Allarme dispersione, il dossier su istruzione 'Colabrodo'

Allarme dispersione, il dossier su istruzione ‘Colabrodo’

ROMA – Un’emorragia, l’ha definita il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un fenomeno che sottrae energie a tutto il Paese, per il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. È la dispersione scolastica, un problema sociale che si fa sempre piu’ preoccupante, secondo quanto emerge dal dossier ‘Scuola colabrodo’, pubblicato dalla rivista ‘Tutto scuola’ e approfondito sul settimanale d’attualita’ ‘L’Espresso’. Se n’e’ parlato questa mattina all’istituto ‘Leonardo da Vinci’ di Roma, per riflettere sugli ultimi dati ed individuare soluzioni congiunte.

“Il dossier conferma i numeri che purtroppo gia’ conosciamo- ha scritto il ministro Bussetti nella lettera di saluto ai partecipanti- e’ un fenomeno storico che esige subito una risposta concreta. Non possiamo piu’ rimandare. Ogni ragazzo escluso e’ un’occasione persa per il Paese, per questo dobbiamo intervenire a partire dalle aree piu’ problematiche del Paese”.

Dal 1995 a oggi, sono 3 milioni e mezzo gli studenti che hanno abbandonato la scuola statale, su oltre 11 milioni iscritti alle superiori. Una perdita culturale ma anche economica e sociale, se e’ vero che studiare di piu’ vuol dire anche avere una salute migliore, abbattere la criminalita’ e aumentare le aspettative di lavoro. E il costo della dispersione e’ enorme: 55 miliardi di investimenti che non tornano nelle casse dello Stato.

“Abbiamo speso male le risorse a disposizione, ma gli investimenti ci sono stati.- commenta l’onorevole Valentina Aprea, responsabile Scuola di Forza Italia- Abbiamo sbagliato, ma delle strategie sono state fatte. Oggi i ragazzi sono cambiati e noi non riusciamo a stare al loro passo. Noi dobbiamo puntare sull’apprendimento, non solo sull’istruzione dall’alto verso il basso ma sull’acquisizione delle competenze”.

Lapidario anche il commento di Valeria Fedeli, ex ministro dell’Istruzione e parlamentare del Partito Democratico. “Manca un dibattito pubblico- denuncia l’onorevole- e se non c’e’ un contesto politico ogni questione viene affrontata come un problema di fondo e non come una questione cruciale. La poverta’ educativa va sempre assieme alla poverta’ economica- aggiunge- e negli interventi di sviluppo bisogna considerare anche quelli mirati all’istruzione. Oggi il vero diritto universale e’ l’istruzione e la conoscenza, per chi e’ giovane e anche per chi e’ gia’ nel mondo del lavoro. Senza qualita’ formativa si impoverisce il Paese”.

Giovanni Vinciguerra, direttore di Tuttoscuola, evidenzia come il fenomeno sia in riduzione (la percentuale di abbandono scolastico e’ scesa dal 36% dell’anno precedente al 25% attuale), ma resta una cifra allarmante. Che cosa significa l’irruzione di un nuovo mondo come il digitale in un Paese dove l’infrastruttura e’ fragile? Se lo chiede Marco Damilano, direttore de ‘L’Espresso’ intervenuto nel dibatto di questa mattina.

“La scuola e’ scomparsa dall’agenzia politica e dall’agenda mediatica- commenta il giornalista- e il problema non riguarda solo i 3 milioni di ragazzi che hanno abbandonato ma anche gli 8 milioni che proseguono gli studi ma rischiano comunque di perdersi”. Le proposte parlano di piani pluriennali e investimenti, ma rischiano di perdersi in un contesto politico ed economico che non lascia spazio alla voce e alle problematiche dei giovani. Eppure su 100 iscritti alle superiori solo 18 si laureano, un quarto dei laureati va a lavorare all’estero, e il 38% dei diplomati e laureati che restano non trovano un lavoro corrispondente al livello degli studi che hanno fatto.

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