Arriva a Roma la festa della ‘Scuola Popolare di Musica di Testaccio’

Dal 9 al 27 giugno i saggi di fine anno con gruppi, band e cori

ROMA – Una festa in musica aperta alla citta’. Dal 9 al 27 giugno nella sala concerti di piazza Giustiniani all’ex mattatoio a Roma la Scuola Popolare di Musica di Testaccio presenta i saggi di fine anno con piu’ di 40 gruppi (di improvvisazione, jazz, laboratori rock, folk, orchestre), tre big band, due bande, un’orchestra di organetti, una d’archi e una di musica tradizionale, un coro spiritual gospel, il coro di inni e canti di lotta e il coro dei Modi contadini di Giovanna Marini, in 18 giorni a ingresso libero di scambi, ascolto e divertimento. E un incontro tra grandi organici domenica 17 giugno, con piu’ di 150 musicisti per due bande e un’orchestra di musica tradizionale europea.

Una scuola che e’ figlia della Roma degli Anni 70, di quel clima di fermento politico e sociale del dopo referendum del ’74, eccitato pure dal successo del Pci alle amministrative del ’75. Quell’onda lunga che nella capitale avrebbe portato prima Giulio Carlo Argan, poi Luigi Petroselli, sullo scranno di primo cittadino. “La scuola nasce nel 1975 con un’occupazione, in anni di fermento, e ha continuato ad esistere con una struttura fuori dal tempo– spiega alla Dire Franca Renzini, socio ordinario, garante e responsabile dell’ufficio stampa dell’associazione culturale Scuola Popolare di Musica di Testaccio- Si e’ mantenuta la gestione assembleare: ogni allievo puo’ entrare in assemblea, diventare socio, decidere, votare. Nel corso del tempo pero’ la scuola si e’ evoluta e siamo passati in altri locali- precisa- finche’ il Comune non ci ha proposto di entrare al Mattatoio, una decina di anni fa”. E li’ inizia un’altra pagina di storia del centro culturale cittadino, come l’associazione ama definirsi dopo aver perfezionato negli anni il proprio ruolo all’interno del quartiere e una metodologia didattica originale. Un ruolo legato, come si legge sulla pagina web della scuola, “allo sviluppo di spazi per l’attivita’ musicale, alla diffusione e conoscenza di generi musicali poco diffusi ed alla valorizzazione delle iniziative giovanili”.

La scuola di Giovanna Marini, forte di un consenso cittadino che costringe in due anni a bloccare il numero di iscritti a 450 per motivi di spazio, conquista un suo posto in citta’, ma, nel quarantennale della sua fondazione (2017), dalla giunta Raggi cominciano ad arrivare minacce di sfratto e una richiesta di arretrati per oltre 700mila euro. “Si tratta di beni che l’amministrazione non puo’ affittare a prezzi di mercato, sono beni indisponibili– sottolinea Renzini- Nel corso del tempo questa scuola ha formato molti musicisti, abbiamo tantissimi iscritti e allievi, organici consistenti. Tra il coro di Giovanna Marini e la banda siamo piu’ di 100 persone, le bande ne coinvolgono 50/60, le orchestre oltre 30, abbiamo circa 900 allievi”. Come a dire, in tempo di sfratti i numeri contano, ma a fare la differenza e’ il modello proposto dalla scuola: “È un luogo trasversale– ragiona Renzini- si sta insieme e si suona”. Ma non manca la qualita’ dei percorsi: “Alcuni gruppi che si esibiranno ai saggi gia’ suonano– spiega la garante- Durante l’anno nella nostra scuola si tengono seminari, molti insegnanti vengono da fuori, abbiamo dato a molti giovani l’occasione di fare stage interessanti”. La forza dell’associazione sta poi nella eterogeneita’ dei generi: “Si spazia dal rock, al classico, al jazz, alla musica popolare, alla piccola orchestra di musica da ballo, passando dal coro gospel alle bande”. Un universo ricchissimo di esperienze e capacita’ di adattarsi al panorama musicale e culturale cittadino. ’40 anni di futuro’, come recita il claim sul sito. Un futuro intrecciato ad un’eredita’ che non puo’ essere sgomberata.