Anello vaginale contro l’HIV

Parlare di Hiv non è sicuramente anacronistico, purtroppo ancora oggi si continuano a registrare  aumenti nell’incidenza di questa infezione, il motto “non abbassare la guardia” o sarebbe più giusto dire “non abbassare le difese” dovrebbe essere una costante tra la popolazione sessualmente attiva. Stando a quanto riportato dall’Istituto Superiore di Sanità “Secondo i dati riportati al Centro europeo di prevenzione e controllo delle malattie, tra il 2004 e il 2015, nei Paesi Ue ci sono state oltre 312 mila nuove diagnosi di infezione da Hiv tra le persone di età compresa fra i 15 e i 49 anni e più di 54 mila tra gli adulti ultra 50 enni. Lo riferisce uno studio condotto dall’Ecdc e pubblicato su The Lancet Hiv a settembre 2017. Dall’articolo emerge che, nel periodo esaminato, il tasso di nuovi casi di Hiv è aumentato del 2% ogni anno nelle persone con più di 50 anni mentre è rimasto stabile in quelle più giovani. Dal documento emerge, inoltre, che nel 63% delle diagnosi recenti di Hiv negli adulti con più di 50 anni l’infezione è stata diagnosticata in ritardo in fase già avanzata. I risultati della ricerca indicano che tra le persone con più di 50 anni è probabilmente diffusa una scarsa consapevolezza su questa infezione e sulle modalità di trasmissione”.

Le campagne di sensibilizzazione puntano quindi ancora e sempre sulla prevenzione e sull’attenzione ai comportamenti a rischio, l’uso del preservativo resta lo strumento più valido ma la ricerca per la prevenzione anche attraverso la farmacologia non ha mai fine.
Lo studio più recente riguarda la possibilità di prevenire la trasmissione attraverso un anello vaginale, la ricerca non ha avuto i risultati sperati ma rappresenta un passo in più nella battaglia contro l’HIV, soprattutto nei paesi a grande rischio contagio.
In sintesi nelle due ricerche parallele ASPIRE e Ring si è sperimentato l’utilizzo di un anello vaginale a lento rilascio di un farmaco antiretrovirale (dapivirina) in due gruppi di donne, un gruppo con anello e farmaco, l’altro gruppo con anello e placebo, la ricerca si è svolta nell’Africa Subsahariana, ritenuto il paese con più alta incidenza di persone affette da HIV/AIDS. Questi, in sintesi, sono i risultati riportati dalla Lila secondo il bollettino ufficiale del CROI “Tra le partecipanti ad ASPIRE si sono verificate 168 nuove infezioni da HIV, di cui 71 nelle donne che usavano l’anello impregnato di dapivirina e 97 in quelle che invece avevano ricevuto il placebo. L’efficacia preventiva dello strumento è quindi pari soltanto al 27%, un risultato deludente per gli autori dello studio. Un dato interessante resta la diversa efficacia dimostrata dall’intervento a seconda dell’età delle partecipanti: pari a zero nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 21 anni, ma in progressivo aumento nelle fasce successive, fino a toccare il 61% nelle ultra-venticinquenni.

I primi risultati provenienti dallo studio Ring mostrano un’efficacia complessiva del 31% e lo stesso tipo di rapporto tra età ed efficacia. Secondo gli studiosi, questi deludenti risultati potrebbero essere legati alla debolezza intrinseca come strumento preventivo di questi anelli, che secondo le stime sarebbero in grado di prevenire al massimo il 70% delle infezioni. Si può anche ipotizzare che la bassa efficacia sia imputabile a un uso incostante da parte delle partecipanti. Quanto all’efficacia zero riscontrata nel gruppo delle più giovani, invece, è possibile che sia dovuta alla maggiore vulnerabilità all’infezione da HIV in questa fascia d’età. I ricercatori si dicono tuttavia ancora convinti che l’anello possa ancora dimostrarsi un promettente strumento preventivo, e sono in programma ulteriori studi in merito”.
Nel frattempo e nella speranza che si possa del tutto annullare la trasmissione del virus e delle malattie sessualmente trasmissibili non resta che prevenire attraverso l’uso adeguato del preservativo o di una sessualità più consapevole.

Lo sapevi che:

Il virus Hiv si può trasmettere solo e soltanto attraverso sangue, sperma e secrezioni vaginali, latte materno. L’infezione si verifica quando uno di questi liquidi, appartenente ad una persona con Hiv, entra in circolazione nel sangue della persona ricevente attraverso ferite o lesioni anche non visibili delle mucose. Quindi l’Hiv si può trasmettere: con l’ingresso di sangue nell’organismo (trasmissione ematica), attraverso rapporti sessuali non protetti dal preservativo (trasmissione sessuale), dalla madre al nascituro o alla nascitura durante la gravidanza, il parto e l’allattamento (trasmissione verticale).
I comportamenti a rischio sono: i rapporti sessuali penetrativi (vaginali e anali) sono a rischio per entrambi i partner; i rapporti oro-genitali sono a rischio solo per la persona che con la bocca stimola i genitali del partner, mentre chi riceve la stimolazione non si espone ad alcun rischio.

Le regole del Safer Sex (Sesso più Sicuro): nei rapporti sessuali penetrativi utilizza sempre il preservativo; nel praticare la fellatio (stimolazione orale del pene) usa il preservativo o evita di ricevere sperma in bocca; nel praticare il cunnilingus (stimolazione orale dei genitali femminili) evita il contatto con il sangue mestruale.

Dubbi e domande…
Anonima,
Lui ha sempre sostenuto di conoscere le ragazze con cui è stato a letto…
Gianluca, 44 anni
Dopo di notte abbiamo fatto del petting, con baci, contatto della lingua molto leggero coi genitali e masturbazione con eiaculazione fuori dal corpo…


10 cose da sapere sul virus dell’HIV | NPS Italia onlus…

10 cose da sapere sul virus dell'HIV | NPS Italia onlus

Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it