Roma, liceo Righi: occupazione finita ma la protesta non si ferma

Roma, liceo Righi: occupazione finita ma la protesta non si ferma

ROMA – Gli studenti del liceo scientifico Righi di Roma annunciano la fine dell’occupazione della scuola ma fanno sapere che andranno avanti con altre forme di protesta contro le politiche del governo. “L’obiettivo di questa occupazione e’ lanciare un forte messaggio politico, che continueremo ad affermare nel corso dell’anno. A causa della contrarieta’ di una parte degli studenti, abbiamo ritenuto necessario scendere ad un compromesso, che pero’ ci da’ l’occasione di esprimere il nostro messaggio politico diversamente dalle esperienze di altre occupazioni, e soprattutto in maniera unitaria da parte del corpo studentesco. Abbiamo cosi’ deciso di non protrarre ulteriormente quest’occupazione, non interrompendo l’attivita’ didattica che e’ quella che vogliamo tutelare attraverso la nostra lotta”, dicono in una nota.

“Siamo pero’ molto soddisfatti di questi due giorni- continuano- in cui siamo riusciti a esprimere il nostro dissenso nei confronti di questo governo, e, attraverso corsi e conferenze, a contribuire alla formazione di una coscienza critica negli studenti”. Nella nota gli studenti ribadiscono la loro contrarieta’ alle azioni del governo: “Non ci sentiamo rappresentati da questo governo. Un governo che fronteggia il problema dell’immigrazione, con politiche superficiali, populiste e istiganti all’odio, volte all’ottenimento di consensi e non alla reale risoluzione del problema. Lo possiamo constatare con lo sgombero del centro d’accoglienza autogestito ‘Baobab’, che non ha dato una soluzione alternativa a chi viveva e a chi si avvaleva degli aiuti offerti dallo stesso centro. Lo abbiamo visto con la chiusura dei porti che ha portato a centinaia di morti e non ha per nulla risolto, praticamente e politicamente, il problema”.

Anche per quanto riguarda la scuola secondo gli studenti del Righi il governo “non vuole investire e riformare un sistema scolastico con enormi problemi. Lo abbiamo visto dagli ingenti tagli alla scuola pubblica, con la scusa del risanamento del bilancio, per poi investire 2,5 milioni nella ridicola operazione ‘Scuole sicure’- scrivono- Per noi le scuole non saranno sicure con dei controlli di polizia, ma saranno sicure quando non ci crollerano in testa. Inoltre il progetto “scuole sicure” non risolve neanche il problema dello spaccio, che secondo noi non si puo’ risolvere con la repressione ma solo dando un’alternativa culturale e sociale.

“Siamo consapevoli che i populismi non sono nati da soli, ma gli e’ stata spianata la strada da una sinistra che ha disatteso le aspettative di quelle classi sociali che storicamente difende, che si sono sentite tradite e hanno trovato rifugio in chi vuole mascherare il problema sociale ed economico trovando come capro espiatorio il diverso e lo straniero. Continueremo a portare avanti questa protesta- concludono- con la stessa convinzione, proponendo momenti di informazione, come conferenze ed assemblee, e momenti di lotta, come scioperi e manifestazioni”.

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