Stronger - Io sono più forte, la storia vera di Jeff Bauman al cinema

Stronger – Io sono più forte, la storia vera di Jeff Bauman al cinema

La recensione di diregiovani.it

ROMA – È il 15 aprile 2013. Jeff Bauman è un uomo qualunque che aspetta la fidanzata al traguardo della maratona di Boston. Vuole farle una sorpresa: ha intenzione di riconquistarla e crede che quella sia l’occasione perfetta. Non sa che di lì a poco due esplosioni cambieranno radicalmente la sua vita, trasformandolo in un eroe, ma anche in un uomo condannato ad un’eterna invalidità. Questa è la storia vera raccontata in “Stronger- Io sono più forte”, film diretto da David Gordon Green e tratto dall’omonimo libro di Jeff Bauman e Bret Witter, nelle sale italiane a partire dal 4 luglio.

Un realismo tragico ma composto

Ciò che si percepisce immediatamente è la volontà di conferire all’opera un forte realismo: si sta raccontando una storia vera, e il film deve trasmettere quella “verità”.

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Il regista riesce a catturare l’atmosfera e la cultura della classe operaia di Boston, attraverso ambientazioni e personaggi perfettamente costruiti. Come spiega Lieberman, uno dei produttori, ogni volta che è stato possibile si è scelto di utilizzare i luoghi in cui i fatti sono realmente accaduti. Ciò permette allo spettatore di immergersi negli eventi in maniera totale, vivendo e soffrendo insieme a Jeff. E questo suscita un sentimento di profonda empatia, non solo nei confronti del protagonista, ma pure della sua famiglia. Un’empatia ottenuta anche grazie a performance attoriali impeccabili: se quella di Tatiana Maslany, nel ruolo di Erin, la fidanzata di Jess, è eccezionale, quella di Jess di Jake Gyllenhaal è a dir poco perfetta. E infatti la narrazione degli eventi non getta mai ombra sull’approfondimento delle personalità dei personaggi, le cui reazioni sono rese in maniera impeccabile attraverso una sceneggiatura veramente ben scritta, perché misurata, composta, mai sentimentale o eccessivamente tragica.

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L’impatto scioccante di alcune situazioni portate in scena sarebbe potuto facilmente scadere in una stucchevole rappresentazione del dolore, ma in “Stronger” non è mai così: il film è pervaso da un piacevole e macabro umorismo, tipico dei cittadini di Boston, che smorza i toni e concede un sorriso in mezzo alla tragicità.

L’eroismo forzato di Jeff

Bisogna sottolineare che “Stronger” non è un film sul terrorismo. È un’opera che si concentra sull’elaborazione di una tragedia, sul cambiamento improvviso e inaspettato dovuto ad un’ imprevedibile invalidità. L’analisi delle reazioni del protagonista, della fidanzata e dei familiari la fa da padrone.

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Jeff guadagna un’inaspettata popolarità, diviene un eroe agli occhi dei suoi cari e della gente, che lo definisce il simbolo di “Boston Strong”: è stato lui a permettere la cattura degli attentatori attraverso la sua preziosa testimonianza. Ma il dramma che vive non viene mai pienamente compreso da chi lo circonda ed è vissuto in maniera profonda e personale nella sua intimità.

Jeff non si sente un eroe, si riconosce sempre come il ragazzo un po’ scanzonato e bambinone che era prima dell’attentato. La società pretende che lui sia un esempio, il simbolo della resilienza americana, più forte di tutto. La madre diviene quasi la sua “manager”, fiera del “figlio eroe”. Ma Jeff si sente semplicemente un invalido. La crescita personale a cui è forzatamente portato verrà messa in moto concretamente solo da Erin, la fidanzata: il vero “eroismo” di Jeff sarà quello di maturare soprattutto nella relazione con la compagna, attraverso delle scelte di vita per lui prima impensabili.

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Nel complesso, “Stronger- Io sono più forte” è un film godibile, in cui lo sfondo tragico lascia spazio non solo all’umorismo, ma anche ad interessanti riflessioni di carattere più generale, che dimostrano quanto spesso i media riescano a distorcere la figura di un uomo in nome di un nazionalismo che spesso contrasta con l’umanità dei protagonisti dei grandi casi di cronaca.