Hiv: il test per l’autodiagnosi

ROMA – I dati statistici rilevano ancora una notevole disinformazione della patologia soprattutto tra i giovani. Nell’immaginario comune dei ragazzi l’Hiv viene correlato spesso all’uso esclusivo di droghe, ai rapporti omosessuali o ancora alla convinzione che la patologia abbia dei segni riconoscibili e distintivi per cui risulterebbe facile evitarla. Oggi è di fatto impossibile distinguere una persona sana da una infetta nel corso della vita quotidiana, pertanto chiunque intorno a noi potrebbe essere sieropositivo e nessuno lo saprebbe.

Di Aids non si muore più nel mondo occidentale come negli anni Ottanta e la malattia sembra fare, ingiustamente, meno paura. Questo porta a non utilizzare il preservativo ma soprattutto a non effettuare il test di profilassi. La Lega italiana per la lotta all’Aids segnala che il 20% delle persone che hanno chiamato la Lila in un anno non aveva mai fatto il test. I giovani restano quindi le categorie più a rischio. I rapporti annuali del Centro europeo di prevenzione e del controllo delle malattie (Ecdc) riportano che 1 persona con Hiv su 7 nell’Unione europea non sa di essere stata infettata. Il dato si riferisce ai 28 paesi della Ue e l’Islanda, la Norvegia e il Liechtenstein. Se non c’è una diagnosi, non si può intervenire precocemente con trattamenti salva vita e soprattutto il virus potrebbe essere trasmesso ad altri inconsapevolmente.

Le strutture sanitarie, le associazioni, le campagne di sensibilizzazioni sono molteplici. L’Hiv ancora oggi sembra essere uno spauracchio sociale ancora legato a stereotipi e pregiudizi che impediscono di vedere l’Hiv come un normale virus a trasmissione sessuale al pari della sifilide o il papilloma virus. La paura di ciò che non si conosce è alla base della vita di ogni individuo, ma non sempre è così facile gestirla spesso prende il sopravvento soprattutto se collude con la disinformazione, il giudizio, il peccato. Se da un lato la società fornisce tutti gli strumenti di informazione, soddisfacendo anche l’urgenza di ottenere risposte immediate allo stesso tempo sembra essere una società che fatica a contenere e sostenere con fermezza l’emotività accentuando di conseguenza un senso di inadeguatezza soprattutto tra i giovani.

Per poter effettuare un test sull’Hiv fino a qualche mese era necessario fare un prelievo di sangue in qualsiasi laboratorio di analisi, presso strutture sanitarie oppure durante le campagne di sensibilizzazione. Dal 1 dicembre 2016, Giornata mondiale contro l’Aids, sono disponibili, invece, nelle farmacie italiane i primi test per l’autodiagnosi dell’Hiv. Il prodotto, distribuito da Mylan, è disponibile, senza alcuna necessità di ricetta medica, per le persone maggiorenni al costo di circa 20 euro. L’autotest potrebbe essere uno strumento utile per far emergere il sommerso delle diagnosi tardive da Hiv (in Italia si stimano da 6.500 a 18.000 persone sieropositive non diagnosticate), con una conseguente diminuzione del rischio collettivo; ma soprattutto di intercettare persone che oggi non se la sentono di rivolgersi alle strutture preposte in cui si fanno i test per l’Hiv. Una minuscola puntura sul polpastrello, un’attesa di un quarto d’ora, e a casa propria si potrà sapere subito se si è stati contagiati dal virus dell’Hiv. Il test sembra avere una attendibilità molto elevata e tende a rilevare nel sangue la presenza di anticorpi prodotti dall’organismo e diretti contro il virus, per questo è necessario aspettare una finestra di 90 giorni dal possibile contagio. I test di laboratorio permettono invece di cercare anche porzioni del virus stesso, accorciando quindi i tempi per una diagnosi.

Se in farmacia non venisse trovato in banca dati si può fornire al farmacista il seguente codice ministeriale: 97.12.68.634 con cui sarà possibile ordinarlo senza alcun problema. Se il test risultasse positivo è sempre importante rivolgersi appena possibile a un medico in quanto il test dovrà essere confermato da un esame svolto presso un laboratorio d’analisi. Nel frattempo è buona pratica usare sempre il preservativo durante i rapporti. Un limite di questo autotest potrebbe essere, così come sostiene il dirigente di ricerca all’Istituto Superiore di Sanità, Stefano Villa, la mancanza della fase di counseling e di accoglienza da parte dell’esperto che fornirebbe spiegazioni più approfondite ma soprattutto potrebbe essere di sostegno emotivo, ma resta uno strumento innovativo con un altissimo livello di attendibilità che aiuterebbe molte persone ad uscire dal sommerso.