A Mazara del Vallo l’intercultura non si insegna, si vive

L’intervista alla dirigente Eleonora Pipitone dell’I.C. Borsellino-Aiello

TRAPANI – Mazara del Vallo e’ la prima flotta peschereccia d’Italia, porto d’Europa, citta’ dove esiste una perfetta integrazione tra la popolazione locale e la numerosa comunita’ maghrebina, giunta negli Anni 70, agevolata dalle floride condizioni del settore della pesca. Migliaia di nordafricani si sono stabilmente insediati con le proprie famiglie, hanno contribuito economicamente allo sviluppo della citta’ e ne hanno avuto in cambio il pieno rispetto della loro cultura.

Qui, nel centro storico, ogni giorno, si puo’ sentire il richiamo alla preghiera musulmana del Muezzin; si puo’ ammirare l’essenza della cultura araba nel quartiere della Kasbah. Ma negli ultimi tempi la crisi economica si e’ ripercossa sulle terze generazioni, che vivono una situazione di doppio, perche’ si sentono legati a questa terra dove sono nati e cresciuti ma avvertono lo svantaggio economico che non gli consente uno stile di vita adeguato al percorso di crescita fatto.

È il contesto della scuola che offre uno specchio limpido di come stanno le cose, ed in particolare, l’istituto comprensivo Borsellino-Aiello, da quattro anni sotto la dirigenza di Eleonora Pipitone, che nel panorama regionale spicca come prima scuola della provincia di Trapani con la piu’ alta percentuale di studenti stranieri, oltre il 15% su un totale di 1100 alunni. Una realta’ molto complessa che rappresenta un contesto di lavoro stimolante. Fra le tante iniziative, la scuola e’ coinvolta su piano regionale nel progetto Erasmus K2 che si occupa di gemellaggio con una scuola inglese composta esclusivamente da extracomunitari.

È un impegno importante rappresentare questa scuola, che vede in tutte le sue figure operative un esempio di sensibilita’ nell’accogliere l’altro. Considerando, ad esempio, che la famiglie tunisine prolungano le vacanze per tutto settembre, la nostra accoglienza va oltre i normali limiti temporali standard– dice la preside- nonostante le grosse difficolta’ che provengono principalmente dalla lingua, riusciamo a coinvolgere tutti durante l’anno nelle attivita’ scolastiche ed extracurriculari“.

Un fardello pero’ c’e’ e non e’ fatto di libri, ma dalla forte assenza di una figura istituzionalizzata che svolga il ruolo di mediatore culturale. Tante famiglie, infatti, nonostante siano di seconda o terza generazione d’immigrati, vedono ancora le donne rilegate al loro mondo culturale, pertanto restano sporadici gli incontri, dopo l’atto d’iscrizione dei loro figli. Ma nei casi estremi, di comunicazioni imminenti, c’e’ sempre qualcuno disposto ad offrirsi come interprete. Moduli e materiale didattico e amministrativo, da tempo ormai, vengono disposti multilingua.

Questa scuola racconta d’integrazione su tutte le sfere delle quotidianita’: dall’amministrazione alla burocrazia, dai banchi alla dimensione familiare. La naturale capacita’ di guardarsi tutti allo stesso modo, garantisce una fluidita’ negli insegnamenti, come nel caso della religione, dove gli insegnanti spesso lavorano con l’intera classe, per consentire la condivisione di un aspetto appartenente alla cultura nazionale, e spesso gli stranieri sono contenti di presenziare alle celebrazioni cattoliche. La necessita’, pero’, di andare a fondo per conoscere bene le loro pratiche culturali c’e’ e un piccolo importante passo avanti e’ stato fatto con un progetto che ha trattato argomenti relativi alla sfera sessuale e di gestione dell’emotivita’, rivolto a docenti e genitori, oltre gli alunni, che si sono cimentati nei giochi di ruolo fornendo agli esperti la ricezioni di atteggiamenti particolari dal punto di vista sessuale.

La struttura e’ sede del Cipia, che si occupa dell’istruzione dei richiedenti asilo, ospiti nelle strutture di accoglienza. Il lavoro con loro resta, pero’, marginale perche’ tendono a trincerarsi fra di loro creando un clima pacifica convivenza in classe. Quest’anno, per la prima volta, la sezione primavera ha accolto bambini immigrati orfani di genitori che vivono in comunita’ e presentano situazioni delicate che richiedono un supporto a livello psicologico.

La sofferenza per un lutto in una situazione di sradicamento e lontananza dalle proprie origini diventa ancora piu’ difficile– afferma Eleonora Pipitone- Loro si lasciano aiutare e noi interpretiamo i loro disegni per recepire i disagi. La scuola gli sta dando gli elementi per una nuova vita“. La preside mostra un lavoro precedente, si tratta di una rubrica con i termini degli oggetti in diverse lingue. Molto frequenti sono i casi di studenti che arrivano dalla scolarizzazione fatta nella scuola araba, che ha sede a Mazara, la terza in Italia, e che pertanto, nonostante l’avviata scolarizzazione, hanno un primario bisogno di alfabetizzazione. Aldila’ della massiccia presenza di stranieri, uno dei tre plessi sorge in una zona sensibile della citta’, dove risiedono famiglie con disagio economico sociale. Disagio che gli studenti manifestano in modi differenti a seconda dell’eta’, con isolamento o esuberanza, e che gli stessi compagni fronteggiano in modo spontaneo con l’adeguamento al gruppo.

Sono dinamiche sociali che rispettano il senso di civilta’ anche nelle culture piu’ lontane dalla nostra, come quella degli slavi che stentano ad adeguarsi alla nostra normale ricerca di lavoro e scelgono strade piu’ immediate ma spesso illecite. Nonostante alcuni bambini vivono la quotidianita’ del delinquere hanno grande rispetto del contesto classe, cosi’ come gli stessi genitori si mostrano molto ricettivi ai richiami della scuola per atteggiamenti devianti. L’imposizione positiva della famiglia all’istruzione e’ una buona molla e spesso questi ragazzi si mostrano piu’ tenaci a raggiungere un obiettivo perche’ per loro rappresenta un elemento di riscatto nel nuovo contesto in cui vivono.

La dirigente Pipitone sottolinea l’attenzione a non trascurare nulla della loro giornata “l’impegno di questa scuola punta anche al loro tempo libero, incardinando attivita’ extrascolastiche che permettono agli stranieri di usufruire di ulteriori spazi di integrazione come il doposcuola e lo sport, affinche’ qualsiasi rischio di deviazione possa essere soppiantato dai principi culturali divulgati attraverso la scuola“.