Festa di fine anno all'istituto Garibaldi di Roma

Festa di fine anno all’istituto Garibaldi di Roma

ROMA – “In un mondo che si sta sempre più chiudendo noi insegnamo ai ragazzi ad aprirsi”. Si chiude con questa frase della dirigente scolastica Patrizia Marini la festa di fine anno scolastico, dedicata all’alternanza scuola lavoro, all’Istituto agrario Garibaldi di Roma.

In questo anno scolastico appena concluso sono state tante le attività di alternanza scuola-lavoro che hanno coinvolto circa 500 studenti della scuola, e altrettante le iniziative a cui gli studenti hanno avuto la possibilità di partecipare.

Dalla ricerca, all’innovazione tecnologica, passando per la partecipazione, lo sport e arrivando alla legalità e alla cittadinanza. Tante tematiche affrontate che hanno come comun denominatore la partecipazione attiva e il coinvolgimento vero dei ragazzi. Di tutti gli studenti, nessuno escluso, con una grande attenzione agli alunni diversamente abili che grazie ai percorsi di inclusione scolastica, come ad esempio il laboratorio di orto integrato, hanno potuto prendere parte ad attività formative e professionalizzati.

Attività che “hanno messo in luce cosa hanno dentro i nostri ragazzi – ha sottolineato la preside Marini – valori e capacità che a volte nelle ore curriculari non riusciamo a far emergere perché non riusciamo a guardare oltre l’orizzonte e vedere che ragazzi eccezionali abbiamo”. Attività fuori e dentro la scuola che già di per sé offre tante possibilità: “Abbiamo un’azienda – spiega Patrizia Marini – di 100 ettari, un oliveto storico che conta 1500 piante che è stato riabilitato e il prossimo anno riattiveremo il frantoio con un impianto innovativo che ci farà diventare centro specializzato del settore in tutta Italia”. Oltre ai tanti hackathon e agli eventi organizzati o ai quali il Garibaldi ha partecipato, i percorsi di alternanza con diverse realtà – tra cui anche l’esercito grazie al circolo ufficiali delle forze armate d’Italia – hanno permesso agli alunni di coniugare saperi e modalità operative, ad imparare lavorando applicando i contenuti teorici appresi in classi e rimotivando così i ragazzi.

E’ Martina Conidi, a prendere la parola a nome degli studenti, testimoniando con le sue parole l’importanza di aver potuto svolgere percorsi di alternanza scuola lavoro e, nel suo caso, di un percorso nato dal basso, dagli stessi studenti, con un progetto che prevede la risistemazione della serra tunnel per piante officinali che poi lavoreranno nei laboratori. Un progetto che la stessa Martina ha definito altamente formativo e non solo per quanto riguarda la professione. Si commuove infatti la ragazza quando racconta che il laboratorio ha coinvolto attivamente un loro compagno disabile: “Vogliamo si possa sentire come noi e tante volte è decisamente migliore di noi”. E’ questo che fa la differenza: il sentirsi parte di una comunità. Una comunità che nasce a scuola trasformandola in una casa.

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