Lunar City a Venezia 75. La Luna: passato presente e futuro dell'umanità

Lunar City a Venezia 75. La Luna: passato presente e futuro dell’umanità [VIDEO]

Tante ancora le incognite, ciò che è certo è che dopo quasi 50 anni e 12 allunaggi la Luna rappresenta ancora il futuro.

Sono passati 49 anni da quel 20 luglio 1969 giorno in cui Neil Armstrong toccò, per la prima volta nella storia dell’umanità, il suolo lunare, ma il fascino dell’unico satellite della Terra è rimasto intatto. Non è un caso infatti se alla 75esima edizione della mostra del Cinema di Venezia sia stato presentato il trailer di ‘Lunar city’ il docufilm di Alessandra Bonavina prodotto da Omnia Gold Studios Production in collaborazione con Asi e Nasa.

“Lunar city è un documentario e non fantascienza e racconterà la Luna che verrà- ha dichiarato la Bonavina- il futuro delle prossime missioni lunari che cambiano molto quella che è stata la missione del 1969: innanzitutto questa è nata come una sfida tra i Paesi, questa volta sarà una cooperazione. Dovremmo vivere le prossime missioni come genere umano, quindi tutti insieme in collaborazione per esplorare lo Spazio più profondo”.

La pellicola è il secondo capitolo della trilogia ‘Expedition’ curata dalla regista Bonavina, dopo il primo docufilm sulla Missione Vita che aveva come protagonista Paolo Nespoli.

Nespoli che ha presenziato alla proiezione del docufilm insieme a Roberto Vittori. Una presenza sul red carpet nella speranza che “i ragazzi si concentrino sulla scienza e che, quando pensano a cosa fare da grandi, decidano di mettere la scienza e l’ingegneria tra le cose da fare. 

Diventare astronauti non solo non è impossibile, ma permette di fare una vita nella quale ci si diverte. Se passare sul tappeto rosso di Venezia può aiutare a dare un’immagine positiva della scienza, lo faccio ben volentieri. Torneremo sulla Luna e questa volta lo faremo per restarci”.

‘Lunar city’ vuole raccontare le sfide presenti e future, le tecnologie più avanzate e l’impegno di uomini e mezzi che porteranno il genere umano a ritornare sulla Luna e conquistare lo spazio profondo.

In previsione della chiusura della Stazione spaziale internazionale fissata al 2024, per la Nasa è ora di guardare all’orbita della Luna e costruire un avamposto umano che sarà la base per le future missioni interplanetarie e per la conquista umana di altri pianeti, primo fra tutti Marte. 

Una stazione spaziale in orbita cislunare potrebbe essere il primo punto di partenza per le future esplorazioni, con l’idea di seguire lo stesso approccio di cooperazione internazionale che ha caratterizzato l’esperienza della Iss.

Non a caso sono diversi i partner commerciali e internazionali, agenzie spaziali e aziende private che contribuiranno alla realizzazione del Deep Space Gateway per l’esplorazione umana dello Spazio. 

Gli strumenti pratici per la costruzione del Gateway saranno la Space Launch System, il vettore super-pesante della Nasa, attualmente in fase di sviluppo, e l’Orion, la capsula per il trasporto dell’equipaggio. La scelta dell’orbita cislunare, una particolare orbita tra la Terra e la Luna, è dettata essenzialmente dal vantaggio che offre. 

Si tratta di un ambiente di Spazio profondo relativamente vicino, dove è possibile acquisire esperienza per le missioni umane verso l’interno del Sistema solare, accedere facilmente alla superficie della Luna con missioni robotiche e con la possibilità di tornare sulla Terra in tempi rapidi. Oltre al fatto che evitando di lanciare dalla Terra si otterrà un grande risparmio di carburante. 


In un futuro non così lontano, grazie alla stazione cislunare, gli astronauti potranno partire dalla Terra con una normale capsula Orion, attraccare dopo qualche giorno al Gateway e poi far rotta verso lo Spazio interplanetario a bordo del Transport.


Naturalmente per rendere possibile tutto ciò ci sono vari problemi tecnici da risolvere, uno di questi riguarda il sistema di riscaldamento. In passato il gelo è stato fatale più volte. Un esempio è il rover Lunochod 2, che si spense in una fredda notte lunare di gennaio del 1973, quando il suo sistema di riscaldamento radioattivo gradualmente andò fuori uso dopo appena quattro mesi di lavoro. 

Le missioni Apollo, invece, dotate di equipaggio, permettevano agli astronauti di calcare il suolo lunare solo per un periodo di tempo limitato a pochi giorni e sempre durante la fase diurna. Da adesso in poi l’impostazione è da cambiare, la Luna va resa abitabile anche durante la sua gelida notte. 

Finora il mezzo più utilizzato era il riscaldamento tramite energia radioattiva, ma il suo costo è stato giudicato troppo elevato, senza contare le difficoltà di spedizione. Dunque va percorsa un’altra strada. Pensando alla costruzione di una base lunare permanente, riparata dalle radiazioni, il problema da risolvere resta il modo in cui l’equipaggio possa essere tenuto al caldo durante la notte, in una situazione confortevole. 

Sono due gli approcci seguiti, entrambi basati sulla massa termica, la capacità del suolo lunare di assorbire e immagazzinare energia ricevuta dalla luce del Sole.
Un’ipotesi coinvolge un intricato sistema di riflettori che potrebbero fornire il calore necessario ai rover, ma non sarebbe in grado di provvedere calore sufficiente per una base lunare.


Una soluzione modulare prevederebbe invece un sistema di scambio di calore costituito da numerosi specchi, con un motore termico e dei tubi adeguati. L’idea è quella di sfruttare le capacità di assorbimento delle polveri lunari, le quali sono in grado di immagazzinare energia quando vengono colpite dalla luce solare, per poi rilasciare calore durante la notte. 


Durante il giorno il motore termico potrebbe funzionare direttamente grazie alla luce del Sole, mentre, contemporaneamente, potrebbe accumulare il calore in eccesso. Durante la notte il motore continuerebbe ad essere attivo e funzionante grazie all’energia rilasciata dalle polveri.


Le due tecnologie vanno ora sperimentate, si passerà alla fase delle simulazioni fino ad ottenere un prototipo che possa confermare, tramite test, le intuizioni della fase teorica. 

 

Tante ancora le incognite, ciò che è certo è che dopo quasi 50 anni e 12 allunaggi la Luna rappresenta ancora il futuro.