Scuola e sport, contro il bullismo ‘Campioni senza trucco’

Scuola e sport, contro il bullismo ‘Campioni senza trucco’

ROMA – Prevenzione, educazione, etica dello sport. Sono queste le parole chiave su cui si e’ sviluppata la discussione in ‘Campioni senza trucco. Diamo un calcio al bullismo con la salute in prima linea’, il convegno organizzato dal comitato provinciale di Roma dell’associazione nazionale ‘Atleti Azzurri d’Italia’ che si e’ tenuto oggi pomeriggio nel circolo Ufficiali dell’Esercito a Roma.

Un paradigma che dalle aule scolastiche ai campi sportivi puo’ aiutare a combattere quello che, secondo i relatori, e’ un fenomeno trasversale, per eta’ ed estrazione sociale.

“Non c’e’ bullismo solo tra i giovani, esiste anche nella societa’ civile, nei tribunali, negli ospedali, nelle fabbriche- dichiara nel suo intervento il professor Giuseppe Capua, membro della commissione medica della FIGC- Campioni senza trucco significa proprio questo: riuscire a raggiungere vittorie attraverso meccanismi etici, puri”.

Nella vita come nello sport, perche’ “il doping non e’ altro che un fenomeno di bullismo, dove chi si dopa se ne frega totalmente delle regole, della propria e dell’altrui tutela della salute, del rispetto per il prossimo”. Il bullismo “non si batte”, secondo Capua, ma si possono “trovare dei sistemi” per contrastarlo, a partire dalle scuole, che spesso sono teatro di episodi di prepotenza e violenza ai danni dei piu’ deboli”.

“Abbiamo approvato una legge sul bullismo, ma ci interessiamo troppo al colpevole e troppo poco alla vittima”, afferma Aldo Grauso, docente dell’universita’ Niccolo’ Cusano e psicologo dello sport, che traccia il profilo del ‘bullo’. “Un soggetto aggressivo, poco empatico, incapace di relazioni positive, spesso di sesso maschile, che si accompagna ai ‘bulli ansiosi’ o ai ‘bulli passivi’, che non presentano una violenza manifesta, ma soprattutto psicologica”.

È lo sport, in particolare l’etica dello sport, una delle possibili soluzioni al problema del bullismo, perche’ risponde alla sistematica attivazione di comportamenti ostili con la capacita’ di fare gruppo e di essere diversi insieme. Un modello che va trasferito in una quotidianita’ che, secondo il moderatore, Gennaro Colangelo, vive “la crisi del negoziato”, cioe’ di quell’attivita’ relazionale che parte “dall’accettazione delle differenze dell’altro, dall’assunto che possano esistere diversi punti di vista”, laddove senza l’intervento delle istituzioni deve agire quel tessuto di associazioni, in primo luogo quelle sportive, che possono “ricostruire un tessuto”.

Soprattutto tra gli adolescenti, che spesso diventano bulli perche’ “sofferenti a loro volta”, spiega la psichiatra specializzata nel trattamento dei disturbi alimentari dell’ospedale Bambino Gesu’ di Roma, Valeria Zanna, che sottolinea l’importanza dell’eta’ in cui si verificano questi episodi: “In adolescenza spesso il bullismo ha bisogno del gruppo per esprimersi- sottolinea- Quando togliamo questi ragazzi dal gruppo noi che li curiamo li troviamo smarriti, privi di capacita’ critica rispetto alle proprie azioni”.

Giovani che passano tante ore sui social, terreno di caccia per eccellenza per intercettare le proprie vittime. Lo sport puo’ diventare, pero’, strumento di protezione, occasione di educazione al rispetto delle diversita’, al fianco della scuola. “Dobbiamo essere noi gli esempi per i nostri ragazzi- ribadisce Ernesto Alicicco, gia’ medico sociale dells Roma- e la medicina sportiva e’ l’unica medicina preventiva che di fatto e’ rimasta. In alcuni sport, come nel calcio, il bullismo sta degenerando, perche’ siamo un Paese in cui non conta essere ma apparire. Gli allenatori spesso danno indicazioni sbagliate ai giovani- ragiona- invece di essere maestri di vita. Mettiamo a disposizione dei giovani la nostra esperienza, a livello alimentare, di allenamento, di riposo, perche’ questa e’ la triade antidoping”.