IL PRIMO RE, Alessandro Borghi guerriero tra mito e realtà

IL PRIMO RE, Alessandro Borghi guerriero tra mito e realtà

Dal 31 gennaio al cinema con 01 Distribution
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ROMA – Da Stefano Cucchi a Remo: Alessandro Borghi, con il suo straordinario talento, è capace di cucirsi addosso ogni sfumatura del personaggio che interpreta. In attesa di rivederlo nei panni di Aureliano nella seconda stagione della serie ‘Suburra’, dal 22 febbraio su Netflix, l’attore sarà al cinema dal 31 gennaio con Il Primo Re, insieme al bravissimo Alessio Lapice, nel nuovo film di Matteo Rovere.

Ritorno alle origini, l’amore viscerale tra due fratelli, realismo, rielaborazione del mito della fondazione di Roma e riferimenti alla contemporaneità. Questo è in sintesi il coraggioso progetto del regista di ‘Veloce come il vento’. Attraverso il mito di Romolo e Remo, Rovere non ha fatto altro che portare alla luce un legame fortissimo tra due fratelli, ‘figli’ di un mondo antico e ostile, pronti a sfidare il volere implacabile degli Dei. Dal loro sangue nasce una città, Roma, il più grande impero che la storia ricordi. Il Primo Re è la rielaborazione emotiva di una leggenda apparentemente lontana da noi, ma in realtà molto vicina al nostro quotidiano.

Questo film, nato tre anni fa da me e gli sceneggiatori Francesca Manieri e Filippo Gravino, ha richiesto un lavoro molto lungo“, ha dichiarato Rovere durante la conferenza stampa di questa mattina a Palazzo Naiadi a Roma.In sostanza– ha detto il regista- l’idea è stata quella di costruire un film storico che non era ancora stato fatto dalla cinematografia contemporanea. Noi tre abbiamo sentito come questo mito avesse un legame con l’attualità. Il destino, infatti, è un qualcosa che accompagna da sempre la storia di ogni individuo. Cosa succede all’uomo quando un destino beffardo e complesso lo assale? Ci siamo interrogati proprio su questo“.

Sul rapporto con l’attualità, il regista ha risposto:Nel film ci sono tanti riferimenti alla nostra quotidianità, tra questi i rapporti umani, la fratellanza, il significato dell’imperialismo, la coercizione dell’altro e il divino perché anche noi oggi percepiamo e consideriamo l’inconoscibile“.

Il Primo Re è un film viscerale, violento, crudo, primordiale e molto curato nei particolari. Il regista, grazie ad un cast tecnico e artistico notevole, ha reso possibile l’impossibile: ha fatto recitare gli attori in latino arcaico, ha avuto la fortuna di lavorare con Daniele Ciprì, direttore della fotografia che si è servito solo della luce naturale ed ha ricostruito perfettamente l’ambientazione storica, le armi, gli indumenti ed ogni minimo particolare dell’epoca.
La prova più difficile però è stata quella sostenuta dai due protagonisti: Borghi e Lapice hanno letteralmente modificato il loro corpo. Per calarsi nei panni dei due fratelli hanno dovuto seguire una dieta. E non solo. Durante il set non si sono potuti avvicinare ad una doccia: i due attori sono stati per molti giorni a contatto con il fango, la pioggia, il sole, il sudore e il sangue finto.L’hotel che ci ha ospitati ha chiesto il rimborso delle lenzuola per quanto eravamo sporchi“, ha raccontato Borghi.

Il Primo Re è una di quelle pellicole che ci si aspetta da Hollywood, ma il coraggio e l’audacia di Rovere lo hanno reso possibile in Italia. Un risultato realistico e credibile che forse nemmeno lui si aspettava: “Ho scelto la strada del realismo perché voglio sorprendere lo spettatore“.

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