Maturità 2019, docenti: “Bene attenzione al percorso e griglia valutazione”

ROMA – “La prestazione in un esame puo’ essere determinata da tante variabili che possono influire sull’esito, per questo e’ fondata sul buon senso l’idea di fare incidere di piu’ il percorso scolastico nella sua interezza. Spiace pero’ che Invalsi e Alternanza non siano requisito di accesso: ció che non diventa oggetto di valutazione continua a essere percepito come carico inutile soprattutto da docenti e cosi’, di conseguenza, dagli studenti. Invalsi e Alternanza, invece, possono essere due grandi opportunita’ di crescita per tutto il sistema scuola“.

E’ il commento di Pino Suriano, docente dell’istituto Fermi di Policoro (Matera). Non si ferma il dibattito sulla nuova maturita’ nato ieri dopo la diffusione della circolare firmata dal ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. Per Suriano la valutazione e’ in linea di massima positiva, in particolare per quanto riguarda il documento di lavoro per la prima prova scritta prodotto della commissione presieduta da Luca Serianni: “A parte la chiarezza nell’elencare gli elementi di valutazione- spiega alla Dire il docente lucano- sono forti e precisi i richiami alla messa in relazione tra l’espressione letteraria e l’orizzonte esistenziale dello studente. E del resto un’espressione letteraria o anche solo argomentativa che non impatta idee ed esperienze dello studente e’ puramente formale se non preconfezionata e fondata su luoghi comuni“.

Positiva anche la dirigente scolastica Giovanna Genco di Palermo: “Complessivamente valuto positivamente la riforma degli esami. Condivido la necessita’ di eliminare la terza prova ma avrei inserito una prova che valutasse le competenze di comprensione e produzione scritta in lingua inglese“. L’eliminazione della terza prova e’ stata una scelta giusta anche per Anita Alicante, docente all’istituto Tassinari di Pozzuoli (Napoli) “perche’ spesso il quizzone dava una valutazione quantitativa e non qualitativa degli argomenti delle materie coinvolte“.

Della stessa opinione Francesca Amore, dirigente scolastica dell’istituto comprensivo E. Patti di Trecastagni (Catania) e da 11 anni presidente delle commissioni di Stato agli esami di maturita’: “La terza prova non e’ stata finora in grado di mostrare realmente la preparazione dei maturandi. Ci sono stati ragazzi che non erano molto preparati ma, piu’ furbi o svegli di altri, sono riusciti a dare risposte corrette mentre altri, piu’ preparati, sono stati indotti in errore dalla timidezza o dall’ansia“.

Meno concordi i docenti sulla questione dei crediti formativi derivanti dal percorso scolastico che passano dai 25 attuali a 40. Secondo Angelo Giannone, dell’Ipsia Ferraris di Brindisi e’ una scelta “iniqua, non si puo’ applicare a chi da due anni e’ valutato con il vecchio sistema anche se considero sia giusto che venga attribuita maggiore importanza al curriculum scolastico“.

Per Alessandra Marcaccio, dell’istituto Einaudi di Roma “attribuire maggiore importanza al percorso e’ positivo se riuscira’ a responsabilizzare i ragazzi, cioe’ se gli alunni riusciranno a capire che la prova d’esame sara’ soltanto il progetto conclusivo di un percorso piu’ lungo probabilmente si ottera’ un risultato positivo per l’intero sistema scolastico; se invece il ragazzo continuera’ ad appoggiarsi sui docenti, confidando nella benevolenza, arrivando con il minimo per poi cavarsela con le prove allora non avra’ raggiunto l’obiettivo“.

Altro aspetto che lascia dubbiosi gli insegnanti e’ la griglia di valutazione stabilita a livello nazionale. Per Giacomo Feltrin del Cartesio di Cinisello Balsamo non verra’ cosi’ risolto “il problema dell’omogenita’ perche’ potra’ essere usata in modo diverso- commenta alla Dire- Non ho mai creduto nel mito dell’oggettivita’ della valutazione“.

Per Alessandra Marcaccio “gli indicatori unici da una parte ci permetteranno di non avere diplomati di serie A e di serie B, soprattutto rispetto alla collocazione geografica delle scuole, ma l’aspetto negativo sta nel fatto che noi docenti saremo influenzati e quindi organizzeremo un percorso e una relazione d’insegnamento e di apprendimento piu’ standardizzata e meno flessibile, o meglio questo e’ il mio timore“.

Per Umberto Iesi del liceo Minghetti di Bologna c’e’ poco da discutere in merito alle scelte di riforma dell’esame di maturita’: “Il Miur dovrebbe prima o poi chiedersi se non sia semplicemente meglio abolire questo esame, che viene, per gli studenti, a sovrapporsi con le prove di accesso all’universita’. Depotenziare l’esame valutando maggiormente il percorso– conclude- sottolinea ancora di piu’ il carattere cerimoniale di un appuntamento nel quale solo una minima parte degli studenti non supera l’esame“.

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