‘Amore malato’, 4 su 10 non troncano relazione dopo gesto violento

Ricerca Eurispes sulle dinamiche disfunzionali di coppia tra ragazzi

ROMA – Minacce, schiaffi e strattoni, violenze psicologiche e condizionamenti che ledono la personalita’, la liberta’ e l’autostima. All’interno della coppia, la violenza si puo’ manifestare attraverso molteplici forme e gran parte di queste, fisiche o psicologiche, rimangono sommerse, pur lasciando ferite profonde e spesso non del tutto rimarginabili. In molti casi, gli uomini o le donne coinvolti, non sono, perlomeno nell’immediato, del tutto consapevoli di trovarsi all’interno di un rapporto distruttivo, squilibrato, deleterio per il proprio benessere. Dopo aver rivelato come i giovani italiani vivono i rapporti sessuali e il mondo dell’eros nella recente ricerca ‘Sesso, erotismo e sentimenti: i giovani fuori dagli schemi’, l’Eurispes ha deciso di indagare tra i soggetti piu’ giovani, tra i 18 e i 30 anni, le dinamiche e i meccanismi disfunzionali della coppia in un nuovo lavoro ‘Amore malato: dinamiche disfunzionali di coppia’.

QUATTRO RAGAZZI SU DIECI NON TRONCHEREBBERO UNA RELAZIONE DOPO UN GESTO VIOLENTO

Quasi sei giovani su dieci (58,9%) considerano un gesto fisico violento, come uno schiaffo o uno spintone, motivo sufficiente per interrompere una relazione sentimentale; tuttavia, appare significativo che per gli altri quattro su dieci, il gesto di violenza e’ “tollerabile”. Tra le donne, sono piu’ numerosi che tra gli uomini, i soggetti che ritengono un gesto violento ragione sufficiente per interrompere una relazione (69,2% contro il 45,5%); ma quasi un terzo delle intervistate (30,8%) non porrebbe necessariamente fine al rapporto. Il Nord-Ovest e’ l’area geografica piu’ “intransigente”: oltre sette su dieci (71,2%) ritengono il gesto di violenza motivo per mettere la parola fine ad una storia d’amore (57,9% al Sud, 53,3% al Centro, 50,5% al Nord-Est, 49,5% nelle Isole). Lo scorporo dei dati indica che ad un titolo piu’ alto di studio corrisponde una piu’ netta insofferenza verso eventuali gesti di violenza. Interromperebbe la relazione il 64,3% dei laureati, il 63% di specializzati e dottori di ricerca a fronte di un 54,2% dei diplomati e del 52,3% dei possessori di licenza media inferiore. Amore e sofferenza: piu’ della meta’ degli intervistati (56,3%) ha voluto, almeno una volta, proseguire una relazione anche se era fonte di sofferenza costante o molto ricorrente. È accaduto piu’ frequentemente alle donne che agli uomini (59,5% contro il 52,3%).

OLTRE UN GIOVANE SU CINQUE MINACCIATO DI GESTI ESTREMI

Uomini “vittime” di minacce piu’ delle donne Un quarto dei giovani tra i 18 e i 30 anni (24,2%) si e’ sentito dire dal partner che se lo avesse lasciato avrebbe compiuto gesti estremi contro se stesso. Nonostante spesso si tratti di minacce destinate a non avere un riscontro reale, questo tipo di atteggiamento rappresenta comunque una forma di violenza psicologica, campanello d’allarme della disfunzionalita’ della relazione. Sorprende il dato che ai ragazzi, questa circostanza e’ capitata piu’ spesso che alle ragazze (26,5% contro il 22,5%). Il picco di risposte affermative e’ stato riscontrato nel Nord-Est (39,2%) e tra i separati/divorziati e’ piu’ elevata la quota di chi ha vissuto questa situazione (57,1%). Un dato ancora piu’ allarmante e’ che, secondo i risultati del sondaggio, oltre un ragazzo su cinque (22,5%) e’ stato minacciato di gesti estremi dal partner, qualora lo avesse lasciato. E, inaspettatamente, i maschi sono vittime di minacce piu’ delle donne. Il 26,1% dei ragazzi ha infatti dichiarato di essere stato minacciato di gesti estremi, contro il 18,8% delle ragazze. Il picco di conflittualita’ si rileva tra gli omosessuali: addirittura il 34,7% si e’ sentito minacciare in caso di abbandono (contro il 30% dei bisessuali e il 20,2% degli eterosessuali).

INSIEME NONOSTANTE LE MINACCE

Ma che cosa e’ successo dopo le minacce? La netta maggioranza delle coppie sulle quali ha pesato una minaccia di violenza e’ arrivata alla separazione ma non subito: in una minoranza di casi, meno di un quinto (19,9%), cio’ e’ venuto come immediata conseguenza; nel 30,8% dei casi si e’ aspettato un po’ di tempo prima di chiudere, nel 15,5% ci si e’ lasciati di comune accordo. Mentre quasi due su dieci (18,6%) stanno ancora insieme. Si puo’, quindi, dedurre che e’ tutt’altro che trascurabile la percentuale di chi non prende troppo sul serio le parole violente e non le ritiene motivo suf ficiente per interrompere la relazione.

FOTO E VIDEO INTIMI DELL’EX: UN RISCHIO SOTTOVALUTATO 

Nel recente studio ‘Sesso, erotismo e sentimenti: i giovani fuori dagli schemi’, era emerso il fenomeno in crescita del “sexting”: quasi 6 giovani su 10 hanno inviato e condiviso materiale sessualmente esplicito in forma verbale, fotografica o video. Una “moda” sempre piu’ diffusa, di cui spesso e incoscientemente si ignora il pericolo. La diffusione di fotografie o video “intimi” puo’ infatti avvenire anche quando la relazione e’ finita e proprio per vendetta nei confronti dell’ex partner. Il cosiddetto “revenge porn” o “pornografia non consensuale” e’ un fenomeno in crescita, che causa danni, traumi a volte gravissimi, soprattutto alle donne. Secondo gli psicologi, gli effetti del revenge porn sulla vittima sono simili a quelli di un’aggressione sessuale fisica. Eppure, circa un giovane su quattro pensa che sia “abbastanza” o “molto” opportuno conservare materiale a contenuto sessuale dell’ex partner, anche quando la relazione e’ terminata. Poco piu’ della meta’ (52,1%) non lo trova “per niente” corretto, il 23,7% “poco” corretto. Le donne, maggiormente vittime di “revenge porn”, si mostrano piu’ sensibili al tema e sono piu’ nette nelle loro risposte negative (58% “per niente” contro 44,5%).

LA MAGGIORANZA “CAMBIA” A SECONDA DEL PARTNER

I ragazzi piu’ delle ragazze rinunciano alle proprie amicizie La netta maggioranza dei ragazzi intervistati ammette di mutare almeno in alcune occasioni, atteggiamenti, comportamenti e interessi a seconda del partner. Il 43,7% lo fa “qualche volta”, il 17,7% “spesso”, l’8,5% addirittura “sempre”. Solo tre su dieci, invece, riescono a rimanere sempre se stessi. La tendenza a cambiare all’interno di una relazione e’ piu’ accentuata tra i maschi (al 20,3% succede “spesso” contro il 15,8% delle donne). A quasi la meta’ dei giovani (47,5%) poi e’ capitato di frequentare meno i propri amici perche’ la frequentazione infastidiva il partner. In particolare, hanno sperimentato questa situazione il 50,8% dei 25-30enni e il 43,7% dei 18-24enni. Anche in questo caso sono i ragazzi piu’ delle ragazze ad essersi trovati a dover rinunciare alle proprie amicizie (54,8% contro 41,8%). La meta’ dei giovani intervistati (49,7%) ha avuto una relazione con una persona che, con parole e atteggiamenti, ne ha diminuito l’autostima. Sintomo evidente di un rapporto di coppia disfunzionale che, anziche’ rafforzare l’autostima dei due soggetti attraverso la considerazione e la stima dell’uno verso l’altro, determina l’effetto opposto. In particolare, sono gli omosessuali a sperimentare con maggiore frequenza questa situazione: quasi sei su dieci (57,1%) hanno ammesso, infatti, di aver fatto questa esperienza, a fronte del 49,6% degli eterosessuali e del 44% dei bisessuali.

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