Napoli, torna a casa Futuro Remoto. Da oggi a Città della Scienza

Napoli, torna a casa Futuro Remoto. Da oggi a Città della Scienza

ROMA – “Futuro Remoto torna a Città della Scienza perché le ultime tre edizioni si sono svolte a piazza del Plebiscito”. Così il commissario di Città della Scienza, Giuseppe Albano, a margine dell’evento inaugurale dell’edizione 2018 di Futuro Remoto nella sala Newton della struttura di Bagnoli. Nelle parole del commissario si legge soddisfazione: “Scelta ragionata quella di far tornare l’evento qui perché è la sua sede naturale, dove Futuro Remoto è nato e si e’ sviluppato nei primi 27-28 anni e poi anche perché vogliamo ridare lustro a questa bellissima cittadella in un momento particolarmente difficile”.

Futuro Remoto è anche un’occasione importante per i tanti giovani che nei quattro giorni di evento affolleranno le sale incuriositi da stand ed esperimenti. Di questo avviso è Luisa Franzese, direttrice dell’Ufficio scolastico della Campania: “Giornata importante per i ragazzi perché hanno non solo l’opportunità di formarsi, ma, grazie all’incontro tra mondo della scuola e mondo universitario, questa diventa anche una giornata di orientamento per le future scelte dei giovani”.

“I robot stanno entrando nella nostra vita”

I robot stanno entrando decisamente nella nostra vita. Quello che sta cambiando nella percezione è il fatto di poter accettarli indipendentemente dall’aspetto esteriore”. Così Bruno Siciliano, professore ordinario di Automatica del dipartimento di Ingegneria elettrica e delle tecnologie dell’informazione alla Federico II di Napoli, a margine dell’inaugurazione di Futuro Remoto 2018 a Città della Scienza. Siciliano, che ha preso parte al convegno di apertura intitolato ‘Tre generazioni diverse si confrontano sugli aspetti più innovativi della robotica’, ha aggiunto: “Noi abbiamo una certa paura, siamo angosciati dal poter trovare un robot con le nostre sembianze. È pensabile – si chiede il professore – che un robot possa diventare talmente intelligente da poter sviluppare anche sentimenti? Il robot, grazie alla sua intelligenza – sottolinea Siciliano – potrebbe anche sviluppare dei sentimenti di simpatia o di antipatia“. “Tutto questo – conclude – pone il dialogo su un aspetto molto più ampio che spazia dall’ingegneria e dalla tecnologia alla sociologia, filosofia della scienza, etologia, relazioni sociali. Quella che è in atto è una profonda trasformazione”.

“Abbiamo una scuola di robotica educativa dove abbiamo dai bambini di tre anni a insegnanti con corsi certificati dal Miur e aziende”. Così Valeria Cagnina, diciassettenne di Alessandria, presenta alla Dire la sua proposta di approccio consapevole alla tecnologia, a margine dell’inaugurazione dell’edizione 2018 di Futuro Remoto alla Città della Scienza di Napoli.

Noi facciamo giocare e divertire i bambini – spiega Valeria – e tutte le nostre attività vengono fatte per terra in cerchio, senza scarpe e su tappeti per mettere tutti a proprio agio, e in poche tempo, anche tre ore, un bambino dell’asilo è in grado di costruire un robot funzionante“.

“Nella nostra scuola – sottolinea Francesco Baldassarre, socio della 17enne – abbiamo 10 regole basilari. La prima è che niente è impossibile, vogliamo insegnare a tutti che tutto si può costruire giorno dopo giorno con tanta fatica, impegno, e che solo sul dizionario successo viene prima di sudore”.