Unicusano, il digitale migliora il potenziale degli studenti con DSA

Unicusano, il digitale migliora il potenziale degli studenti con DSA

A Roma il convegno AID, ‘Fondamentale accrescere l’autostima dei ragazzi’

ROMA –  “La dislessia non è una malattia ma una differenza nell’apprendimento, che molto spesso è solo la punta di un iceberg che nasconde altre problematiche. Quello che possiamo fare è capire cosa c’è alla base della dislessia e sviluppare strumenti adeguati per l’apprendimento”. Sono le parole di Jon Hird, docente dell’Università di Oxford, intervenuto questa mattina al convegno “Dsa, eleviamo il loro potenziale”, un appuntamento che si inserisce all’interno della Settimana Nazionale della Dislessia, in concomitanza con la European Dyslexia Awareness Week, promossa dalla European Dyslexia Association (EDA). Questa mattina, nell’aula magna dell’Università Niccolò Cusano, docenti ed esperti si sono incontrati per riflettere su un tema sempre più attuale. In Italia sono 189mila i ragazzi a cui è stato diagnosticato un disturbo dell’apprendimento, circa il 2,5% degli studenti dalle elementari alle superiori. Una percentuale destinata a crescere, perché sono ancora molti i casi che restano senza diagnosi.

“La dislessia non è aumentata, ma è stata per moltissimo tempo un fenomeno sommerso – ha dichiarato all’agenzia di stampa Dire Antonella Trentin, vicepresidente di AID, l’Associazione Italiana Dislessia – La legge 170 ha aiutato ad aumentare la sensibilità sul problema, dando alle scuole il compito di segnalare alla famiglia i casi in cui i bambini dimostrano dei processi di apprendimento non nella norma. Ma c’è ancora poca informazione sul tema”.

In questo contesto nasce la Settimana Nazionale della Dislessia, che la sezione romana di AID ha deciso di concentrare nella giornata di oggi. L’Università Niccolò Cusano, partner dell’iniziativa, ha ospitato il convegno su didattica inclusiva e innovativa e messo a disposizione le sue strutture per i laboratori didattici del pomeriggio. Disegno, scrittura creativa, laboratori teatrali e anche una dimostrazione sportiva da parte del gruppo di MMA (arti marziali miste), per far emergere il potenziale dei ragazzi al di la’ delle loro difficoltà. “Gli strumenti didattici per l’apprendimento sono molteplici – ha detto Cristina Bassi, docente dell’Istituto Bachelet – l’importante è che parta tutto da ambienti digitali. Per questo molte scuole stanno adottando il sistema ‘dada’, la suddivisione di dipartimenti ed aule che permette ai ragazzi di trovare strumenti adatti alle loro capacità”.

Anche l’università sta aggiornando i suoi metodi di insegnamento per consentire ai ragazzi con disturbi dell’apprendimento di frequentare un percorso di studio. “Il nostro impegno è quello di accogliere i ragazzi con certificazione e individuare insieme strumenti compensativi e dispensativi che si adattino meglio al percorso – ha spiegato Gloria Di Filippo, Preside di Psicologia dell’Università Niccolò Cusano – La teledidattica agevola moltissimo gli studenti con disturbi perché le lezioni sono registrate e disponibili in piattaforma, e in aggiunta stiamo sviluppando un progetto per la realizzazione di mappe concettuali e mentali messe a disposizione per tutti i ragazzi”.

Elevare il potenziale dei ragazzi significa soprattutto accrescere la loro autostima quando si nota un progresso, ma anche stimolarli a fare di più e accrescere la loro conoscenza, senza escludere l’apprendimento delle lingue straniere. “Un dislessico può imparare un’altra lingua – ha spiegato il docente di inglese Jon Hird all’agenzia Dire – anche se potrebbe risultare più difficile quando una lingua e’ ortograficamente non trasparente, come ad esempio l’inglese. Tuttavia, sono complicazioni che possono essere indirizzate con una giusta didattica”.