Il fallimento dell'Apollo 13 e la tragedia dell'Apollo 1

Il fallimento dell’Apollo 13 e la tragedia dell’Apollo 1

La conquista della Luna è stata segnata da sacrifici, anche umani
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Anniversario storico quello che si festeggia il 20 luglio per i 50 anni dell’allunaggio dell’Apollo 11, che nel 1969 portò per la prima volta l’uomo sulla Luna.
Un traguardo memorabile, ottenuto però con grandi sacrifici, anche umani.

La tragedia dell’Apollo 1

Lanciato nel 1961, il programma Apollo aveva l’ambizioso obiettivo di portare l’uomo sulla Luna, garantendo la vittoria degli USA nella corsa allo Spazio.

Dopo anni di di missioni senza equipaggio, arrivò il momento di testare il primo volo di prova con componente umana in orbita intorno alla Terra.
E’ il  27 gennaio 1967 e gli astronauti Gus Grissom, Ed White e Roger Chaffee sono pronti ad effettuare un test di lancio dell’Apollo 1.

La mattina della prova, l’equipaggio sentì un cattivo odore nella bocchetta dell’ossigeno e fu impiegata circa un’ora per riparare il guasto.
Poi andò giù il sistema di comunicazione e risuonarono le famose parole di Grissom: “Come faremo a raggiungere la Luna, se non possiamo parlare attraverso due o tre edifici?”

Nonostante i problemi di comunicazione, il test andò avanti.
Accadde tutto in un attimo.
Alle 18:31 si udì una parola spaventosa dal veicolo spaziale: “Fire” (Fuoco).

A causa della pressione in cabina di pilotaggio, gli astronauti non riuscirono ad aprire il portello. Senza via di scampo, morirono tra le fiamme.

Il fallimento dell’Apollo 13

Dopo la conquista della Luna, l’umanità era rivolta ad ampliare i programmi spaziali.
In particolare, la NASA pianificò una serie di missioni lunari, successive al famoso allunaggio dell’Apollo 11.

Il programma Apollo, quindi, non si concluse quel 20 luglio 1969.
Come stabilito, pochi mesi dopo, la NASA poté godersi un nuovo successo con Apollo 12.

Non è strano quindi pensare che 49 anni fa, quando l’11 aprile 1970 fu lanciato l’Apollo 13, le missioni lunari con equipaggio sembravano ormai una realtà a portata di mano.
La corsa allo spazio era stata vinta dagli USA. O così sembrava.
Ma come Icaro insegna, avvicinarsi troppo al Sole è sempre un rischio.

La lezione impartita dall’incidente dell’Apollo 13 è ancora oggi un monito per ogni programma spaziale.

Ma cosa accadde durante la missione Apollo 13?

La navicella spaziale Apollo era composta da due veicoli indipendenti uniti da un tunnel: l’orbiter Odyssey e il lander Acquarius.
L’equipaggio ha vissuto nell’Odyssey durante il viaggio verso la Luna.

La sera del 13 aprile, a 321.860 chilometri dalla Terra e in prossimità della Luna, il controllore di missione da terra Sy Liebergot vide un segnale di avviso della pressione su un serbatoio di idrogeno dell’Odyssey.

Venne richiesto all’equipaggio di eseguire la procedura di routine di rimescolamento.

Ma, improvvisamente, il serbatoio dell’ossigeno numero 2 del modulo di servizio esplose, a causa di alcuni cavi elettrici che, all’apertura dell’alimentazione, generarono una scintilla.

L’allunaggio fu di conseguenza annullato: ora l’urgenza era quella di riportare sani e salvi sulla Terra i tre astronauti.

Il modulo di comando Odyssey era ormai fuori uso.
L’equipaggio si trasferì quindi nel lander Aquarius, utilizzando il modulo lunare come navetta di salvataggio.
Qui le condizioni erano inadatte ad un viaggio spaziale.
Il Lem era progettato per stare sulla Luna un massimo di due giorni e con solo due persone a bordo.

Fu un lungo viaggio di ritorno, scomodo, freddo e teso.
L’intero equipaggio perse peso e Haise sviluppò un’infezione renale.

Il 17 aprile 1970, 4 giorni dopo la fatidica frase “Huston, abbiamo avuto un problema!”, Lovell, Haise e Swigert riuscirono a tornare sulla Terra, con un ammaraggio di emergenza nell’Oceano Pacifico.

Anche se i problemi di progettazione di Apollo 13 hanno lasciato un segno sulla reputazione della NASA, oggi resta nella memoria come brillante esempio di come l’agenzia spaziale sia stata in grado di risolvere un grave problema nello Spazio.

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