Un ponte di speranza per ripartire, la lettera di un docente

Un ponte di speranza per ripartire, la lettera di un docente

GENOVA – La fine e l’inizio, l’arrivo e la partenza. Ma sopratutto il percorso, il cammino del presente che ricorda il passato ma guarda il futuro. É questo quello che un professore ha cercato di trasmettere ai suoi alunni attraverso una lettera letta in occasione dell’apertura dell’anno scolastico alla scuola media ‘Alice Noli’ di Campomorone, in provincia di Genova.  Stefano Piana, si chiama così il docente, ha provato a rispondere alla complessita’ della vita con una lettera scritta di getto, indirizzata alla giovane Petra: “Durante le vacanze molti dei tuoi compagni mi hanno scritto. So che se fossi ancora qui con noi anche tu mi avresti scritto con la stessa cura e attenzione con cui hai svolto i compiti delle vacanze dello scorso anno, quanto vorrei poter leggere la tua lettera”.

Un sogno irrealizzabile perché Petra, lo scorso anno si è tolta la vita. E proprio il primo giorno di scuola a Genova quest’anno è coinciso con il primo anniversario dalla sua morte, in un anno scolastico che ha dovuto subito affrontare una grande tragedia, il crollo del Ponte Morandi. Un accavallarsi di sentimenti, emozioni, paure che la scuola ‘Alice Noli’ ha dovuto scegliere come affrontare. Al professor Piana, riaprire l’anno, in classe, seduti sui banchi con l’assenza di Petra e il trauma del crollo del ponte sembrava privo di senso, difficile da gestire e da sopportare per gli studenti e l’intera comunità scolastica che piange anche la perdita di Samuele, uno dei bambini morti nel crollo del viadotto Polcevera che frequentava la primaria nello stesso istituto comprensivo delle medie. E così la scelta di ri-cominciare da dove avevano finito lo scorso anno, sulle montagne che abbracciano Genova. In particolare da Punta Martin, meta scelta all’interno di un progetto svolto dalla classe con il CAI.

Nella lettera il professore ricorda i primi giorni dell’anno scolastico 2017-2019: “Ricordo i tuoi occhi luminosi il tuo sorriso caldo ho letto in te – pensa! – la gioia e il desiderio di esserci… e resto convinto fosse cosi'”. “Posso solo immaginare la disperazione che si era impadronita della tua mente e del tuo cuore- prosegue Piana- che ti ha via via privata della volontà lasciandoti solo la determinazione di non far vedere quel male a chi volevi bene: la tua famiglia, i tuoi amici, noi… Ma è proprio con questo inganno che la disperazione vince. La si può sconfiggere solo aprendosi, parlando, raccontando, affidando i dubbi e i tormenti del nostro cuore a chi ci vuole bene”.

Oltre il dolore nella lettera c’è spazio all’oggi e al futuro: “Insieme, ascoltandoci, dandoci una mano, con i genitori sempre presenti, abbiamo raggiunto il traguardo di arrivare qui oggi. Un traguardo che è anche una partenza: la terza media”. Un anno, questo appena iniziato, che segna non tanto l’arrivo, la chiusura di un percorso ma la partenza verso qualcosa di nuovo. Un passaggio della lettera si sofferma sul crollo del 14 agosto, che ha “diviso la Val Polcevera dal Ponente rendendo così più difficile il nostro itinerario di oggi. Ma non impossibile”. Ma è proprio dai “ponti” che si sceglie di ripartire.

“Ricorderai che mi piace ragionare sulle parole, sulla loro storia, sulla loro origine. La parola in cui desidero racchiudere il senso del nostro percorso è ‘pontefici’. Pontefici di speranza, non alunni e non solo gli alunni”. E ancora evidenza il docente “costruttori di ponti, di ponti di speranza. Insieme si può. Possiamo superare il baratro dell’incertezza. Forse è proprio questo il compito della scuola aiutarci a diventare tutti architetti e ingegneri di vita”. E tutti gli studenti, accompagnati dai loro insegnanti, giorno dopo giorno, costruiranno il loro “ponte di speranza che parte da noi, dal nostro gruppo e arriverà là dove inizia la strada di ciascuno pronto a proseguire la sua via. Un ponte- conclude- nel quale ci sei anche tu Petra, pietra che sempre terra’ unite le nostre strade”.