Libertà e detenzione, il racconto del liceo di Canicattini Bagni

Libertà e detenzione, il racconto del liceo di Canicattini Bagni

ROMA – “Anche quest’anno abbiamo portato avanti il progetto ‘Dentro e fuori’ che mira a creare momenti di riflessione e incontri per scoprire e mettere a confronto il sistema carcere con gli studenti”. Così la professoressa Rita Palermo del Liceo Scintifico di Canicattini Bagni racconta l’esperienza vissuta dagli studenti della scuola.

“L’intento – continua – è quello di far incontrare due mondi paralleli, il carcere di Noto e il Liceo Scientifico di Canicattini Bagni, per riflettere insieme sul confine molto sottile di trasgressione e illegalità, e di giustizia e pena”.

 

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Le alunne: Erika Ficara, Ilenia Crispi, Ivana Pantano, Roberta Altomare, Valeria Belfiore, la docente del liceo Canicattini Bagni Rita Palermo e la docente dell'IPSIA casa di Reclusione di Noto Maria Mondo.

Il 21 giugno scorso le ragazze della 5A hanno incontrato i detenuti di Noto. “Sono entrati in contatto – racconta la professoressa – non con qualcosa di astratto o con una realtà che potrebbe sembrare molto lontana da loro, ma con delle persone, con dei percorsi di vita infelici e sfortunati e all’interno di quelle mura considerati come un numero senza identità”.

“L’aula in cui siamo stati ospitati era molto accogliente – prosegue Rita Palermo –  al centro del dibattito l’individualità dei singoli, le loro storie, certe loro frasi toccanti, tristi e dolorose e il motivo della loro reclusione”.

“Certe iniziative come la scuola, il giornale o lavorare al di fuori del carcere sono percorsi che aiutano e conducono verso una certa rieducazione”, sottolinea la docente.

“In poco tempo sono riusciti a far comprendere alle ragazze che la prigione non è ciò che si vede in televisione o che si legge nei giornali, ma che all’interno di ciascuna persona c’è un mondo a sé che ha portato a commettere quel crimine, si leggeva nei loro occhi la voglia di rinascere, di ricominciare una nuova vita.”

“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità ma devono tendere alla rieducazione del condannato”, recita l’articolo 27 della Costituzione.

“Questi uomini, il destino dei quali è già scritto, ci hanno fatto comprendere la portata di un’ingiustizia terribile che comporta il passare il resto della loro esistenza all’interno di quest’edificio. Nonostante ciò, era evidente in alcuni di loro un ‘briciolo’ di speranza che qualcosa possa cambiare, una motivata voglia di vivere, e quella speranza era nei giovani adolescenti presenti in quel momento, che il loro impegnarsi potesse rendere il futuro più umanizzante. Il valore della vita molto spesso viene dato per scontato e non ne viene colta la vera importanza, ma per loro è ancora più prezioso, è qualcosa che hanno perso e vogliono riconquistare, attraverso un graduale inserimento nella società che possa ricreare una nuova prospettiva di vita”, conclude.

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