La verità sugli attacchi di squalo: ecco perché avvengono

La verità sugli attacchi di squalo: ecco perché avvengono

Hai più probabilità di essere ucciso da una noce di cocco che da uno squalo.
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Sono più antichi degli alberi, nuotavano negli oceani quando sulla terra dovevano ancora germogliare molte piante. Nonostante il loro incredibile fascino, si parla di squali solo nelle rare occasioni in cui attaccano gli esseri umani.
In realtà, tutto questo interesse mediatico nasce proprio perché questi episodi sono eventi rari.

Hai più probabilità di essere ucciso da una noce di cocco che da uno squalo.

Circa 150 persone muoiono ogni anno per la caduta in testa delle noci di cocco, rispetto alle 4 -in media- per gli squali.
Le noci di cocco, dunque, sono più pericolose degli squali.

Soprattutto, bisogna imparare a distinguere “mordere” da “attaccare”.

Lo squalo è spesso identificato con il nome pescecane.
Quando un cane “addenta” una persona, di solito si dice “morso”. Quando lo fa uno squalo, invece, viene chiamato “attacco”.
Solo se un cane morde ripetutamente qualcuno, allora lo si definisce “attacco”.
La stessa logica dovrebbe essere applicata agli squali.

Nella maggior parte dei casi, gli squali non mordono le persone ripetutamente o con cattiveria ma, poiché hanno muscoli delle mascelle potenti e denti molto affilati – in particolare i grandi esemplari – ogni morso può causare notevoli danni ai tessuti umani.
Sarebbe più corretto fare riferimento a tali incidenti come “morsi di squalo”, piuttosto che “attacchi di squalo”.
Ci sono casi evidenti in cui il termine “attacco di squalo” sarebbe potuto essere opportuno, ma questi episodi sono estremamente rari.

Gli squali potenzialmente pericolosi per gli esseri umani sono fondamentalmente cinque su oltre 500 specie nel mondo.
Il grande squalo bianco, vorace predatore le cui mascelle sono state consacrate dal film cult di Steven Spielberg, lo squalo tigre, il più insaziabile dei suoi simili – mangia qualsiasi cosa gli capiti a tiro, anche oggetti – e lo squalo leuca, pericoloso per il comportamento imprevedibile, perché nuota in acque basse, e anche perché lo si può incontrare nei corsi d’acqua dolce.
A queste si aggiungono altre due specie, il veloce squalo mako e lo squalo longimano, lo “sciacallo” dei mari, considerato il più pericoloso di tutti gli altri.

Ma perché gli squali mordono le persone?

E’ una domanda che viene spesso posta, ma finora non ha mai trovato una risposta univoca.
I tentativi di capire il “perché” di morsi di squalo sono complicati in alcuni punti importanti.

Non abbiamo una buona comprensione del comportamento degli squali in generale, e cercare di estendere quel poco che sappiamo a comportamenti rari e insoliti, come morsi su esseri umani, è difficile.

• Vi è una considerevole variazione nel comportamento degli squali, non solo di specie diverse, ma anche tra gli individui all’interno di una specie. Di conseguenza, i tentativi di generalizzare il loro comportamento hanno gravi limitazioni. Le persone che trascorrono molto tempo a studiare gli squali in natura, tra cui gli squali tigre, spesso commentano le loro differenze comportamentali. Alcuni squali sembrano essere molto cauti e prudenti quando si avvicinano a potenziali prede, mentre altri della stessa specie sono molto più aggressivi.

• Di solito abbiamo idea di quello che stava facendo uno squalo solo nei momenti appena precedenti al morso. Pertanto, è impossibile nella maggior parte dei casi speculare su ciò che ha portato all’incidente.

Nonostante queste sfide, gli scienziati hanno studiato gli incidenti di squalo per decenni, cercando di capire meglio che cosa li attrae, che cosa può respingerli, e quali condizioni e comportamenti umani possono aumentare il rischio di morsi.

I biologi marini hanno cercato di dedurre le situazioni più rischiose.

Per prima cosa ci sono i comportamenti degli esseri umani.
A Sharm-el- Sheikh, per esempio, nonostante il divieto, alcune persone nutrono gli squali per attrarre i turisti aumentando il rischio di attacchi.
Inoltre, con le vacanze low cost, una moltitudine di persone affolla zone in cui qualche anno fa gli squali nuotavano indisturbati.

E ancora, lo squalo in generale è un animale opportunista: va dove c’è cibo. La pesca indiscriminata priva i pescecani delle loro prede naturali, costringendoli a cambiare le zone di caccia, che molte volte coincidono con località dove è presente l’uomo.

Ma anche gli squali sono “colpevoli”.
I biologi suppongono che molte volte gli esseri umani appaiano ai loro occhi come foche, una delle loro prede più succulente.
E’ stato dimostrato, infatti, che quando uno squalo attacca l’uomo usa le stesse strategie predatorie che attua nei confronti di questi animali.
Ma la carne dell’uomo non è grassa come quella delle foche, così, la maggior parte delle volte, lo squalo molla la presa.

Purtroppo però, come detto in precedenza, un solo morso di squalo può causare seri danni al corpo umano, anche la morte.

Bisogna ricordare che le vere vittime sono però gli squali.
Molte specie sono a rischio estinzione, soprattutto a causa delle loro pinne, utilizzate come ingrediente per alcune zuppe diffuse in oriente.

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