Disastro del Challenger: 33 anni fa una delle più grandi tragedie spaziali

Disastro del Challenger: 33 anni fa una delle più grandi tragedie spaziali

Il 28 gennaio del 1986 lo shuttle Challenger si disintegrò 73 secondi dopo il lancio da Cape Canaveral. Persero la vita tutti e 7 i membri dell'equipaggio
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ROMA – Quasi 20 anni dopo la tragedia dell’Apollo 1, la NASA dovette far fronte ad una delle più grandi catastrofi spaziali della storia.
Il 28 gennaio del 1986, lo space shuttle Challenger si disintegrò 73 secondi dopo il lancio da Cape Canaveral: persero la vita tutti e 7 i membri dell’equipaggio, tra cui la civile Christa McAuliffe, che avrebbe dovuto essere la prima insegnante nello Spazio.

La NASA ogni anno, verso la fine di gennaio, ricorda gli uomini che hanno dato la vita per la causa delle esplorazioni spaziali con il Day of Remembrance.
Le celebrazioni nel 2019 saranno, tuttavia, rinviate a data da destinarsi a causa del blocco delle attività amministrative tuttora in corso negli USA.

DISASTRO DEL CHALLENGER

Il disastro del Challenger avvenne 19 anni e un giorno più tardi la prima tragedia spaziale americana (Apollo 1).
Il 28 gennaio 1986, lo space shuttle si disintegrò appena 73 secondi dopo il lancio, uccidendo Francis “Dick” Scobee, Ronald McNair, Mike Smith, Ellison Onizuka, Judy Resnik, Greg Jarvis e la civile Christa McAuliffe, che avrebbe dovuto essere la prima insegnante nello Spazio.

Analisi successive hanno dimostrato il malfunzionamento di una guarnizione, chiamata O-ring, che consentì al gas caldo sotto pressione e alle fiamme di fuoriuscire e toccare il serbatoio esterno, provocando un cedimento strutturale.

Con la rottura del serbatoio esterno il Challenger, che viaggiava a Mach 1.92 a un’altezza di 14.000 metri, venne avvolto completamente nel fuoco esplosivo.
Sotto gravi carichi aerodinamici, lo shuttle si disintegrò sopra l’Oceano Atlantico un minuto e 13 secondi dopo il lancio.
Frammenti dell’orbiter, tra cui il compartimento dell’equipaggio, sono stati poi recuperati al largo della costa della Florida centrale.

Lo shuttle non disponeva di un sistema di fuga.
Se così fosse stato gli astronauti a bordo del Challenger sarebbero stati in grado di abbandonare in sicurezza l’orbiter durante la sua rottura.

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