Il preside dell’IC Garibaldi di Salemi: “Accoglienza e integrazione al primo posto”

Il comune si appresta a diventare città virtuosa, capace di lanciare, dal cuore della Sicilia, esempi di buone prassi

IC Garibaldi di SalemiTRAPANI – Un comune siciliano di 13 mila persone, nel comprensorio del trapanese, fa la differenza sul piano dell’accoglienza per l’ottima integrazione fra un’ampia comunità di immigrati con la popolazione residente. Grazie a quella naturale indole all’accoglienza, che nella storia della Sicilia ha fatto differenza; ma anche grazie alla volontà di aprirsi per conoscere le culture lontane, Salemi si appresta a diventare città virtuosa in tal senso, capace di lanciare, dal cuore della Sicilia, esempi di buone prassi.

È questo il punto di partenza della progettazione del Dipartimento delle pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che si rivolge alle scuole per incardinare giusti sistemi di prevenzione contro la tratta e lo sfruttamento degli esseri umani. Salemi sorge su un territorio che è teatro di continui sbarchi e arrivi di persone di culture lontane, psicologicamente provate dalle esperienze di vita, che vivono il disagio dell’abbandono delle famiglie, e che spesso sono minori. Qui non si guarda alla differenza del colore di pelle e la curiosità ha portato a conoscere meglio questa gente a cui è stato dato un po’ di spazio della propria casa. Un meccanismo quasi naturale che va supportato dai percorsi formativi, che coinvolge tutte le sfere del sociale, che porta le scuole in prima linea nelle politiche dell’accoglienza. Ed è proprio a Salemi che e’ stata individuata la scuola capofila che guiderà le altre, nell’articolazione delle fasi operative volte allo sviluppo delle competenze in cittadinanza attiva e democratica, attraverso la valorizzazione dell’educazione interculturale e della pace, il rispetto delle differenze e il dialogo tra le culture.

Sono queste le priorità educative stabilite dall’istituto comprensivo “Garibaldi – Giovanni Paolo II”, che saranno condivise da una rete fatta di dieci istituti ad alto rischio socio culturale, nella realizzazione di un programma di attività sperimentali volto a contrastare il fenomeno della tratta e dello sfruttamento degli essere umani, sensibilizzando e creando consapevolezza nelle giovani generazioni in merito a cosa sia l’abuso o lo sfruttamento della persona umana, aiutandoli a riconoscere gesti e comportamenti che determinino qualsiasi violazione dei diritti umani e la privazione della libertà. Il progetto nasce dall’esito positivo del precedente lavoro fatto sulla parità di genere, sulla prevenzione della violenza, in collaborazione con l’Onlus Casa dei Giovani di Bagheria, di Padre Lo Bue.

Da sei anni alla guida dell’istituto comprensivo c’è il dirigente scolastico Salvino Amico che, a seguito dell’accorpamento con il comune di Gibellina, si trova a lavorare su 1200 studenti, con un corpo di 120 docenti e 40 unità di personale Ata; dati che fanno di questa relata una delle più grandi di tutta la Sicilia. Di origine salemitana, Amico ha fatto rientro nella propria terra dopo 30 anni trascorsi in servizio a Palermo, raggiungendo il risultato della consapevolezza del ruolo da parte di tutti i soggetti operanti in questa dimensione, grazie ad una formazione di qualità che non viene imposta ma condivisa. L’esperienza professionale maturata nei licei gli permette una gestione rigorosa che riesce a superare gli ostacoli relativi alla dislocazione territoriale e alla diversità delle classi scolastiche assemblate. L’approfondita conoscenza del sistema scolastico gli garantisce la competenza necessaria per assicurare agli studenti un ambiente scolastico armonico ed equilibrato. Ma la marcia in più arriva da una delle sue primissime esperienze, che lo ha portato a soli 28 anni a vivere in Nigeria, a Lacos, dove per tre anni è stato preside incaricato presso la scuola italiana all’estero. 

“Conservo il ricordo di quegli anni con grande intensità – racconta Salvino Amico – ho scoperto un mondo lontano ma bellissimo, fatto di sofferenza ma anche di grande forza, dove l’alfabetizzazione e’ molto seguita e viene assicurata dalle Ong che all’interno dei villaggi reggono le scuole e che si spendono sul territorio dal punto di vista sociale, creando legami con le istituzioni e convivendo con situazioni socio politiche molto instabili”. Sono questi ricordi che gli permettono, oggi, di avere un grande trasporto per i ragazzi che arrivano nel nostro paese in cerca di aiuto e che gli danno la consapevolezza che è su questo approccio che bisogna lavorare. La sua scuola è evoluta in termini di integrazione, con tanti stranieri che frequentano i normali corsi didattici, nonché quelli pomeridiani appositamente organizzati.

“Sono persone molto rispettose – afferma Salvino Amico – che hanno saputo inserirsi bene in un contesto accogliente ma molto limitato culturalmente, caratterizzato da un tessuto sociale fatto di imprenditorialità agricola, facoltoso ma molto chiuso e comunque desideroso di conoscenza. Salemi si presenta come una popolazione molto ricettiva che ha bisogno di cura educativa e formativa che può maturare una buona cittadinanza attiva”. A dare forza alle sue parole sono le collaborazioni avviate con diversi soggetti territoriali che hanno consentito lo sviluppo di attività extracurriculari molto produttive.