Nave della legalità. Il racconto dei ragazzi del Salvini di Roma

Nave della legalità. Il racconto dei ragazzi del Salvini di Roma

ROMA – Le emozioni e i pensieri dei ragazzi scorrono a margine dei messaggi istituzionali rilasciati il 23 maggio, giornata in cui si ricordano le stragi di Capaci e Via D’Amelio. Ma è a loro, agli studenti degli istituti di tutta Italia, che si rivolge la manifestazione #PalermoChiamaItalia, inaugurata con il viaggio della Nave della Legalità. Su quella nave c’erano anche quattro ragazzi dell’Istituto Salvini di Roma, che hanno riportato le loro impressioni in un diario di viaggio che ripercorre tutte le tappe dell’evento.

“Ero veramente emozionato – scrive Nicola, – nonostante mi fossi informato, avevo ancora un po’ di paura, mischiata con una buona dose di ansia. Non sapevo cosa aspettarmi. Con i miei docenti, abbiamo le diverse tappe del progetto, ma non avevo idea di come si sarebbero concretizzate”

Così prende forma la consapevolezza di trovarsi in un luogo speciale, al centro di una riflessione che coinvolge studenti, istituzioni e parenti delle vittime delle stragi. “Grazie alle loro testimonianze, con le loro parole colme di commozione, sono riuscite a trasmettere in me un vero e proprio senso di forza e voglia di cambiare”, dice Stefano, colpito dal racconto di Tina Montinaro, la vedova del capo scorta di Falcone.

Poi, la proiezione di un documentario sulla strage di Capaci, che per Nicola è “servito per immergersi nella situazione, dato che la mia generazione non l’ha vissuta. Venivano riportati i fatti accaduti, accompagnati dalle testimonianze di coloro che l’hanno vissuti. Hanno raccontato lo sconforto, la paura e il turbamento”.

L’indomani, l’approdo a Palermo e il corteo di giovani, che nel racconto di Paolo Soccorsi assume le tinte di una vera e propria festa: “La manifestazione in strada è stata l’apice di questo evento. Vedere migliaia di persone manifestare, cantare cori, sventolare bandiere e striscioni e mettere sulle finestre delle loro case lenzuola bianche, ti riempie il cuore di gioia e di speranza, la speranza di un futuro in cui l’ingiustizia ed il crimine verranno vinti”.

Infine l’arrivo sotto l’abitazione di Giovanni Falcone, dove “alle 17:58 c’è stato il minuto di silenzio, racconta Nicola – Erano, infatti, esattamente le 17:58 quando i mafiosi fecero saltare in aria l’autostrada, allo svincolo con Capaci. Eravamo veramente tanti, sui 70.000, dicono i giornali, uniti contro un nemico comune. Come dice il proverbio: l’unione fa la forza. Se siamo uniti, possiamo vincere”.

Prima di ripartire, le considerazioni generali dei ragazzi al termine della manifestazione:

 

“Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno perso la vita e con loro anche le scorte ci hanno lasciato…, il solo pensiero è atroce, soprattutto se immagino alle modalità di questo terribile omicidio, di questa strage!Sono tuttavia, diventati, involontariamente o forse volontariamente in quanto in loro era viva la consapevolezza di essere da tempo nel mirino della Mafia, dei punti di riferimento per tutti noi, delle Icone della giustizia, della legalità, della Libertà, del senso civico e del rispetto della Legge”.

Paolo La Cava


“Tutto ciò mi ha insegnato che bisogna sempre lottare con tutte le proprie forze e con coraggio per ciò che si vuole ottenere, per i nostri ideali, e che, se siamo convinti che le nostre idee siano giuste, dobbiamo difenderle anche a costo della nostra vita poiché, come diceva Paolo Borsellino: “Chi ha paura muore ogni giorni, chi non ha paura muore una volta sola!”.

Stefano Cavo


“Il messaggio che voglio dare ai giovani e più in generale alla mia generazione è: siamo noi il futuro, siamo noi la speranza, siamo noi che abbiamo il potere di vincere la paura e l’ingiustizia, quindi non vi arrendete mai e soprattutto non smettete mai di credere che le cose andranno meglio!”

Paolo Soccorsi


“Queste manifestazioni sono la prova che l’Italia è unita nella lotta contro la mafia. Queste manifestazioni danno speranza, perché danno un esempio concreto della presenza di questa unione. Queste manifestazioni sono portatrici di idee che non dobbiamo condividere con orgoglio solamente il 23 maggio, ma sempre”

Nicola Marcelli

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