Milano, si chiude prima edizione Summer School Dire

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Ultima attività per i ragazzi la visita del bene confiscato Casa Chiaravalle
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MILANO – Sperimentale, entusiasmante, formativa. E poi ancora gruppo, futuro, scoperta. Queste alcune delle parole con cui i giovani reporter della Summer School di Milano hanno definito l’esperienza di formazione e pratica giornalistica appena terminata. Presso il liceo ‘Volta’ si è infatti conclusa la prima edizione milanese di questa ormai consolidata iniziativa targata Diregiovani.

Per i giovani reporter, quest’ultima giornata è iniziata con la consueta attività sul campo. Obiettivo odierno: apprendere e raccontare la storia di Casa Chiaravalle, progetto di riutilizzo sociale del bene confiscato alla mafia più grande della Lombardia sino ad oggi. Ad accogliere i ragazzi due operatori degli operatori, Luca Ranieri e Odetta Melazzini.

Un luogo lontano dal centro città, non facile da raggiungere, anche per via delle alte temperature di questi giorni. Ma solo così, andando sul campo, i ragazzi hanno potuto fare esperienza diretta di come le organizzazioni criminali riescano a mimetizzarsi nel territorio. Il bene – 1100 mq complessivi e 7 ettari di terreno agricolo – si trova nel quartiere Chiaravalle di Milano ed è un vero e proprio fortino, con muri di cinta e alti alberi che proteggevano i vecchi proprietari – membri del clan Molluso – da sguardi indiscreti. Dal 2018 è in gestione alla rete di imprese sociali ‘Passepartout’ che di questa enorme struttura ha fatto un luogo di accoglienza per persone e famiglie in situazione di disagio abitativo e difficoltà economica. Ma anche un luogo aperto al quartiere, animato dagli abitanti della zona durante feste ed eventi culturali.

Fino ad oggi Casa Chiaravalle è stato, non meno, un centro di accoglienza per richiedenti protezione internazionale. Proprio oggi i ragazzi della Summer School hanno visto gli ultimi richiedenti asilo rimasti lasciare la struttura; infatti, per effetto del decreto sicurezza recentemente emanato, tutti gli ospiti sono stati trasferiti altrove: “non abbiamo partecipato ai nuovi bandi per una scelta politica- ha spiegato Luca Ranieri che del progetto accoglienza è coordinatore- perché la nostra idea di accoglienza è incompatibile con le politiche di questo governo. Noi rivendichiamo le nostre scelte: abbiamo accolto persone poli-traumatizzate, in fuga da guerre e disastri ambientali, perché era giusto farlo ed era giusto accompagnarle. Rifaremmo tutto”. 

 

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