Tratta degli esseri umani: fondamentale conoscere il problema

Secondo i dati di OIM ogni anno sono 7mila le vittime di sfruttamento

ROMA – L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha firmato, a fine 2017, un report che analizza il fenomeno della tratta degli esseri umani, mettendo in evidenza l’atrocita’ dei racconti di vita vissuti soprattutto dalle donne immigrate, minorenni – principali vittime di sfruttamento sessuale – nel contesto italiano.

Il documento, che fornisce alcuni dettagli del fenomeno migratorio, e’ il risultato dei casi denunciati, identificati o assistiti dall’Organizzazione. Numeri che sfiorano approssimativamente i 7mila ogni anno. Lo sfruttamento sessuale sembra essere una strada a senso unico per circa l’80 per cento delle migranti nigeriane arrivate via mare nel 2016. Una strada fatta di bugie e inganni, maltrattamenti e paure, rassegnazione.

Secondo i dati l’OIM molte giovani nigeriane, sebbene si dichiarino maggiorenni, sono in realta’ minori che seguono le indicazioni dei trafficanti, per essere collocate in strutture di accoglienza per adulti, dove sara’ piu’ semplice scappare. Dettagli allarmanti vedono sempre piu’ giovani e soggetti vulnerabili, quali potenziali vittime di tratta in arrivo via mare in Italia. Negli ultimi tre anni il loro numero, a scopo di sfruttamento sessuale, in Italia e’ aumentato del 600 per cento.

Cosi’ come aumentano le donne in gravidanza, probabilmente frutto della violenza subita nel tragitto attraverso la Libia, da parte di soggetti estranei alla rete della tratta. In questi casi, la ‘madame’ che si e’ fatta carico delle spese di viaggio, puo’ decidere di ‘abbandonarle’ o costringerle ad interrompere la gravidanza, per lavorare in una casa chiusa in Libia. Le ragazze sono costrette ad affidarsi ad un diverso trafficante, e sottoposte ad un rito vodoo, che talvolta le porta a prostituirsi comunque. Nella peggiore delle ipotesi raggiungono comunque l’Italia, dove saranno costrette ad abortire, non attraverso i canali legali ma attraverso particolari medicinali; se non hanno effetto, vengono utilizzati strumenti invasivi, che possono mettere a rischio la vita della donna.

Solo dinnanzi a questo crudele circuito, molte donne decidono di denunciare e sottrarsi alla schiavitu’ delle organizzazioni criminali, rivolgendosi al numero anti tratta che viene comunicato al momento dell’arrivo in Italia. Ma per loro non e’ facile rendersene conto, perche’ si trovano totalmente assoggettate ai loro sfruttatori, in virtu’ del ‘debito’ da ripagare con la prostituzione o con il lavoro forzato che va dai 25mila ai 35mila euro. Spesso sono vincolate dalla fiducia riposta nei trafficanti in quanto connazionali o dai vincoli di amicizia e parentela. Ed infine, il senso di gratitudine porta all’accettazione dello sfruttamento, quale prezzo da pagare per cambiare vita e raggiungere una situazione migliore.

Sono racconti di vita che danno giustificazione al Piano Nazionale Anti tratta 2016-2018, adottato dal Consiglio dei Ministri il 26 febbraio 2016, e sposato dall’OIM per concretizzare un efficace programma di protezione che e’ stato gia’ avviato con le attivita’ di contrasto al fenomeno della tratta degli esseri umani. La conoscenza dei casi, possibile grazie ai racconti di alcune vittime – intercettate nei luoghi di operativita’ presso Hotspot e centri di accoglienza delle principali regioni di sbarco – e’ stata indispensabile all’avvio di opportune misure di contrasto, articolate in tre azioni principali: l’identificazione precoce delle potenziali vittime di tratta nei luoghi di sbarco e nei centri in cui vengono trasferite in Sicilia, Puglia e Calabria; l’assistenza alle autorita’ competenti; l’attivita’ di formazione e capacity building.

Il supporto formativo e di assistenza tecnica dell’OIM e’ rivolto agli operatori dei centri di accoglienza, delle Forze dell’ordine, del personale delle missioni EunaFormed e di altri attori coinvolti nella gestione del fenomeno. Fra le diverse linee di intervento, sono state previste, anche, attivita’ di comunicazione e sensibilizzazione, fra cui “iniziative nelle scuole di I e II grado e nelle universita’ affinche’ i giovani, e particolarmente i maschi siano focalizzati sul problema del modello sociale in cui sono inseriti i rapporti tra i sessi”. Un’azione volta ad accrescere la conoscenza del fenomeno della tratta di esseri umani. Soltanto amplificando la voce di chi ha subito questo crimine e ha trovato la forza di ribellarsi, si possono incoraggiare quanti versano nella medesima drammatica condizione a dire basta.