libri

Blue Fighter, J-POP porta in Italia l’opera inedita del maestro Jiro Taniguchi

Il 31 gennaio arriva in libreria e fumetteria con J-POP Manga
Blue Fighter”,
l’opera inedita in Italia di Jiro Taniguchi sceneggiata da Caribu Marley, entrambi recentemente scomparsi.

Una storia di pugilato, riscatto e vite difficili arricchita da uno straordinario approfondimento psicologico dei personaggi

Scheda tecnica: ISBN 9788832750980 Formato: 15×21 Brossurato con sovraccoperta 290 pp € 15

ROMA – Reggae è “re della sconfitta”.
Il maestro Jiro Taniguchi traccia i confini del suo corpo e ne disegna la tragica vicenda.

Un “pugile blu”; l’apatico combattente del manga Blue Fighter che Taniguchi ha realizzato insieme allo sceneggiatore Caribu Marley (pseudonimo di Garon Tsuchiya) e noto al pubblico di tutto il mondo per un’altra storia di umanità spezzata, la saga di Old Boy, pubblicata da J-POP Manga in edizione di lusso e portata sul grande schermo prima dal regista sudcoreano Park Chan-wook e recentemente da Spike Lee in un remake hollywoodiano.

Entrambi gli autori, scomparsi da poco (Taniguchi a febbraio dello scorso anno e Marley lo scorso 15 gennaio), ci hanno catapultati in un round della vita, e non solo sul ring fatto di musica, alcol, tossicodipendenza e sconfitta.

“Abbiamo deciso di portare Blue Fighter in Italia”, spiega Jacopo Buranelli, direttore letterario di J-POP Manga, etichetta di Edizioni BD, “con l’intento di volere far conoscere ai lettori una sfumatura del Maestro più pulp e hard boiled rispetto alle opere più note e conosciute in Europa”.

Blue Fighter

Quando Marley lavora con Taniguchi a Blue Fighter siamo nel 1987, Taniguchi è da poco diventato un autore di successo e il suo tratto ha già iniziato a guardare all’occidente, come ad un universo possibile. La vicenda si svolge per lo più negli Stati Uniti, il paradiso (e l’inferno) del pugilato, sullo sfondo si cita un imbattibile Mohammed Ali, si parla già di scommesse e di una federazione più interessata al denaro che alla nobile arte.

“Il protagonista Raggae”, continua Buranelli, che ne ha curato l’edizione italiana “è un combattente silenzioso, il suo corpo è coperto di ferite ed esplode sul ring. Il fighter di Taniguchi incassa, incassa tutto, incassa i colpi, incassa i soldi dei combattimenti organizzati, incassa la vita che sembra non esserci più per lui, che sembra essere sparita. Si presenta sempre ubriaco perché solo l’alcol gli permette di essere presente, di non essere un killer incontrollabile capace di portare alla morte ogni avversario. Il suo posto nel mondo è il suo posto sul ring, il suo momento è solo quando colpisce. Che sia una rissa da strada o il titolo mondiale, poco importa”.

Una vita incontrollabile

Nell’universo di Taniguchi e Marley, il jazz, la musica in levare, la tossicodipendenza e l’alcolismo sono gli ingredienti della vita di Raggae. “Una vita incontrollabile”, dice Buranelli. “Ai margini e sempre in bilico tra sogno e realtà. Tutti vogliono questo pugile silenzioso, ma lui non vuole nessuno. Non cerca riscatto come Rocky, non è tormentato dalla gelosia come il toro scatenato Jake La Motta, non vuole neanche sé stesso. Blue Fighter vuole solo distruggersi, farla finita, chiudere il sipario, uscire da questo Samsara dove si ritrova sempre reincarnato nello stesso dramma, per raggiungere il vuoto”.

Blue Fighter racchiude in sé quello che sarà poi Taniguchi maestro del manga. Nel testo c’è quell’ibrido di manga e bande dessinée, quella fascinazione tragica dei film di Jean-Pierre Melville unita alla poesia della violenza narrata nelle storie di samurai. C’è quel silenzio che troverà quiete poi nell’opera L’uomo che cammina, c’è quel tratto sporco che si affinerà in Lupi Famelici (Garouden). “C’è quel punto di vista mai di parte”, conclude Buranelli, “mai giudicante, mai tutto bianco o tutto nero, come suggerito anche nel titolo se lo si legge con in sottofondo le parole di una ballata blues: I’m so free… No black and white in the blue”.