Al Mazzini di Genova la Corte costituzionale incontra gli studenti

Al Mazzini di Genova la Corte costituzionale incontra gli studenti

Il dialogo con la vicepresidente Marta Cartabia
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GENOVA – “L’incontro di oggi è frutto di un percorso iniziato nella nostra scuola dopo i tragici eventi del ponte Morandi. La nostra scuola dista poche centinaia di metri dal ponte. Per questo abbiamo avviato una riflessione sul bene comune. L’incontro di oggi è quindi per noi importante perché ci permette di incontrare una fondamentale istituzione del nostro paese”. Così il dirigente scolastico del liceo ‘Mazzini’ di Genova Mario Predieri questa mattina ha aperto l’incontro con Marta Cartabia, vicepresidente della Corte costituzionale, prima che una formazione di studenti suonasse l’inno di Mameli.

Circa 170 studenti del quinto anno provenienti da tutti i plessi del liceo ‘Mazzini’, storico istituto di istruzione superiore genovese sorto nel territorio di Sampierdarena, si sono riuniti in aula magna per partecipare a questo appuntamento organizzato nell’ambito del progetto “Viaggio in Italia: la Corte costituzionale nelle scuole”.

“Questo è il terzo incontro della corte in Liguria. L’anno scorso ne ha fatti due in due diversi istituti. Ma in realtà noi abbiamo la corte dentro le aule tutti i giorni, a partire da quelle sentenze importanti che hanno avuto un impatto sulla scuola. Perciò invito i docenti a far studiare non solo la carta costituzionale ma anche alcune importanti sentenze”, ha affermato Loris Perotti, direttore dell’ufficio scolastico regionale della Liguria, per ringraziare la vicepresidente Cartabia del grande onore riservato alla scuola.

“Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani col pensiero, lì è nata la nostra costituzione”. Così esclamava Piero Calamandrei in un suo celebre discorso del 1955. Queste stesse parole, riprodotte in un video di presentazione della Corte costituzionale, hanno preceduto l’intervento di Marta Cartabia, tutto incentrato sulla parola ‘rispetto’. Ogni giudice della corte ha infatti scelto una parola chiave intorno a cui costruire una riflessione da proporre ai ragazzi delle scuole.

“Rispettare una regola significa innanzitutto rispettare l’altro col quale io convivo. Ma, come dice la Costituzione, le regole devono rispettare la persona. Il fine ultimo è la dignità della persona e per questo ci sono giudici e corti che vigilano su questo”, ha detto la vicepresidente Cartabia, subito prima che due studenti del liceo esponessero alla platea di coetanei una propria riflessione sui temi di giustizia e diritti nata dalla lettura del libro scritto da Marta Cartabia con Luciano Violante ‘Giustizia e mito’: “Un giusto giudizio nasce solo dalla vera comprensione del mondo. Il rispetto significa riconoscere chi ci sta di fronte ed e’ il contrario della tracotanza perché significa esitare di fronte al mistero dell’altro”.

“Siete stati bravissimi- ha subito commentato Cartabia- io aggiungerò solo qualche spunto alle vostre considerazioni. Cosìcome la tragedia greca che voi avete evocato, anche la nostra costituzione ha un contenuto dal valore inesauribile che sa parlare all’uomo di ieri come all’uomo del 2020 perché trattiene ciò che vale nel tempo. Qualcosa che ha da dire al nostro tempo. Una energia di reiterazione, come una capacità di riprodursi sempre come qualcosa di nuovo. La nostra Costituzione non ha ancora esaurito la sua forza propulsiva”. 

CARTABIA: “FINE ULTIMO DELLA LEGGE È RISPETTO PERSONA”

Rispetto della legge e rispetto della persona, per come sono declinati nella Costituzione, sono i due punti focali dell’intervento tenuto questa mattina al liceo ‘Mazzini’ di Genova dalla vicepresidente della Corte costituzionale Marta Cartabia. Una riflessione costruita intorno ad alcuni articoli costituzionali. L’articolo 54 ad esempio dove si chiede l’osservanza delle leggi. E l’articolo 32 dove invece si spiega che la legge non può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

“Ma perché rispettare le regole- chiede ai ragazzi- che noia, che strettoia. L’impeto della libertà ci fa sognare talvolta l’assenza di regole. Però provate a immaginare di liberarci completamente dalle regole e di fare qualunque cosa ci venga in mente. Dopo un istante questa sensazione di libertà assoluta alimenta una più grande sensazione di insoddisfazione. Si insinua un disordine che complica tutta la vita e ci rende molto meno liberi. È paradossale”.

E poi cita l’articolo 2 della Costituzione, la “vera perla”, per sottolineare come l’essere umano sia al contempo individualità e animale sociale: “individuo e relazioni sociali. Allora ancora di più le regole servono nella dimensione sociale in cui si esprime la nostra identità. Dove non ci sono regole vige solo la legge del più forte. E badate, anche la giustizia viene amministrata tramite regole. Per esempio il magistrato che sta indagando non può usare qualunque mezzo per arrivare a fare giustizia. Non può torturare. E cosi’ la Corte costituzionale. Tutti siamo sottomessi alla regole per un ordinato vivere civile. Attenzione però. Purché la legge sia ragionevole. Uno dei nostri compiti più importanti è proprio vigilare sulla ragionevolezza delle leggi in conformità coi principi costituzionali”.

E quindi aggiunge: “le regole non sono fino a se stesse. Perché il fine ultimo e’ il rispetto profondo della persona. Il mancato rispetto della regola provoca in voi risentimento. Pensate quando qualcuno vi supera in una coda. Voi provate una mancanza di rispetto che è una forma di disprezzo dell’altro, un dispetto. È come se l’altro avesse ignorato che ci sei anche tu. Io ti rispetto se ti guardo. Quanta potenza ha lo sguardo nel dare valore alla persona. Rispetto e dignità sono profondamente legati nel linguaggio costituzionale: vuol dire riconoscere il valore dell’altro. Da questo punto di vista la nostra Costituzione ha segnato un cambio epocale. Tradizionalmente i dignitari erano possessori di alte cariche militari o civili o ecclesiastiche o appartenenti a classi sociali elevate. Nella costituzione italiana invece tutto questo è stato eliminato dalla quattordicesima disposizione transitoria abolendo il valore giuridico dei titoli nobiliari. Questo perché l’idea di dignità della Costituzione appartiene ad ogni individuo per il solo fatto di essere uomo o donna. È questo l’articolo 3, pari dignità sociale per tutti qualunque sia la nostra identità”.

“Quindi attenzione- prosegue- le regole possono essere sbagliate. Il culmine storico è stato raggiunto dalle leggi razziali approvate dal regime fascista. Erano regole ma tutelavano la dignità della persona? No. La negavano. E allora cosa fare di fronte alle regole ingiuste?”. Cartabia richiama così i ragazzi a riflettere sul valore della disobbedienza civile ricordando l’esempio di Rosa Parks che per protesta contro la discriminazione razziale infrange le leggi vigenti. “Qualche tempo dopo la Corte suprema americana ha abolito questa stupida logica. Non vi ricorda forse il mito di Antigone?”, ha concluso la vicepresidente Cartabia, che, alla luce di questo passaggio storico, ha potuto spiegare la funzione delle Corti costituzionali che sono nate in Europa dopo la fine dei regimi totalitari.

STUDENTI ‘INTERROGANO’ CORTE COSTITUZIONALE

“Le istituzioni, la Corte, sono decisive, ma il rispetto dell’altro dipende da noi. La dignità dell’altro dipende dai gesti e dalle parole che ciascuno noi, anche sui social, mette in atto e pronuncia”. Così la vicepresidente della Corte costituzionale Marta Cartabia questa mattina a 170 studenti del liceo ‘Mazzini’ di Genova, preparandosi a rispondere alle tante domande dei ragazzi.

“Perché oggi i principi della Costituzione vengono sentiti distanti? Cosa possiamo fare noi giovani?” Ha chiesto Elena, studentessa della scuola. “Impariamo a riflettere sull’esperienza. Non ci fa paura l’errore perché dall’errore si può imparare”, ha risposto Cartabia. “Io mentre parlava delle leggi razziali non riuscivo a togliermi dalla testa il decreto sicurezza. Ma so che non potrà dirmi niente”, ha dichiarato un altro ragazzo che poi ha chiesto: “cosa pensa dei sindaci che si dichiarano a favore della chiusura dei porti?”.

Due considerazioni a cui la vicepresidente non ha potuto rispondere per ragioni di opportunità, dato che il testo di legge è all’esame della Corte, ma a cui non ha voluto comunque sottrarsi sollecitando lo studente a tornare sulla lettura dell’Antigone: “quando ci sono posizioni estreme c’è distruzione per tutti nella città, è questo il vero messaggio di quel mito. L’Antigone è un inno all’ascolto delle ragioni dell’altro”.

Uguaglianza, meritocrazia e l’esigenza di un equilibro è invece il tema su cui si esprime un altro studente. Mettere insieme gli opposti, conciliare e mitigare, come compito della Corte costituzionale è la risposta della vicepresidente Cartabia. Su social network, uso e abuso e rispetto della persona la vicepresidente si sofferma: “sono strumenti eccezionali, guai demonizzarli, ma non comportano di per sé un avanzamento morale e sociale. Lo stesso discorso di faceva per l’energia nucleare, la tv. Tutto ciò che è nuovo comporta uno sconvolgimento, con costi e benefici. Secondo me il problema è che abbiamo l’impressione di avere il mondo tra le mani ma non siamo abbastanza consapevoli che invece i social sono sola una finestra sul mondo, uno spicchio che per effetto degli algoritmi è quello che ci assomiglia di più. E poi c’è il problema della profilazione e della raccolta dati, con impatto anche sulle nostre libertà politiche. Perciò usate tutto ma con senso critico: quello che vi arriva può essere disinformazione, controllate, confrontatevi, verificate. Aprite gli occhi e le orecchie”, ha concluso Cartabia.

Infine due studenti sono intervenuti sul problema dell’apologia del fascismo richiamando le scelte del ministro Salvini per il 25 aprile. Un argomento di attualità politica su cui la vicepresidente non ha espresso commenti se non per precisare che la Corte può esprimersi solamente sulla legittimità costituzionale di una legge qualora certi orientamenti propri del discorso politico entrino in una legge. Altrimenti vige la libertà di pensiero: “anziché tappare la bocca agli altri, aprite la vostra per fermare quei discorsi che non vi piacciono”.

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