Fondazione Veronesi a Napoli per lotta alle dipendenze

Baselice (Consulta alcol): “Fattori a rischio presentati come normalità”

NAPOLI – “La normalizzazione di alcuni comportamenti a rischio, come l’uso di droghe, il bere o l’utilizzo in maniera sconsiderata e compulsiva della tecnologia, e’ di per se’ un fattore di rischio per lo scivolamento in gabbie comportamentali di cui non si ha consapevolezza”. Cosi’ il dottor Aniello Baselice, specialista in Psicodiagnosi e Psicoterapia e membro della Consulta nazionale alcol, alla Dire in occasione della giornata ‘Io vivo Sano’, progetto di divulgazione ai giovani della Fondazione Umberto Veronesi che questa mattina ha fatto tappa a Napoli, all’Iiss Francesco Saverio Nitti.

“Il problema – ha rimarcato ancora Baselice – non e’ tanto l’informazione. Il problema e’ come oggi vengono presentati fattori di rischio come fattori di una societa’ normale”. Lo psicoterapeuta fa riferimento a quanto sia considerato “normale” che un ragazzo trascorra tre o piu’ ore al giorno ad interagire con lo smartphone, o quanto non desti preoccupazione il fatto che possa dire di “bere solo nel fine settimana”. Comportamenti e abitudini che i giovani e i giovanissimi non collegano, o almeno non lo fanno in maniera diretta, ai possibili danni per la salute o per un loro sano sviluppo fisico e intellettivo.

“Il nostro compito – spiega il giornalista Fabio Di Todaro della Fondazione Veronesi – e’ quello di portare la corretta informazione e il concetto di limite relativamente a quelle che sono le diverse sostanze che possono provocare una forma di dipendenza nel caso specifico di questa giornata l’alcol”. Agli studenti del Nitti la Fondazione Veronesi, prima dell’incontro con l’esperto Baselice e il successivo dibattito, ha organizzato la visione di ‘Flight’ il film di Robert Zemekis del 2012. Una storia dove l’eroismo del protagonista si lega a doppio filo alla dipendenza da alcol e droghe. Spiegare il concetto di limite non e’ facile, sottolinea Di Todaro, “ma i ragazzi rimangono colpiti quando vengono messi in fila una serie di tasselli come quelli che richiamano, ad esempio, il danno cerebrale. Spiegare ai ragazzi che, nella fase di maturazione fino ai 21- 25 anni, l’alcol puo’ cristallizzare la loro maturazione cerebrale e portarli ad essere adulti fisicamente con il cervello da ragazzini li aiuta a capire i danni cui vanno incontro”. Un messaggio, questo, che colpisce molto di piu’ di quello che “richiama il danno cardio-vascolare o quello oncologico perche’, ed e’ giusto, un ragazzo di 15 anni non si preoccupa dell’eventualita’ remota e futura di ammalarsi di tumore al fegato”.

Ai ragazzi, nel corso di questi incontri, viene anche spiegato che dietro molti episodi di cronaca, incidenti stradali, stupri o semplici incidenti come quello accaduto a Positano al giovane Nicola, ci sono storie di dipendenza o semplicemente cattive abitudini come quella del bere solo per divertirsi”. In questo contesto giornate come ‘Io vivo Sano’ sono per la dirigente scolastica dell’Istituto Nitti, Annunziata Campolattano, “importantissime”. “L’alcol – sottolinea – e’ un killer silenzioso di cui si parla poco nel mondo della comunicazione almeno finche’ non ci sono morti drammatiche. Si ricorda solo in questi momenti che l’alcol e’ un fenomeno da debellare. La scuola deve essere in prima linea e ha senso e si valorizza oltre che per quello che e’ lo sviluppo delle competenze disciplinari. Proprio e soprattutto quando riesce a connotarsi per i percorsi che portano i giovani a diventare cittadini pienamente consapevoli ed autonomi”.

La grande scommessa della scuola, secondo Campolattano, e’ “la crescita della consapevolezza, la percezione del se’. E’ dal se’ che si costruisce il senso di personalita’ per poi arrivare alla consapevolezza di cio’ che ci circonda. E’ questa la grande scommessa che si deve porre il mondo della formazione. Un mondo dove oltre la scuola c’e’ la famiglia e le altre agenzie educative proprio come la Fondazione Veronesi”. Sulle dipendenze e su come affrontarle con i ragazzi, avverte pero’ Baselice, bisogna evitare l’errore di considerare “questi fenomeni in maniera slegata. E’ una strategia perdente”. Quello che bisogna fare, avverte lo psicoterapeuta, e’ la promozione di “concetto sano di benessere”. Alcol, droghe, uso smodato della tecnologia, ma anche il rapporto con il denaro, con il proprio corpo quando si cede alla tentazione del doping, sono tutti “fenomeni non elitari ma che devono essere oggetto di una riflessione a tutto tondo sulla promozione di stili di vita sani. Viviamo sempre di emergenze e appuntamenti dedicati – conclude l’esperto. E’ sbagliato. La prevenzione deve essere fatta sempre, tutti i giorni”. Dopo la tappa napoletana il tour di ‘Io vivo sano’ si spostera’ nelle scuole di Genova, Milano e Roma per concludersi, il prossimo 10 maggio, a San Benedetto del Tronto (AP).