Genova, si torna in classe tra paura e dolore ma guardando al futuro

Genova, si torna in classe tra paura e dolore ma guardando al futuro

ROMA – Riparte lunedì l’anno scolastico a Genova, come ogni anno tra aspettative e paure. Degli studenti, dei genitori, dei docenti e della città che sa che il traffico aumenta in modo esponenziale negli orari di entrata e uscita degli alunni. Ma questo settembre a Genova si respira un’aria diversa, quella di una città ferita che piange le sue vittime e si chiede come affrontare la già difficile viabilità dopo il crollo del ponte Morandi quando anche bambini e ragazzi torneranno a scuola. “Non sappiamo cosa aspettarci, lo scopriremo”, è la frase che ripetono tassisti, commercianti, cittadini.

Una città costretta a rivedere i percorsi da fare per raggiungere i luoghi di lavoro, di studio e di svago. Dal 14 agosto scorso tutto è cambiato e la prova più grande per la viabilità è il rientro a scuola dei circa 90mila studenti. Non solo gli alunni costretti a lasciare le loro abitazioni sotto al Viadotto Polcevera ma anche coloro che viaggiano dai paesi limitrofi alle diverse zone della città.

Si torna dunque tra i banchi, con l’incognita del traffico, e con la necessità di condividere un vissuto che ha colpito la cittadinanza. Direttamente o indirettamente tutti – studenti e docenti – hanno la necessita’ di ripartire insieme, elaborare e affrontare un nuovo anno che inizia. C’e’ chi ha perso qualcuno di caro e chi ha indirettamente vissuto il lutto, ma tutti hanno subito un trauma che sanno di dover affrontare. Lo hanno dimostrato i tantissimi insegnanti del comprensivo di Campomorone che hanno preso parte al consiglio d’istituto straordinario convocato dalla dirigente scolastica Elena Tramelli. Uno degli alunni della scuola non tornerà tra i banchi, vittima del crollo del ponte Morandi insieme ai suoi genitori. Un dolore vivo che necessita di condivisione, per essere elaborato, compreso ed espresso. E come spesso accade la comunità scolastica diventa il luogo dove ritrovarsi, stringersi in un abbraccio collettivo, per non dimenticare, per tenere vivo il ricordo ma allo stesso tempo ripartire, dando un senso ad un nuovo anno che inizia. Ad un percorso in salita, ma più facile se vissuto insieme.