Istituto Einaudi a lezione di Costituzione

L’incontro tra il costituzionalista e gli studenti della scuola per parlare di Ugualianza

ROMA “Questa è la scuola del dialogo dove le diversità sono un arricchimento, è questa la nostra battaglia civile”. Con queste parole Marina Di Foggia, vicepreside dell’Istituto Einaudi di Roma, ha aperto questa mattina l’incontro con Massimo Luciani presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti.

Un incontro con gli studenti dal titolo “Il percorso accidentato dell’ugualianza” dedicato all’analisi dell’articolo 3 della Costituzione italiana. “Un tema quanto mai attuale soprattutto oggi”, ha specificato Di Foggia facendo riferimento al caso delle scuole che nei rapporti di autovalutazione, pubblicati sul sito Scuola in chiaro, hanno sottolineato “come fosse un vantaggio l’assenza di studenti stranieri e l’assenza dei ragazzi provenienti da famiglie povere”.

“Qui da noi i ragazzi di seconda generazione sono un’altissima percentuale e sono una risorsa”, ha ribadito con forza.

A seguire il Presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti ha iniziato a spiegare quanto “l’impatto della Costituzione sulle nostre vite sia fortissimo”.

“Dovreste chiedervi – ha aggiunto – cosa sarebbe della nostra vita senza questa Costituzione?”.

Una Carta nata dall’antifascismo e “sulla base dei elementi di unità e non di divisone”, ha sottolineato.

Un riferimento Luciani lo ha fatto anche rispetto alle attuali polemiche sulla presenza della parola razza nel testo del’articolo 3: “È vero che dal punto di vista scientifico non esistono le razze ma quel riferimento ci fa capire cosa non vogliamo più, se si leggono le leggi razziali che sono la vergogna del nostro Paese, quelle leggi erano fondate sull’idea della razza ed è importante che venga mantenuto nel testo costituzionale per evitare di tornare indietro”.

“La Costituzione valorizza le differenze, non le nega e si basa sulla ricchezza della diversità” – ha proseguito Luciani – perché “non vuole appiattire, vuole valorizzare le differenze” ma siamo “tutti uguali davanti alla legge”.

E qui sta la differenza tra l’ugualianza formale e sostanziale: “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitando di fatto la libertà e l’ugualianza impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Soprattutto – ha ribadito – bisogna impedire “gli ostacoli dal punto di vista economico sociale”.

La prospettiva augurata da Massimo Luciani è quindi “il recupero da parte della comunità politiche del proprio destino, è necessario che i legislatori recuperino gli strumenti per governare l’essenziale. Altrimenti l’ugualianza non sarà mai possibile: il programma della Costituzione sta qui e non possiamo imputare alla costituzione la colpa della mancata realizzazione del progetto stesso”.

Una studentessa, Roberta, ha poi chiesto al costituzionalista la differenza tra attuazione e applicazione della Costituzione: “La tesi maggiormente diffusa – ha spiegato Luciani – è che l’attuazione passi dalle aule dei tribunali ma io sono di posizione opposta perché il compito del giudice è l’applicazione non l’attuazione. Per l’attuazione serve progettualità politica, il giurista applica mentre il legislatore attua. Ma oggi non il legislatore è quello che è, non ha progettualità, non sa fare le leggi, o non vuole farle, e quindi ci si appoggia al giudice ma così copriamo le colpe del politico”.