"La casa delle bambole", violenza sublime nell'horror di Pascal Laugier

“La casa delle bambole”, violenza sublime nell’horror di Pascal Laugier

Il regista di Martyrs torna a farci tremare con un horror che omaggia le tematiche lovecraftiane

Condividi l’articolo:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

L’ignoto, il tempo, la realtà, l’illusione.
È un grande omaggio a H.P. Lovecraft “La casa delle bambole – Ghostland”, nuovo film horror di Pascal Laugier dal 6 dicembre al cinema con Koch Media. Dopo la parentesi non tanto fortunata con “I bambini di Cold Rock”, il regista francese torna a farci tremare regalandoci un horror sublime, di impatto molto simile a Martyrs.

Laugier concretizza il pensiero lovecraftiano in un film che in apparenza di lovecraftiano non ha niente.

Due torturatori psicopatici, due sorelle costrette a subire atrocità di ogni genere in un susseguirsi di violenza e colpi di scena. Ma Lovecraft c’è, non solo fisicamente (ebbene sì, fa un piccolo cammeo).

Il tempo

Non serve essere un esperto horrorofilo per capire la direzione che prenderà il film, ma ciò non pregiudicherà la sua visione, tutt’altro. Il regista francese non non è interessato a creare un “incubo in sospeso”, vuole fin da subito trascinare lo spettatore in esso.
Sceglie di farlo giocando con la concezione del tempo espressa da Lovecraft.

“In realtà, il tempo stesso è illusione perché, a parte la visuale ristretta degli esseri delle dimensioni limitate, non esistono cose come il passato, il presente e il futuro. L’uomo pensa al tempo soltanto in virtù di ciò che chiama cambiamento, ma anche quest’ultimo è illusione. Tutto ciò che era, che è, e che sarà, esiste simultaneamente”.

L’ignoto

“Il sentimento più forte e più antico dell’animo umano è la paura, e la paura più grande è quella dell’ignoto”.

Laugier prende alla lettera la più celebre citazione di Lovecraft.

Il regista ci conduce in una paura sensoriale, vissuta attraverso le orecchie delle protagoniste. Il sentire senza vedere, immaginare atrocità senza sapere cosa accade veramente. Come le due sorelle, anche lo spettatore sente e immagina. Ma la verità spesso sorpassa la più cruda immaginazione. Quando “finalmente” il sentire lascia spazio alla vista, nulla è certo, tutto è possibile.

La violenza è vera, senza censure, ingombrante e spietata, dipinta in tutta la sua crudeltà sui corpi delle protagoniste. A separarla dallo spettatore solo un sottile velo, un vedo e non vedo che amplifica la percezione dell’ignoto destino che attende le due sventurate protagoniste.

Ed è tutto lì.
Laugier gioca con la più antica delle paure umane per creare un capolavoro dell’horror.

Realtà è illusione

Fin dall’inizio il regista gioca con lo spettatore mescolando le carte della realtà e del sogno. Un mashup che non infastidisce, calzante e incalzante, incastrato con eleganza nella narrazione. Ma qual è la realtà? Ce lo dice Lovecraft, e Laugier non fa altro che tessere anche qui il suo pensiero.

“Le cose appaiono come sembrano solo in virtù dei delicati strumenti fisici e mentali attraverso cui le percepiamo”. E ancora, “La verità non esiste e la vita come la immaginiamo di solito è una rete arbitraria e artificiale di illusioni da cui ci lasciamo circondare”

Una perla dell’horror

Queste sono solo alcune delle citazioni del pensiero lovecraftiano presente ne “La casa delle bambole”, ma potremmo andare avanti per ore.

Un film assolutamente prezioso, gioiello inestimabile dell’horror occidentale.

Di fatto, gli unici fantasmi di “Ghostland” sono quelli della mente.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it