ALLA RICERCA DI COLONNE SONORE PERDUTE

ALLA RICERCA DI COLONNE SONORE PERDUTE

Pierpaolo De Sanctis ha unito la passione per il cinema a quella per la musica nella Four Flies Records

#Faccioquellochemipiace

di Fabrizia Ferrazzoli

di Fabrizia Ferrazzoli

Roma – Al Pigneto, quartiere a est della capitale che brilla per fermento creativo, ci sono gli uffici della FOUR FLIES RECORDS: non una semplice etichetta discografica ma una vera e propria miniera di tesori nascosti che restituisce vita e arte a musiche e colonne sonore, sepolte o dimenticate, che tra gli anni Sessanta e i primi anni Ottanta suonarono o avrebbero dovuto suonare nel e per il cinema italiano. 

L’anima di questa “impresa” è Pierpaolo De Sanctis, detective alla ricerca di suoni perduti che quattro anni fa ha unito la sua professione di dj esperto in musiche per film a quella di “Dottore” in storia e critica del cinema.

Un’attività che prende vita a 35 anni suonati in cui Pierpaolo ha raccolto esperienze da filmaker e insegnamenti di una carriera accademica, “tirando su” il lavoro che gli piace.

Durante la preparazione di una pubblicazione dedicata alle colonne sonore del cinema italiano, progetto diventato nel tempo anche un documentario, Pierpaolo è entrato in contatto con musicisti, addetti ai lavori ed etichette discografiche (anche americane) che in quel periodo cominciavano a ristampare con discreto successo colonne sonore italiane di culto.

Vedendo l’industria americana muoversi verso l’Italia, ha iniziato a domandarsi perché questo interesse arrivasse dall’estero e perché fossero gli stranieri a cercare e ristampare pezzi di storia della musica nostrana: con queste premesse nasce nel 2014 la Four Flies Records. 

Un’attività cresciuta grazie a un prestito, in parte già restituito, e a un lavoro di studio, ricerca e ascolto che lo porta dentro agli archivi di major come Sony, Universal e Warner e in vecchi scantinati polverosi di compositori e strumentisti.

Definirlo un “discografico” è forse riduttivo: “Cacciatore di colonne sonore perdute” è l’immagine più appropriata che restituisce a chi legge l’essenza del lavoro di Pierpaolo. Una professione affascinante e complessa che lo mette di fronte a grandi scoperte e difficili contrattazioni.

«Cerco la musica nei film visti durante gli anni, nei cataloghi e negli archivi. Partire è stato piuttosto difficile. Venendo da ambienti creativi, dare vita a un business è questione complicata. Per la gestione di tutto è stato necessario avere il supporto di un avvocato. Il primo disco “Four Flies Records” ha visto la luce dopo un anno di attività».

Dimentichiamo per un attimo il mondo del digitale. Negli anni Sessanta e Settanta i supporti di registrazione erano chiaramente bobine. Il primo indice di interesse per Pierpaolo sono infatti titoli spesso scritti a penna: è grazie al suo istinto e alla sua conoscenza musicale e cinematografica che seleziona una serie di lavori da portare con sé. Il vero ruolo da discografico subentra nel momento in cui, in uno studio a Pescara specializzato nel riversamento di nastri magnetici, ascolta per la prima volta quei ritrovamenti. Se la musica “funziona” allora torna a Roma e prosegue il lavoro in uno studio di mastering per ottimizzare i suoni in preparazione del vinile.

Non sono i musicisti a bussare alla porta di Pierpaolo, è lui stesso a cercare prodotti di quarant’anni fa che possano “suonare” ai giorni nostri. Ad un primo lavoro di selezione, segue un’ulteriore fase di ricerca che corrisponde al difficile compito di individuare gli “aventi diritto”. È andando dagli editori e consultando gli archivi che inizia la contrattazione per l’acquisto della licenza. Solo così arriva l’autorizzazione ufficiale che gli consente di poter ristampare la musica: una “concessione” che mediamente varia dai tre ai cinque anni per poi tornare di esclusiva proprietà dell’avente diritto. Raggiunto l’obiettivo generalmente escono dagli uffici Four Flies Records circa 500 copie in vinile. Una tiratura limitata destinata a un mercato di nicchia che trova spazio perlopiù all’estero, tra America e Inghilterra, ma ultimamente anche in Italia.

«Il bello del mio lavoro è che scavo, scavo e trovo davvero tesori. E tutto quello che stiamo scoprendo, io e i miei colleghi, non è che la punta di un gigantesco iceberg. Là sotto c’è ancora una montagna sommersa e invisibile che non aspetta altro che d’essere riportata alla luce. È bellissimo tirare fuori cose che oggi suonano così attuali e contemporanee, ma che all’epoca nessuno aveva notato. Sono musiche senza tempo».

In questi quattro anni la Four Flies Records ha dato alle stampe trentaquattro LP (di cui due doppi e sette con cd interno), otto 45 giri e tre EP per dj in 12’’.

Da una parte ci sono le ristampe dei cataloghi usciti di produzione (grazie alle quali musiche dimenticate sono tornate a suonare) e, dall’altra, i lavori inediti, i più agognati, che all’epoca non uscirono perché considerati non “discografabili” dagli editori.

Sono due i fiori all’occhiello di Pierpaolo: SORTILEGIO e AFRO DISCOTECA.

Erano 42 anni che le musiche del primo giacevano negli archivi dell’RCA. Si tratta di un film girato nel 1969 e mai uscito, con Marco Ferreri tra i protagonisti come attore. Una pellicola di cui nel settore si è parlato moltissimo ma che mai nessuno ha visto compiuta.

«È stata una scoperta pazzesca: la musica era trip hop ante litteram. In quegli anni si girava tantissimo ma l’ansia di conservazione che abbiamo oggi non esisteva. Spesso si registrava sopra a bobine con colonne sonore già utilizzate, così molto è andato perduto. Mi sembrava assurdo un ritrovamento del genere. Allora ho rintracciato l’autore che mi ha raccontato di averla registrata nel ’74, cinque anni dopo le riprese del film, quando il regista voleva farlo uscire».

E se nell’ambiente circola ancora il mito di Sortilegio, se addetti ai lavori continuano la ricerca di immagini e sceneggiature, la colonna sonora ha invece trovato un posto nel mondo.  Il disco sta diventando a sua volta un oggetto da collezione: le prime cinquecento copie sono andate letteralmente a ruba, finendo presto fuori catalogo.

Afro Discoteca è invece un EP di Alessandro Alessandroni (maestro di fischio del Premio Oscar Morricone di cui non tutti conoscono le prove d’autore). Dopo averlo conosciuto Pierpaolo ha avuto l’occasione e il privilegio di accedere ai suoi studi trovando capolavori rimasti in silenzio per anni. Incuriosito dal titolo della bobina ha deciso di portarla a Pescara.

«Quando ha iniziato a suonare sembrava di stare in una discoteca del Mali tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. Sonorità Afro e Cosmic con una melodia tutta italiana. Ho portato subito il cd al Maestro che ha sentenziato: “Ah però, stavo avanti!”. Con questo disco l’Inghilterra è impazzita e sono arrivato a stamparne più di mille copie. Nomi di culto della scena “Balearic”, radio e dj che suonano in club importanti lo passano spesso».

Pierpaolo da piccolo voleva fare l’ingegnere, per fortuna allo scientifico ha mal digerito matematica e fisica. Quando si è iscritto al DAMS non aveva le idee chiare. Qualche anno dopo l’incontro tra il cinema e la musica gli ha stravolto la vita portandolo dove mai avrebbe creduto.

Con la sua label indipendente oggi rilancia e rende giustizia a un’arte rimasta troppo tempo senza nome e senza spazio.

Ritrovamenti preziosi al di fuori dello specifico mondo discografico e cinematografico, i dischi Four Flies Records rappresentano un valore aggiunto per il nostro settore culturale troppo spesso miope di fronte a patrimoni tutti italiani.

Non ci resta che augurargli di arrivare al più presto ben oltre le stanze di collezionisti e dj, perché il destino di questi suoni è arrivare  molto lontano: far volare in Italia e nel mondo le note di una musica senza tempo è un lavoro impagabile per ognuno di noi.

#faccioquellochemipiace

Diregiovani.it presenta la nuova rubrica #faccioquellochemipiace: la storia di chi fa da sé, si inventa e ci riesce, di chi ha dato una svolta alla vita con mosse vincenti e rivoluzionarie. Racconti felici di chi osa e tenta di realizzare le proprie aspirazioni professionali. Documenti che parlano di un pezzo d’Italia, quella più laboriosa e spesso silenziosa. Storie di una generazione che cambia e che cresce, con un pizzico d’incoscienza e una sana dose di resilienza. 

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