobee, Ronald McNair, Mike Smith, Ellison Onizuka, Judy Resnik, Greg Jarvis e la civile Christa McAuliffe, che avrebbe dovuto essere la prima insegnante nello Spazio.

L’analisi ha dimostrato il malfunzionamento di una guarnizione, chiamata O-ring, che consentì al gas caldo sotto pressione e alle fiamme di fuoriuscire e toccare il serbatoio esterno, provocando un cedimento strutturale.

Con la rottura del serbatoio esterno, il Challenger, che viaggiava a Mach 1.92 a un’altezza di 14.000 metri venne avvolto completamente nel fuoco esplosivo.
Sotto gravi carichi aerodinamici, lo shuttle si disintegrò sopra l’Oceano Atlantico un minuto e 13 secondi dopo il lancio.
Frammenti del orbiter, tra cui il compartimento dell’equipaggio, sono stati poi recuperati al largo della costa della Florida centrale.

Lo shuttle non disponeva di un sistema di lancio di fuga.
Se così fosse stato gli astronauti a bordo del Challenger sarebbero stati in grado di abbandonare in sicurezza l’orbiter durante la sua rottura.