La tristezza e le canzoni da "ubriaco". L'intervista a Samuel Heron

La tristezza e le canzoni da “ubriaco”. L’intervista a Samuel Heron

Ai nostri microfoni il rapper ha raccontato il suo ultimo album
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ROMA – Un disco per mettersi a nudo e sdoganare l’immagine che la gente si era fatto di lui. È fondamentalmente questo “Triste”, il nuovo album di Samuel Heron. Nove tracce che sono un invito a liberarci da inutili fardelli e a svelare la nostra essenza.

Abbiamo incontrato il rapper durante il suo instore tour. Ci ha parlato di come ha scelto il titolo e del lavoro che c’è stato dietro al disco. E, più di tutto, di come si sia liberato di “una bolla artistica” che lo stava rinchiudendo dentro uno schema senza via d’uscita: quello del rapper dalle canzoni scanzonate. 

Per scrivere e registrare “Triste”, Samuel si è così circondato da un team d’eccezione. Merk & Kremont, Eugenio Maimone e Leonardo e Leonardo Grillotti. Nel disco, poi. Dj TY1, Sick Luke, i ragazzi della Dark Polo Gang e Lodo de Lo Stato Sociale.

Amici che lo hanno aiutato a raccontare la sua vita quotidiana in maniera diversa rispetto al passato. In maniera approfondita e senza maschere. 

Erano proprio certe maschere a portare la tristezza. In una realtà social e 3.0, in cui tutto è o deve essere sempre necessariamente bello, positivo, felice, “Triste” è l’espressione di un sentimento comune a molte delle persone che vivono il conflitto di un mondo ostile e disorganizzato, che ostacola il raggiungimento della soddisfazione personale e degli obiettivi prefissati.

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