Plusdotazione, solo il 10% dei docenti è formato

Plusdotazione, solo il 10% dei docenti è formato

Il 15 novembre parte il master Lumsa-IdO per colmare gap didattica

ROMA – In Italia la plusdotazione e’ un fenomeno ancora poco conosciuto. Da un’indagine condotta dall’Universita’ Lumsa di Roma, su un campione di convenienza di 600 insegnanti, risulta che il 30% dei docenti conosce il fenomeno e solo il 10% ha ricevuto una formazione specifica. “Di bambini ‘gifted’ si sente parlare nel nostro paese, ma non esistono ancora percorsi focalizzati sugli ambiti didattici, sulla scuola. Il nostro master vuole puntare proprio su questo”. Lo afferma Maria Cinque, professore di Didattica e pedagogia speciale dell’Universita’ Lumsa e direttrice del Master ‘Gifted. Didattica e psicopedagogia per gli alunni con alto potenziale cognitivo e plusdotazione’, in occasione della sua presentazione oggi a Roma. Sono tante le questioni aperte sulla ‘giftedness’ (plusdotazione) e, in particolare, riguardano la didattica e gli strumenti da usare nella classe inclusiva, prevista nel modello educativo italiano.

“Negli Usa si parla di plusdotazione da 40 anni- precisa Cinque- ed esistono percorsi speciali e scuole speciali, ma anche li’ il trend sta cambiando. Gli ultimi articoli pubblicati parlano di inclusione del bambino ‘gifted’ all’interno della classe”. Il dibattito e’ aperto sulla stessa definizione di giftedness: “Una volta si limitava solo al Qi (Quoziente intellettivo), adesso si va ampliando a diverse aree con l’idea che il talento puo’ avere differenti dimensioni- aggiunge la professoressa- non solo il quoziente intellettivo, ma anche le abilita’ sportive o artistiche. E questo ci pone ancora piu’ delle sfide dal punto di vista didattico”.

Esistono numerose dispute poi sulla quantificazione del fenomeno. “Alcuni studiosi considerano solo il 2% i bambini ad alto potenziale cognitivo, con il potenziale che va oltre 130 e si limitano al Qi. Altri lo individuano quando il Qi va dal 120 in poi, e altri ricercatori ancora lo guardano invece con un’ottica piu’ ampia. Non c’e’ solo il Qi- precisa la direttrice del master- ma pure le abilita’ creative, artistiche e sportive. Cosi’ lo spettro dei bambini coinvolti arriva al 10% o si spinge fino al 20% se si considerano la potenzialita’”. Cogliere il passaggio dalla ‘giftedness’ al talento e’ per Cinque il “compito dell’area educativa, chiamata a considerare che i diversi talenti hanno diverse traiettorie di sviluppo. Il talento matematico si sviluppa a una certa eta’, quello musicale e sportivo ad altre eta’ ancora, e cosi’ via. Allora bisogna avere attenzione al progetto di vita della persona gifted- conclude la professoressa- che ha il diritto di sviluppare il suo talento ed e’ anche un investimento che la societa’ pone in lui”.

Il nuovo master, che partira’ il 15 novembre, e’ promosso dalla Lumsa insieme all’Istituto di Ortofonologia (IdO), dura 8 mesi ed e’ rivolto, in particolare, ai docenti. Accanto alla normativa e ai fondamenti teorici per conoscere a fondo la complessita’ del fenomeno, ci saranno laboratori pratici, divisi per gradi, con l’obiettivo di fornire ai docenti gli strumenti pratici da utilizzare in classe.

 

PSICOLOGA SARTORI: “DOCENTI DEVONO AVERE PREPARAZIONE MIRATA”

PLUSDOTAZIONE, CIAMBRONE (MIUR): TAVOLO TECNICO E LETTERA A ISTITUTI

“Costruiremo un tavolo tecnico-scientifico la prossima settimana sui ‘gifted’, ed e’ imminente una lettera che invieremo alle scuole per fornire alcune indicazioni”. Lo dice Raffaele Ciambrone, dirigente tecnico presso la Direzione Generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione del Miur. “In alcuni paesi europei gli alunni ‘gifted’ rientrano nei Bisogni educativi speciali (Bes) e in altri no. Noi, nel 2012, abbiamo introdotto i Bes avendo un’attenzione molto forte verso la disabilita’. Nel 1977 arrivammo ad abolire le classi speciali e risale al 1992 la legge 104. Siamo unici al mondo- ricorda Ciambrone- e questo pone agli insegnanti un compito estremamente arduo. Non e’ facile governare la classe e promuovere gli apprendimenti. Il docente deve gestire sia l’aspetto intellettivo che relazionale, e per farlo occorre tanta competenza cosi’ da non incorrere nel processo di delega. Salutiamo con favore, allora, l’innovazione contenuta nel decreto legislativo 66. Dovra’ rafforzarsi il percorso di studi dell’insegnante di sostegno con 60 cfu, che pensiamo di inserire anche dentro i percorsi di laurea. Vogliamo dare a tutti i docenti le competenze per gestire i bambini presenti nella classe. Devono essere in grado di differenziare i bisogni espressi dai diversi bambini e- conclude Ciambrone- lo faremo dando loro indicazioni operative. Occorre una formazione di qualita’”.

SONNINO (IC REGINA ELENA ROMA): MASTER GIFTED RISPONDE A GAP FORMATIVO

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