‘Libri come’, Affinati racconta scuola e scrittura agli studenti

All’Auditorium seconda mattinata di incotri con medie e superiori

ROMA – Dopo l’inaugurazione di ieri con dieci presentazioni in contemporanea in dieci biblioteche della capitale, la nona edizione di ‘Libri Come’, la festa del libro e della lettura, dedicata quest’anno al tema della Felicita’, e’ continuata con la seconda mattinata dedicata agli incontri con le scuole medie e superiori.

Stamattina e’ stata la volta dell’ormai tradizionale lezione di giornalismo tenuta nella Sala Petrassi da Repubblica.it con Sara Bertuccioli, Angelo Melone, Alessio Sgherza e la redazione web.

Al Teatro Studio, invece, Eraldo Affinati ha ripercorso con oltre duecento studenti le tappe della sua carriera di insegnante-scrittore. E lo ha fatto partendo dal primo fondamentale incontro con la Citta’ dei ragazzi, la storica comunita’ di minori non accompagnati che si autogoverna a due passi dalla Pisana, titolo del suo undicesimo libro.

Li’, racconta lo scrittore, “ho insegnato a ragazzi stranieri della vostra eta’, tra i 14 e i 18 anni. Un’esperienza molto forte da dove sono nati molti dei miei libri”. E’ alla Citta’ dei ragazzi, infatti, che Affinati conosce Omar e Faris, i due studenti protagonisti del suo romanzo, che decidono di accoglierlo nel proprio Paese di origine, il Marocco. Dieci giorni in cui “ho capito perche’ Omar e Faris erano partiti- spiega Affinati ai ragazzi- e se fossi nato li’ forse anch’io sarei venuto in Italia alla ricerca di un futuro migliore”.

Protagonista di ‘Vita di vita’, edito nel 2014 da Mondadori, e’ un altro degli allievi dello scrittore, un ragazzo africano che scappa dal continente nero per trovare rifugio in Italia. Analfabeta di lingua madre, alla Citta’ dei ragazzi Affinati gli insegna a scrivere e leggere, per poi tornare con lui in Africa alla ricerca di sua madre. “Abbiamo ritrovata sua madre in Gambia- ha raccontato Affinati- Ora questo ragazzo e’ sposato e ha un bambino di nome Sharif, siamo diventati amici. Queste sono le mie storie della scuola, che vanno avanti anche fuori”.

Scuola e scrittura, che per lo scrittore sono due facce della stessa medaglia, si intrecciano anche nella sua ultima fatica, ‘Tutti i nomi del mondo’, pubblicato nel 2018 per Mondadori e suddiviso in 26 capitoli, con cui Affinati ha idealmente chiamato all’appello i suoi scolari. “Ventisei come le lettere dell’alfabeto e per ogni capitolo ognuno di loro mi racconta la sua storia”. Incontri, storie, relazioni. Sono questo il sale della scuola secondo Affinati, che ha rivelato agli studenti di ‘Libri Come’ il suo sogno di bambino appassionato di lettura, “diventare scrittore” in una casa senza libri. Un sogno che non si sarebbe realizzato “se non fossi entrato in una classe”: “E’ insegnando che ho capito l’importanza della scrittura legata alla scuola ed e’ li’ che ho deciso di fondare, assieme a mia moglie, la scuola che sognavo”.

E’ la Penny Wirton, il laboratorio dove Affinati sperimenta la sua nuova idea di scuola, dove ad insegnare italiano agli stranieri sono gli adulti ma anche i ragazzi, in un rapporto uno ad uno dove ad essere importanti non sono le cattedre e i voti, ma le relazioni e gli incontri. “Sono proprio i ragazzi con piu’ difficolta’ nel rendimento scolastico che spesso si impegnano con me alla Penny Wirton- ha continuato Affinati- E’ il caso di Giulio, che dopo la sua bocciatura si e’ fatto convincere a provare ed e’ diventato educatore per un anno. Lui ci ha creduto e ogni martedi’ e’ venuto con me ad insegnare italiano a questi giovani stranieri. Perche’ ogni ragazzo ha un talento che spesso non conosce. Compito della scuola e’ tirare fuori il suo talento, cosa che si puo’ fare solo se ci si conosce e si fanno cose insieme”.

Tante le curiosita’ dei ragazzi in sala. “E’ difficile dialogare con i ragazzi stranieri?” ha chiesto Giulia. “Dipende da te, da come ti poni. Se riesci a rapportarti con sincerita’ ed autenticita’ non e’ difficile, anzi, e’ molto bello” ha risposto lo scrittore, che alla domanda “cosa significa scrivere per te?” ha replicato: “Significa essere me stesso”. E sui consigli da dare ai professori sui voti ha risposto divertito: “Hai colto un nodo spinoso. Io avrei tanti consigli, sicuramente non bisogna mettere i voti con il bilancino. Non calcolare il traguardo, ma valutare il movimento”.