AvoRosa, la rete delle ragazze dell’Avogadro di Torino

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TORINO – “Nella nostra scuola siamo 1500 studenti e solo un centinaio sono ragazze. C’è una disparità di numeri notevole. Essere così poche e continuamente circondate da ragazzi può portare a sentirsi un po’ intimidite quando si tratta di fare un progetto o una qualsiasi attività”.

A parlare è Alessia Podio dell’istituto ‘Avogadro’ di Torino, dove le ragazze hanno dato vita ad ‘AvoRosa’, un’iniziativa per condividere le esperienze e supportarsi a vicenda. Alessia, che coordina il progetto, ha raccontato alla Dire i motivi e gli obiettivi per cui è nato AvoRosa: “L’idea è nata con lo scopo di coinvolgere il più possibile le poche ragazze che ci sono nell’istituto, valorizzarle in quei settori che sono tipici della nostra scuola, quindi informatica, elettronica, meccanica. Creare un gruppo a livello istituzionale in cui le ragazze si sentissero a loro agio e facessero tutto quello che si sentono di fare. È stata un’idea del preside Tommaso De Luca e noi l’abbiamo immediatamente abbracciata”.

– Quindi vi rivolgete principalmente alle ragazze già iscritte presso il vostro istituto?

‘Sì, poi ovviamente molti dei nostri progetti si aprono anche ai ragazzi quindi non è che li evitiamo per avere più sbocchi noi, assolutamente. È solo un modo per dare più opportunità a tutti. Molti dei progetti a cui abbiamo aderito sono infatti di alternanza scuola-lavoro e hanno permesso alle ragazze di partecipare unendosi in un gruppetto senza essere ancora una volta da sole con la propria classe di ragazzi’.

– Che tipo di progetti scegliete, hanno qualche caratteristica particolare?

‘Uno dei progetti più interessanti è stato la visita a un’azienda in cui tutti i ruoli manageriali erano ricoperti da donne, nonostante questa sia un’azienda informatica e rientri quindi nel settore tecnico. È stato molto interessante perché abbiamo visto un’alternativa, una possibilità di lavoro in cui le donne hanno una grande importanza. Non è scontato. Ci rendiamo conto di quanto nel nostro istituto le donne siano numericamente inferiori per il fatto che le discipline sono prevalentemente tecniche e scientifiche, nonostante non comportino un lavoro fisico per cui, magari, per prestanza fisica gli uomini sono più portati’.

– Infatti il tema della presenza femminile in settori che vengono considerati maschili è ben presente sul vostro sito.

‘Sì, l’obiettivo è proprio quello di incentivare le ragazze a superare il preconcetto che scuola tecnica è uguale a scuola maschile, per cui non si iscrivono oppure si sentono limitate. Quindi all’interno dei nostri progetti diamo un’attenzione particolare al fatto che le ragazze possono essere attive e ce la possono fare. Per esempio uno dei progetti era una gara di programmazione informatica in cui in sei ore dovevamo creare da zero un programma informatico. Eravamo al Politecnico di Torino ma c’erano gruppi anche dall’America”.

– Come funziona l’organizzazione dei contenuti, dei progetti e la pubblicazione sul sito?

‘Per quanto riguarda la pubblicazione sul sito me ne occupo io personalmente, però tutto il materiale e i video che sono sul sito sono realizzati dalle ragazze. Chi se la sente, chi vuole provare a realizzare i contenuti che riguardano le attività che facciamo oppure delle notizie, degli approfondimenti, me li manda e io li pubblico. Per esempio in occasione dell’8 marzo, una ragazza mi ha detto che aveva scritto un articolo, facendo ricerca e informandosi su che cosa rappresenta questa ricorrenza per noi donne e mi ha chiesto se potevo pubblicarlo. Le ho risposto ‘assolutamente sì’. Il contributo di ognuna è molto libero’.

– Quindi sei la referente per questo progetto, giusto?

‘Eh, sì, io insieme alla professoressa Elena Genetti, che insegna telecomunicazioni, ci occupiamo dei progetti, li proponiamo alle ragazze e vediamo chi è interessata. Una delle modalità che usiamo è anche la segnalazione, da parte delle studentesse, di progetti o di qualsiasi realtà a cui vogliono partecipare ma magari non si sentono di farlo da sole o con un gruppo di soli ragazzi. Ce lo comunicano e noi ci attiviamo’.

– C’è qualcosa che vorresti dire alle ragazze nel resto d’Italia che si trovano nella vostra stessa situazione?

‘Vorrei dire loro che anche se in certi momenti possono sentirsi sfavorite, di non preoccuparsi e di portare avanti quelle che sono le loro passioni e le loro idee, perché ci sono altre ragazze, magari in altre scuole, che vivono la stessa situazione. E se ci sono dei progetti nell’ambito delle STEM devono affrontarli senza paura’. Un messaggio forte quello che AvoRosa vuole mandare alle adolescenti che vorrebbero intraprendere studi tecnico scientifici: sfidare pregiudizi e tabù che persistono in ambiti dove le ragazze, quando partecipano, realizzano invece ottimi risultati. 

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