A Napoli la 'missione inclusione' di Amref e Maestri di strada

A Napoli la ‘missione inclusione’ con Amref e Maestri di strada

L’appuntamento all’istituto comprensivo Porchiano-Bordiga di Napoli per far riflettere ragazzi inclusione, diversità e interculturalità
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NAPOLI – “Questa attività si inserisce nell’ambito del progetto ‘Agente 0011. Missione inclusione‘ di cui è capofila Cesvi, cofinanziato da Aics e di cui Amref è parte con un ruolo trasversale di creare una maggiore collaborazione e maggiore sinergia tra il mondo socioeducativo e quello sociosanitario”. Così alla Dire Francesca Gabrielli, referente di Amref, a Napoli per il campo scuola estivo che in città viene realizzato con la collaborazione dell’associazione Maestri di strada. In questo contesto, Amref “sta realizzando – spiega Gabrielli – quattro percorsi partecipati a Napoli, Milano, Roma e Catania”.

L’appuntamento all’istituto comprensivo Porchiano-Bordiga di via Argine ha avuto come obiettivo quello di “far riflettere i ragazzi sul tema dell’inclusione, della diversità e dell’interculturalità“.

La collaborazione con Maestri di strada ha dato vita ad un campo scuola iniziato il 17 giugno e, come nelle altre città, le zone di riferimento sonoterritori di periferia ad alta densità migratoria, caratterizzati da un aumento della povertà economica delle famiglie, che colpisce principalmente i giovani, i più esposti al rischio di esclusione sociale e povertà educativa. “Il campo estivo – sottolinea Nicola Laieta di Maestri di strada – è la prosecuzione delle nostre attività territoriali nella periferia Est di Napoli”.

Un lavoro fatto nelle scuole, ma anche con attività pomeridiane attraverso cui “si crea quella che viene definita come comunità educante. La filosofia del campo estivo è quella del pensare insieme ai ragazzi quali possono essere le attività per stare insieme, non stare in mezzo alla strada“.

Ospiti della giornata nella scuola di Ponticelli i Gunà percussion per un laboratorio di canto, musica e danza africana, che nei ragazzi “fa nascere – rimarca Laieta – curiosità, incontro e trasformazione. Non è un caso che oggi ci siano quasi tutti i ragazzi. Loro non si muovono facilmente e coinvolgerli in un laboratorio come questo è una grande scommessa”.

“Noi siamo un gruppo di danza tradizionale del West Africa – racconta Liliana De Cristofaro, accompagnata da Gamal Seya e da Sena Bonaventure Adjicoudé – e il nostro progetto nasce dalla volontà di dare una voce a quello che si può creare con la mescolanza”.

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