Bussetti: “Cellulari accesi in classe solo per didattica”

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ROMA – Cellulari sì, ma usati con responsabilità. Esame di Stato diverso, ma pensato per i bisogni degli studenti. Sono solo alcuni dei temi su cui questa mattina è intervenuto Marco Bussetti, ministro dell’Istruzione e della ricerca, nel corso del programma ‘Tg2 Italia’, in uno speciale dedicato al mondo della scuola.

Sulla proposta di legge che vieta l’uso dei cellulari in classe, presentata da Lega e Fratelli d’Italia, Bussetti ha le idee chiare: “No ad un divieto assoluto, ma anche ad un uso indiscriminato degli strumenti digitali. Durante la spiegazione del professore il telefono non va utilizzato- prosegue il ministro- ma quando il docente ritiene utile ricorrere ai nuovi strumenti didattici, smartphone, tablet e pc possono essere utilizzati. Poi esiste l’autoregolamentazione scolastica, quindi ogni istituto può decidere che decisione prendere su questo tema, ma io credo nei nostri giovani e nel loro senso di responsabilità”.

Sui cambiamenti del nuovo esame di Stato, invece, Marco Bussetti risponde alle critiche degli studenti appellandosi alla burocrazia politica: “Abbiamo ereditato questa nuova maturità da un decreto precedente al nostro governo (decreto legislativo 62 del 2017), e abbiamo iniziato a lavorare subito sulle nostre modifiche. Dal 4 ottobre stiamo coinvolgendo ragazzi e docenti per spiegare i cambiamenti apportati- prosegue il ministro- e continueremo a incontrarli e rispondere alle loro domande. Il cambio dei crediti darà più forza al percorso, e le nuove griglie renderanno la valutazione omogenea su tutto il territorio nazionale”.

Commenti positivi anche sulle nuove iscrizioni online per i bambini della scuola primaria e i ragazzi di medie e superiori, in scadenza domani: “non abbiamo avuto alcun tipo di segnalazione, ormai è consuetudine effettuare le iscrizioni online”. Mentre sulla dispersione scolastica il giudizio non può che essere insufficiente: “Il fenomeno è ancora da abbattere- commenta il ministro- forse perché la nostra scuola guarda ancora alle capacità e non alle attitudini, e rispetto ai nuovi modi di formare i ragazzi siamo agli inizi: i giovani dovranno essere pronti a sviluppare competenze trasversali”.

In collegamento, interviene anche Eugenia Carfora, dirigente scolastica dell’istituto Morano di Caivano, comune del napoletano dove il tema dell’abbandono scolastico è all’ordine del giorno: “Se la scuola non da’ certezze, non viene presa in considerazione”, afferma la preside. Un grido di aiuto che viene subito raccolto dal ministro, che annuncia in diretta la sua visita all’istituto di Caivano per la prossima settimana: “Andrò a trovarli perché in quei territori la scuola si sostituisce alla famiglia, ed è l’unico strumento che può dare libertà ai ragazzi, consentendogli di diventare cittadini e lavoratori”.

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