Stem for Youth, come avvicinare i giovani alle materie scientifiche

Stem for Youth, come avvicinare i giovani alle materie scientifiche

ROMA – Nell’era della multimedialità e della tecnologia, i giovani europei continuano a preferire discipline umanistiche per il loro futuro, mostrando poco interesse per il settore delle STEM, l’acronimo che unisce in sé scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. Solo il 3% degli studenti del Vecchio Continente si specializza in settori tecnico-scientifici, rispetto al 20% degli asiatici. Un ritardo che a lungo andare potrebbe provocare un freno allo sviluppo, sempre più orientato verso il settore delle tecnologie. Il dipartimento di Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri ha raccolto la sfida lanciata dal programma europeo ‘STEM for youth’, promuovendo il progetto ‘In estate si imparano le STEM’, veri e propri campi estivi delle scienze pensati per favorire lo studio e l’apprendimento delle discipline scientifiche fin dalle generazioni più giovani. “Secondo uno studio riportato da Science – spiega la consigliera Monica Parrella all’agenzia di stampa DIRE – i bambini iniziano ad avere molto presto pregiudizi legati all’apprendimento delle materie scientifiche”, una tendenza che può essere arrestata investendo in formazione e orientamento sin dalla giovane età.

“I campi estivi realizzati in collaborazione con università e grandi imprese – continua la consigliera Parrella – hanno proposto uno studio delle scienze meno teorico, mettendo in contatto i bambini con strumenti e materiali specifici, che poi sono rimasti a disposizione delle scuole”. Più di un terzo delle bambine che hanno partecipato ai campi estivi si sono iscritte a licei scientifici o istituti tecnici, dimostrando come un metodo stimolante possa suscitare l’interesse verso le scienze.

In Italia – tra i Paesi con il più altro numero di laureati in discipline umanistiche – il problema assume forme ancor più allarmanti se si considera il gender gap. L’86% dei tecnici STEM sono uomini, mentre le donne continuano a preferire l’insegnamento e lo studio delle belle arti. “È un tema sociale e allo stesso tempo ambientale – commenta Monica Parrella – le carriere scientifiche sono considerate meno femminili anche perché scelte in prevalenza da uomini. Bisogna stimolare le ragazze a intraprendere questi percorsi perché solo aumentando la presenza femminile possono crearsi situazioni lavorative più eque”.

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