L'ARTE DELLA PASTA

DONATELLA E SERENA IMPRENDITRICI SFOGLINE CON L'OMBELICO DI VENERE

di Fabrizia Ferrazzoli

di Fabrizia Ferrazzoli

Roma – È davanti a un bicchiere di vino che spesso si prendono le decisioni migliori, è successo così a Donatella e Serena, due amiche che tra l’ironia di un momento e lo sfinimento di un periodo si sono dette: «Mettiamoci in gioco e facciamo la pasta».

Così quasi un anno fa, era il 9 dicembre del 2017, apre a Roma L’Ombelico di Venere, praticamente il regno del tortello, del raviolo fatto a mano, dello spaghettone ma anche della sfoglia di lasagna.


Un laboratorio nato dalla passione e dalla determinazione di due ragazze – figlie degli anni Ottanta – che, contro tempo e fuori da ogni schema, hanno posato tacchi e tailleur per compiere una piccola rivoluzione a base di acqua e farina, uova e “olio di gomito”.

Una laurea in filosofia, un master sulla responsabilità sociale d’impresa e cinque anni impiegati a lavorare nel mondo associativo, per lo più dell’igiene ambientale: questo è il vissuto di Donatella che, a un certo punto, dopo la continua condizione di precarietà ha voltato pagina e puntato su di sé, stravolgendo i suoi piani. Ad insegnarle l’arte del mestiere è Serena, che da La Spezia è arrivata a Bologna per studiare Lettere Moderne all’università: è nella città emiliana che per la prima volta ha visto “sfogliare” le tagliatelle, era ospite al pranzo della domenica dalla nonna di un’amica e ha avuto l’illuminazione. Senza esitazioni a 25 anni ha abbandonato ogni velleità letteraria per mettere le mani in pasta e frequentare la scuola internazionale di sfoglia, la famosa “Vecchia Scuola Bolognese”. È così che Serena si è messa sui suoi passi e dopo aver lavorato in diversi pastifici locali è arrivata nella capitale in cerca di nuovi stimoli; a Roma ha tenuto corsi sulla sfoglia per il Gambero Rosso e altre rinomate scuole di cucina e nel frattempo ha continuato a tirare la pasta al mattarello. Un lavoro massacrante e troppo spesso poco gratificante sotto il punto di vista economico. Solo aprendo un pastificio tutto suo Serena avrebbe fatto i conti con i sacrifici degli ultimi anni e raccolto un po’ di quelle soddisfazioni che tanto meritava.

«Quando fai quello che ti piace nel tuo laboratorio le gratificazioni sono tante»

Donatella grazie a Serena ha scoperto un lato di sé che non conosceva: la manualità. Perché chiudere un tortellino non è arte per tutti, si tratta di «un minuscolo fazzolettino di pasta che devi modellare più e più volte prima di raggiungere quel tipo di forma». «Sfida – ci racconta Serena – superata brillantemente e a tempi record».

Con queste premesse le ragazze hanno deciso di cimentarsi davvero in un pastificio tutto loro, con la consapevolezza di due vissuti diversi ma un obiettivo comune: realizzare qualcosa che dipendesse esclusivamente dalle loro forze, dove mettere in gioco energie e capacità.

Ci è voluto più o meno un anno per ideare e realizzare il progetto, senza potere d’investimento sembrava un’impresa impossibile: è grazie al bando della Regione Lazio Fondo Futuro che hanno avuto la forza di iniziare. Poi L’ombelico di Venere ha preso forma e queste due ragazze sono diventate imprenditrici “sfogline” a tutti gli effetti.

Una “bottega” la loro ispirata alla volontà di recuperare quella tradizione legata alla produzione di pasta che l’industria alimentare e il poco tempo hanno quasi estinto. Un lavoro che inizia dalla scelta delle materie prime privilegiando i piccoli produttori locali così da creare un piccolo grande circolo virtuoso tra micro imprese. Ma non solo, all’artigianato della pasta Donatella e Serena hanno unito la filosofia dello street food, così chi va a trovarle può approfittare di una cucina veloce, da mangiare subito o da portare via in un packaging che esclude completamente la plastica ed è compostabile, perché le loro scelte puntano sì al recupero degli antichi sapori ma anche al rispetto dell’ambiente.

In poco meno di dodici mesi il laboratorio è diventato un punto di riferimento per il quartiere e non solo.
Tra le cose più belle che potessero capitargli c’è stato l’incontro con  Tommaso Pennestri, chef che dopo aver assaggiato la pasta ha voluto incontrarle per poi scegliere L’Ombelico di Venere fornitore ufficiale della sua rinomata trattoria. E ancora la partecipazione a Viva la Pasta! IL FESTIVAL che le ha viste campionesse d’incasso da Eataly lo scorso giugno.

Braccio e mente di questo speciale laboratorio, Donatella e Serena lavorano insieme tra le otto e le dieci ore al giorno, alzano e abbassano la serranda della loro bottega di cui tirano le somme a fine giornata e a fine mese.

Preparano, stendono, tagliano, chiudono, puliscono e gestiscono amministrazione e contabilità. È questa l’essenza di una bottega degli anni Duemila, che ha il sapore di nonna, il profumo dei giorni di festa ma anche il piglio e la lucidità di due brillanti e responsabili imprenditrici trentenni.

#faccioquellochemipiace

Diregiovani.it presenta la nuova rubrica #faccioquellochemipiace: la storia di chi fa da sé, si inventa e ci riesce, di chi ha dato una svolta alla vita con mosse vincenti e rivoluzionarie. Racconti felici di chi osa e tenta di realizzare le proprie aspirazioni professionali. Documenti che parlano di un pezzo d’Italia, quella più laboriosa e spesso silenziosa. Storie di una generazione che cambia e che cresce, con un pizzico d’incoscienza e una sana dose di resilienza. 

 
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