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Genesi dell’espressione “Nun c’è trippa pe gatti”

ROMA – “Nun c’è trippa pe gatti” è un’espressione usata per dire che non ci sono possibilità di riuscire.
Ma dove nasce questo modo di dire?

L’espressione si deve a Ernesto Nathan, un massone ebreo anticlericale, mazziniano, di origini inglesi, sindaco di Roma dal 1907 al 1913.
La Capitale si stava espandendo, da una città di 300mila abitanti ad una città da milioni di abitanti: servivano nuove case, scuole, ministeri e fu un periodo di grande speculazione edilizia.
Un tempo in cui i proprietari terrieri si facevano eleggere sindaci per acquistare, come amministrazione comunale, i loro stessi terreni a prezzi stratosferici.

Quando Nathan viene eletto le cose iniziano pian piano a cambiare.
Costruisce la prima centrale del latte, la rete fognaria, asili, scuole, crea il primo piano regolatore, municipalizza la rete tramviaria, la rete di distribuzione del gas, quella elettrica, contrasta la speculazione edilizia e riordina le finanze romane.

Per questo si guadagna l’appellativo di “sindaco della modernità”.

Ma cosa c’entra tutto questo con l’espressione “Nun c’è trippa pe gatti”?

La storia vuole che un giorno un funzionario del Comune abbia portato il bilancio del comune al sindaco per l’approvazione.
Nathan decise di leggere una per una ogni voce di spesa cercando un modo per far quadrare i conti.
Ad un certo punto la sua attenzione si fermò su una voce di spesa alquanto considerevole: la trippa per il mantenimento dei gatti, incaricati di dare la caccia ai topi negli archivi e negli uffici del Campidoglio.

Nathan disse che non c’era nessuna logica nello sfamare quei felini che avrebbero dovuto mangiare i topi, sopratutto non aveva senso farlo con la trippa.
Così decise di eliminare quella voce di spesa, a quel punto intervenne un funzionario facendogli notare che qualcuno avrebbe avuto da ridire, Nathan non si scompose rispondendo: “Se qualcuno chiede qualcosa lei gli risponda che da oggi a Roma nun c’è trippa pe gatti”.