A Lampedusa la comunità è cambiata dopo il 3 ottobre 2013

La preside Rosanna Genco racconta un’istruzione aperta e accogliente

 

LAMPEDUSA – L’isola che guarda dritta alla Libia, collocata nel cuore del Mar Mediterraneo, ha vissuto la parte piu’ drammatica del fenomeno migratorio, quella senza i filtri della televisione, quella che mostra la crudelta’ del destino quando la speranza di una nuova vita ha il seguito piu’ drammatico: la morte. È da qui che e’ partito il Miur, attraverso una progettazione che si e’ avvalsa della collaborazione dell’Istituto di ortofonologia, per dare un supporto concreto agli studenti che hanno vissuto il dramma del 3 ottobre 2013. Uno screening iniziale ha permesso di individuare le criticita’ che i giovani stavano attraversando dopo lo choc e il disorientamento di un fatto vissuto come una tragedia. La scuola non poteva che essere il principale contesto in cui avviare un percorso di consapevolezza, gia’ intrapreso dagli stessi docenti che avevano spinto i bambini a portar fuori le loro emozioni attraverso i disegni. Il percorso durato circa sette mesi, che ha coinvolto tutti, ha fatto della musica il suo principale strumento, quale percorso di conoscenza delle antiche tradizioni, al fine di maturare la consapevolezza di cosa significa vivere in questa terra. Il monitoraggio iniziale ha portato alla luce i disagi dei bambini, per i quali sono state previste figure professionali di supporto. Da quel 2013 la scuola di Lampedusa e’ diventata centro di attenzione di tutto il mondo, punto di focalizzazione per il fenomeno migratorio e non solo. Da quella realta’ era possibile conoscere i valori e i principi che fanno di tutta la popolazione isolana, una comunita’ d’incondizionata accoglienza. “Il lavoro formativo puo’ contare su uno staff di docenti molto motivati- afferma Rosanna Genco, preside dell’istituto Luigi Pirandello di Lampedusa- la prima vera inclusione parte da loro che ogni anno vivono l’arrivo di nuovo personale che si integra e fa gruppo con delle dinamiche sociali che nell’isola sono regole di ordinaria quotidianita’”.

Cosi’ si crea una valida squadra di lavoro, capace di lanciare idee progettuali durante una serata in pizzeria o nei momenti di incontro che la scuola offre scegliendo di restare aperta sempre e dando la possibilita’ a tutti di utilizzare gli strumenti a disposizione. Rosanna Genco racconta l’organizzazione del sistema scolastico valorizzando quelle peculiarita’ che non si trovano in altre realta’ formative. Oltre mille studenti sono aggregati sotto un’unica dirigenza che comprende anche i 40 dell’isola di Linosa; l’istruzione superiore si avvale di un liceo Scientifico e del piu’ recente istituto turistico e alberghiero. Si guarda all’universita’ ma nell’ottica di tornare sull’isola, rinforzando un attaccamento alla terra che e’ sacro. L’evoluzione commerciale e’ arrivata anche in quest’angolo di paradiso, trasformando il tessuto sociale in una nuova fascia di imprenditori che si sono affermati anche senza aver seguito uno specifico percorso formativo. Il potenziale economico del settore turistico puo’ causare una distorsione all’importanza della formazione scolastica, ma viene riconosciuta la centralita’ della scuola nella vita sociale dell’isola. C’e’ una forte compartecipazione d’iniziative e attivita’ che vivacizza Lampedusa e una presenza continua di studenti provenienti da ogni parte del mondo. “Fra i tanti progetti che hanno coinvolto la scuola- dice Genco- ce n’e’ stato che uno ha dato una spinta particolare, portandoci ad includere l’indirizzo musicale, a creare un coro e rafforzare l’orchestra; ovvero il progetto ‘Le nuove vie dei canti’, ideato da Guido Barbieri, che per sei mesi, ha coinvolto la scuola primaria e secondaria di primo grado nei laboratori musicali condotti da quattro tra i piu’ affermati musicisti italiani, Antonio Caggiano, Anna Di Baldo, Gianluca Ruggeri e Fulvia Ricevuto”.

L’inclusione e’ la regola dell’attivita’ scolastica sotto ogni sua sfaccettatura, perche’ Lampedusa e’ un territorio aperto allo straniero, da sempre, compreso il 2011 quando l’isola era affollatissima di immigrati, e nonostante i rischi di sicurezza, si bandivano tavolate per tutti e si condivideva il vestiario; l’aiuto reciproco ha portato la gente ad aprire le proprie case. Oggi la presenza di stranieri e’ limitata alle poche famiglie extacomunitarie che risiedono stabilmente, provengono da diverse nazioni, pochissimi dall’Africa. Quella presenza massiccia si e’ dispersa come una forte onda che torna indietro. Di quel passaggio sono rimasti i cuori pieni d’amore, la conoscenza delle difficolta’ di vita di chi e’ nato nei paesi africani. Gli occhi tristi di quelle donne ospiti della collaboratrice della dirigente, Elisa, per il pranzo di Natale del 2013, difficilmente si dimenticano. Erano sguardi che parlavano della sofferenza vissuta per essere state ridotte schiave, anche se, non lo avrebbero mai ammesso; una di loro fu, persino, considerata morta e rinchiusa in un sacco di plastica. Oggi sono rinate, all’estero, vivono la loro vita da mamme e portano dentro il segno di quel 3 ottobre. Chi e’ rimasto e’ Adam che frequenta l’ultimo anno di liceo, e che e’ stato accolto come un figlio da una famiglia per la quale lavora. La scuola di Lampedusa non racconta ma riflette la vita reale del fenomeno migratorio, in tutte le sue forme, nelle dinamiche relazioni cosi’ come nei luoghi: i 368 alberi in memoria delle vittime del naufragio, il cimitero delle barche, il museo che raccoglie gli oggetti che sono stati ritrovati, la porta d’Europa. Lampedusa e’ luogo di ricerca e di studio.