Saltamuri: i diritti se non sono universali si chiamano privilegi

Saltamuri: i diritti se non sono universali si chiamano privilegi

ROMA –  “Sviluppiamo, a partire dalle scuole, la complessa arte della convivenza”. Si apre cosi’ il manifesto del tavolo interassociativo ‘SaltaMuri’, che oggi ha organizzato il suo primo incontro nazionale alla Facolta’ di Psicologia dell’Universita’ La Sapienza di Roma. “Il tavolo riunisce ad oggi piu’ di cento associazioni che sentono il bisogno di fermarsi a riflettere su come costruire una resistenza al clima d’odio e di paura in cui viviamo”, spiega Lucia Corbo, portavoce di un gruppo di enti che si occupano di adozioni internazionali. “Sappiamo che il mondo dell’educazione e della cittadinanza attiva non puo’ tacere- continua- ma deve impegnarsi a progettare qualcosa di bello, un mondo in cui i diritti abbiano piena cittadinanza per adulti e bambini, donne e uomini, italiani e stranieri”.

 

La parola passa poi a Giancarlo Cavinato, presidente del Movimento di Cooperazione Educativa (MCE) e portavoce del tavolo ‘SaltaMuri’, che ha coniato l’espressione di ‘educazione sconfinata’, adottata come “parola d’ordine attorno alla quale si sono raccolte le molte associazioni che si battono per una reale rivoluzione culturale”.

Perche’ il mondo dell’associazionismo educativo ha sentito il bisogno di riunirsi
in un tavolo? “Siamo nati a partire da una forte preoccupazione- spiega Cavinato- da una parte rispetto al crescente disinteresse per le attenzioni e le cure dell’infanzia, alle varie forme di abbandoni, ai dati sulla poverta’ educativa, le esclusioni e le tante discriminazioni di questi ultimi mesi; ma anche per i respingimenti e lo smantellamento dell’accoglienza dei migranti, gli sgomberi, le espulsioni e le minacce di censimento di rom e sinti”. “Ci sentiamo profondamente inquieti- continua- ed il senso di questo tavolo e’ anche quello di darci coraggio, per
proporre azioni positive al mondo della scuola, della cultura, della ricerca e della societa’ civile. Il tavolo vuole anche parlare a quella parte del Paese che oggi e’ indifferente e spesso connivente, o che non percepisce la gravita’ di quanto sta accadendo”.”E soprattutto- conclude Cavinato- vogliamo intervenire nel linguaggio, perche’ pensiamo che sia fondamentale ripartire da un’educazione alla pluralita’ di lingue e linguaggi oggi presenti, per evitare forme di categorizzazione rigida da
cui scaturiscono stereotipi e pregiudizi”.

“Il termine ‘saltamuri’ e’ tratto dal ‘Tentativo di decalogo per  la convivenza interetnica’ di Alexander Langer, che parla dell’importanza di mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera e dice anche che occorrono dei
traditori della compattezza etnica; ecco, io penso che questo e’ un punto fondamentale da cui partire” specifica Franco Lorenzoni, promotore della campagna ‘Mille scuole aperte per una societa’ aperta’, che ha dato l’impulso iniziale alla creazione del tavolo interassociativo.
“L’educazione e’ sempre una tensione fra quello che c’e’ e quello che non c’e’- continua- il problema e’ capire quale energia la alimenta e in quale direzione: noi stiamo immaginando un’altra idea di scuola, un’altra idea di societa’, ed e’ un
percorso da tracciare sulla lunga durata”.

Il maestro elementare prosegue delineando le dieci aperture fondamentali per attuare un ripensamento complessivo della pedagogia scolastica: “Innanzitutto l’apertura mentale che ha il bambino quando scopre il pensiero creativo, una liberta’ che va curata e stimolata. Poi l’apertura della comunita’, intesa come un insieme di persone che sono curiose reciprocamente; la scuola funziona quando riesce a trasformare ogni classe in comunita’. Quindi l’apertura alle differenze, alla natura e ai suoi elementi perche’ ricordiamo che c’e’ una correlazione sempre piu’ forte fra le migrazioni e il disastro ambientale”.

La scuola deve inoltre aprirsi alla citta’, “il che vuol dire che si fa carico di cio’ che le succede intorno, senza isolarsi. La scuola deve essere, ad esempio, il luogo in cui un genitore straniero possa trovare l’appiglio che non trova al di fuori”. Lorenzoni immagina una scuola in cui gli oggetti culturali diventino un fertile terreno d’incontro, una scuola che sia sempre aperta alle novita’ linguistiche e culturali, “che sappia liberare il bambino o ragazzo dalla paura dell’altro, sviluppando l’incontro e il lavoro di gruppo, la cooperazione reale che e’ la sola vittoria possibile contro il pregiudizio”.

“La scuola deve infine sviluppare un’apertura alla disobbedienza civile- conclude Lorenzoni- perche’ e’ giusto opporsi alle leggi ingiuste come il cosiddetto decreto sicurezza, il piu’ forte e violento attentato alla costituzione dal ’48 a oggi. Lo diceva anche Don Milani, l’obbedienza non e’ piu’ una virtu’, e’ anzi indispensabile trasgredire le leggi quando queste diventano disumane”.

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